Ozpetek: «s’ha da fare» una giornata di festa dei camici bianchi
fonte: iodonna.it

Spesso la vita è vissuta tra mille distrazione e troppo facilmente ci lasciamo alle spalle ciò che è stato o ciò che sta avvenendo. Possiamo, tuttavia, usufruire di un antidoto efficace per combattere l’oblio e l’ingratitudine: consacrare alcuni giorni dell’anno a un valore, un evento o un’esperienza fondamentale affinché la vita diventi un posto migliore. In questo senso si è mosso il regista Ferzan Ozpetek che, mediante i canali social e attraverso i media, ha lanciato un’importante iniziativa: istituire “una giornata di festa dei camici bianchi”.

La scelta, dietro suggerimento di Luciana Littizzetto, è ricaduta su una data non casuale: il 20 febbraio. Quest’ultimo, infatti, è il giorno in cui per la prima volta in Italia, precisamente a Codogno, viene allo scoperto il nemico invisibile e letale che fino ad allora sembrava riguardare solo la lontana Cina. È giovedì quando il “camice bianco” Annalisa Malara, Anestesista dell’Ospedale di Codogno scopre che Mattia, il 38enne identificato come “paziente Uno”, è stato infettato dal Coronavirus. Da quel giorno la vita di tutti inizia a cambiare: restrizioni, quarantena, paura. La forza della vita, però, ha un potere straordinario e in quel buio riesce a far sbocciare l’umanità, l’acceso senso del dovere e la passione del personale ospedaliero per onorare il quale, ora, prende vita l’idea di “una giornata di festa dei camici bianchi”.

L’idea nasce, spiega Ozpetek, dopo aver preso atto, in maniera diretta, della grave situazione che si stava profilando all’interno delle strutture sanitarie milanesi, dove si trovavano amici partiti da Roma per aiutare i colleghi impegnati in prima linea nella lotta contro il virus. Con la tipica attenzione al dettaglio a cui ci ha abituato con i suoi film, il regista non dimentica nessuno degli eroi che in questo periodo hanno condotto e stanno conducendo una vera battaglia contro il virus. Spiega Ozpetek: «Vorrei che se un bambino, magari tra 10 anni, ci chiedesse ‘Che vuol dire una giornata di festa dei Camici Bianchi?’, potessimo raccontare le storie delle donne e degli uomini che hanno lavorato e si sono sacrificati per aiutare gli altri. Sarà anche una giornata di ricordo per quelli che hanno perso la vita, ma soprattutto di festa e ringraziamento per tutti coloro che lavorano negli ospedali. Persone che non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare quando questa emergenza sarà finita»

Il pensiero di Ozpetek è rivolto all’intero personale ospedaliero vestito dello stesso colore su cui i bambini colorano e disegnano: il bianco. Se il nostro futuro ne assumerà le tonalità, e su di esso sarà possibile scrivere la nostra vita, le nostre carezze e i nostri abbracci, lo dobbiamo, in gran parte, a quegli eroi bianchi che ogni giorno rischiano la vita tra mille incertezze. “Una giornata di festa dei camici bianchi”, però, non si accontenta di non far dimenticare nessuno, ma aggira l’oblio anche per alcuni valori fondamentali come il sacrificio, l’impegno, il senso della patria e la passione per il proprio lavoro. Ricordare, attraverso “una giornata di festa dei camici bianchi”, vuol dire lasciare in eredità alle generazioni future un’Italia che ha sofferto, ma nel cui dolore ha scoperto le proprie capacità e quel senso di appartenenza che non esiste solo durante i mondiali di calcio.

La gratitudine è ben salda nella mente dello scrittore, al quale si sono uniti numerosi altri esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura, tutti uniti per sostenere “una giornata di festa dei camici bianchi” : da Alessandro Gassman a Carlo Verdone, da Caterina Caselli ad Alessandro Cattelan, da Al Bano ad Alba Rohrwacher. E poi Diodato, Carla Signoris, Andrea Bocelli, Carlo Degli Esposti, Andrea Purgatori, Ambra Angiolini, solo per citarne alcuni.

Ozpetek, inoltre, ha ottenuto il sostegno della Società Italiana degli Autori ed Editori, che il 21 aprile ha messo on line la piattaforma www.festadeicamicibianchi.it per tutti coloro che vorranno sostenere la proposta.

Se finora, dunque, il bianco è stato il colore su cui scrivere e disegnare, dal 20 febbraio è divenuto il colore col quale tracciare, grazie all’aiuto di coloro che lo indossano, un futuro migliore. Da quel 20 febbraio, il “cuore sacro” dell’Italia è un po’ più bianco ed è giusto che “una giornata di festa dei camici bianchi” ce lo ricordi.

Grazie, Ferzan Ozpetek.

Alessio Arvonio

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