Università di Bari contro il Gender gap: agevolazioni economiche per le studentesse nei corsi STEM
L'Università di Bari. Fonte immagine: http://www.controweb.it/

«Le studentesse con ISEE non superiore a 30.000 euro iscritte ai corsi di laurea in cui il tasso di frequenza femminile è al di sotto del 30% usufruiranno di una riduzione del 30% del contributo onnicomprensivo. […] L’Università ha fortemente sostenuto questa iniziativa che vuole favorire una più ampia partecipazione delle donne anche ai corsi di studio tradizionalmente ‘maschili’, per aprire la strada a una sempre maggiore partecipazione delle donne.» Con queste parole, il rettore dell’Università degli Studi di Bari ha reso nota l’iniziativa pensata per ridurre il gender gap all’interno dei corsi STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), ossia i settori scientifico-tecnologici dove la presenza femminile risulta essere piuttosto limitata. L’obiettivo sarebbe dunque incentivare le future studentesse ad avvicinarsi a una realtà che da tempo appare di dominio maschile.

L’iniziativa dell’Università di Bari, che sarà introdotta nel regolamento universitario a partire dall’anno accademico 2021/2022, ha però destato qualche perplessità. In primo luogo, se si vuole favorire la partecipazione delle studentesse a corsi prevalentemente maschili mediante una riduzione del contributo totale ci si chiede perché non riservare la medesima opportunità agli studenti iscritti ai corsi di laurea prevalentemente femminili (vedasi, ad esempio, Scienze dell’educazione o Scienze della formazione primaria). Un simile interrogativo appare giustificato dal fatto che se davvero si desidera raggiungere una parità di genere allora appare fondamentale lavorare su un duplice versante: quello, appunto, uomo-donna.

alt=percentuale uomo donna nei corsi STEM
La percentuale uomo-donna nei corsi universitari STEM
Fonte immagine: https://voxeu.org/article/understanding-gender-differences-stem

In secondo luogo, ci si chiede se realmente questa iniziativa possa risultare funzionale. La scelta del percorso di studi, che così facendo sembra quasi ridursi a una questione meramente economica, dovrebbe al contrario tener conto di aspetti importanti quali gli interessi e le ambizioni del singolo, aspetti che incidono sulla motivazione e sulla prestazione dello studente. I corsi di laurea in Psicologia o Mediazione Linguistica, ad esempio, necessitano dello stesso impegno e della stessa determinazione che sono richiesti da un corso STEM come Data Science o Sicurezza Informatica. Appare evidente come la scelta della carriera universitaria debba essere motivata dal desiderio di assecondare le proprie inclinazioni, di approfondire i propri interessi, di ampliare il proprio bagaglio culturale.

Gender gap nei corsi STEM, quale soluzione?

Esulando dall’aspetto economico su cui l’Università di Bari ha deciso di investire, è chiaro come tale iniziativa non possa di fatto rappresentare la soluzione a un problema radicato, quale quello del gender gap nei corsi STEM e altrove. Non sarà un privilegio economico riservato alla parte tradizionalmente ritenuta “lesa” a ridurre la distanza culturale e sociale tra l’uomo e la donna. Al contempo, la questione costituisce oggi un’emergenza sociale in quanto, secondo il Global Gender Gap Report, la strada da percorrere è ancora lunga e a tratti in salita.

Parità di genere è offrire ad ambo i sessi pari opportunità nei vari contesto di vita: scolastico e lavorativo, sanitario e ricreativo. È inevitabile allora investire su due importanti direzioni: da un lato le parole, in modo tale da diffondere un senso comune nuovo ed inclusivo a partire dal lessico, dall’altro lato azioni che possano rispecchiare i “buoni propositi”, dunque iniziative e proposte che di fatto invitino uomini e donne a convivere e collaborare serenamente da pari, a esprimere la propria personalità abbattendo stereotipi e pregiudizi sociali che alimentano la discriminazione di genere.

Ci si augura, in quest’ottica, che al mutamento strutturale della società – non più oggi basata sul modello patriarcale – possano corrispondere cambiamenti culturali che facciano della parità di genere un esercizio quotidiano e democratico, a partire dalle scelte universitarie.

Aurora Molinari

Greenpeace

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui