
Questo sabato, nella città lagunare, è andato in scena il monumentale matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sanchez, che ha visto arrivare a Venezia, oltre ai colleghi miliardari (Bill Gates, Oprah Winfrey), i più importanti esponenti del mondo dello spettacolo, della musica e della politica (su tutti Ivanka Trump, figlia del presidente USA). Una vera e propria kermesse di star dai conti bancari a dieci zeri che ha attivato le ghiandole salivari del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che alla vigilia del grande evento ha dichiarato: “Vogliamo incontrarlo per proporgli investimenti in città… può fare di tutto”. Tuttavia, mentre Bezos e gli ospiti facevano il loro ingresso, cresceva la resistenza contro il ricatto economico e la privatizzazione della città lagunare.
Infatti la risposta dei movimenti, storicamente combattivi contro i tentativi di privatizzare la città, non è tardata ad arrivare: due azioni dimostrative del gruppo Extinction Rebellion nei tre giorni precedenti all’arrivo di Bezos e un corteo di migliaia di persone convocato dai Centri Sociali del Nord-est che ha sfilato per le vie del centro, per appropriarsi dello spazio urbano sottraendolo al tentativo di privatizzazione. Tentativo non perfettamente riuscito, visto che l’evento, secondo i piani, doveva prevedere l’affitto breve di tutto il centro storico, ma dopo le contestazioni è stato relegato all’Arsenale di Venezia, una zona ben lontana dalla cartolina che il CEO di Amazon aveva immaginato per sé.
Un dato rimane e non deve passare inosservato: per poche persone al mondo è possibile appropriarsi – più o meno temporaneamente – di interi spazi urbani, sottraendoli alla cittadinanza, con il pieno favore delle amministrazioni locali ammaliate dalle briciole che i potenti del mondo lasciano dietro di sé. Lo spauracchio, che consente di ripulire l’immagine di Bezos e che giustifica lo sfarzo, infatti, è la donazione di 3 milioni di euro a tre enti locali per la salvaguardia della laguna, nonché l’impiego delle aziende veneziane nell’80% del catering necessario. Briciole, appunto.
Perché Venezia è un fragile ecosistema e i movimenti locali sono stati impegnati in battaglie decennali contro la sua distruzione, dal comitato “No Grandi Navi”, che è riuscito a impedire l’attracco delle crociere alla Stazione Marittima, evidenziandone i seri problemi sul piano ambientale e sociale, fino ai movimenti per il diritto all’abitare e contro la turistificazione selvaggia che ha decimato gli abitanti della città. Insomma, il tempo e lo spazio per agire a difesa della laguna ci sarebbero stati, e di certo Venezia non ha bisogno di eroi miliardari, ma di politiche ambientali e abitative strutturali, da lungo tempo oggetto delle richieste della cittadinanza..
Questo restituisce una gestione che va ben oltre il mandato di rappresentanza a cui un sindaco sarebbe chiamato ad adempiere, e che non solo ignora le reali esigenze della città, ma che rimane in complice silenzio davanti alla barbarie della guerra da cui alcuni grandi invitati – e lo stesso Jeff Bezos – traggono enormi profitti, così come dalla devastazione ambientale e dallo sfruttamento dei lavoratori.
Il matrimonio di Bezos a Venezia è stato molto più di una cerimonia: è stato il simbolo di un conflitto aperto tra chi vuole la città come palcoscenico per l’élite globale e chi la abita, la difende e la vive ogni giorno. L’opposizione popolare ha mostrato che esiste ancora una coscienza collettiva pronta a resistere, a non cedere ai ricatti economici dei potenti, alla privatizzazione degli spazi pubblici e alla mercificazione della città. Di fronte alle briciole offerte dai miliardari guerrafondai, Venezia pretende la fine della guerra, la giustizia climatica e politiche concrete per la salvaguardia della laguna.
Con la coscienza di saper resistere sempre un attimo in più a loro, la resistenza veneziana si oppone al ricatto economico, alla guerra e alla privatizzazione della città.
Giovanni D’Andrea

















































