25 aprile di festa nazionale e popolare, e di lotta!
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“A TUTTI I COMANDI ZONA.

Comunicasi il seguente telegramma: ALDO DICE 26 x 1 Stop

Nemico in crisi finale Stop APPLICATE PIANO E 27”

Il 24 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale diffonde questo telegramma, con il quale, tramite parole in codice, comunica a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo volontari della libertà l’approssimarsi dell’insurrezione generale contro l’occupante nazifascista.

Alle 8 del mattino del giorno dopo, il 25 aprile 1945, ottant’uno anni fa, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia proclama pubblicamente, via radio, l’ordine di insurrezione generale. Lo fa tramite la voce del rappresentante dei socialisti Sandro Pertini, infaticabile antifascista, straordinario comandante partigiano, con il celebre proclama:

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, (…). Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.

Il 25 aprile 1945 è una giornata di combattimenti: la piena Liberazione di tutto il territorio nazionale richiederà ancora qualche giorno.

Ma la Guerra di Liberazione è ormai travolgente e, città dopo città, l’Italia torna libera. Terminano così i vent’anni (e più!) più vergognosi della Storia d’Italia, durante i quali – in nome dell’odio sociale e razziale – l’Italia è stata responsabile di guerre di aggressione, stragi coloniali, crimini contro l’umanità e ogni sorta di prevaricazione e violenza.

Con la lunga attività antifascista, mai sopita, e in particolar modo con la Resistenza, partigiane e partigiani dimostrano al mondo che quello italiano è un popolo pieno di dignità. Capace di battersi e disposto a dare il proprio sangue per la democrazia, l’uguaglianza e la libertà. In altre parole, dimostrano che l’Italia non è un paese di soli fascisti e soprattutto che l’Italia non è dei fascisti.

È il riscatto di un popolo che, con la Liberazione, scende in piazza festante: i partigiani sfilano per le strade delle città tra applausi, inni e canti in una grande festa di cui oggi celebriamo l’Ottantunesimo anniversario.

Negli anni immediatamente successivi la ritrovata libertà. Saranno ottant’anni – il prossimo 2 giugno – dalle prime elezioni libere, dal primo voto delle donne, dalla nascita della Repubblica. E dall’elezione di un’assemblea formata da antifascisti e partigiani, chiamata a rendere gli ideali della Resistenza legge fondamentale dello Stato.

La Costituzione è il documento che sancisce la vittoria di una visione di mondo, di un modello di società, sull’altro: primato della persona umana, pari dignità sociale, uguaglianza formale e sostanziale, solidarietà politica, pace, libertà, giustizia sociale. La democrazia. Certamente come forma di governo ma ancora prima come valore, il Valore della politica che cura la Cosa pubblica nell’interesse della collettività e nel rispetto reciproco. La Costituzione, dirà Piero Calamandrei, è un testamento di centomila morti.

Un documento nato “nelle montagne dove caddero i partigiani”, contenente una Rivoluzione promessa, un dover essere per il quale bisogna lavorare, mettendo ognuno, quotidianamente, il proprio impegno.

Perché lo Stato Sociale – e cioè l’impegno attivo dello Stato per il benessere della collettività, tramite strumenti e servizi pubblici e comuni volti a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali tra i cittadini – non vive, altrimenti. Non vive senza la solidarietà “politica, economica e sociale” tra i cittadini: la fatica, lo sforzo e il sacrificio della collettività a favore della giustizia sociale.

Questa l’eredità della lotta partigiana: uno Stato democratico e repubblicano attivamente impegnato in difesa dei propri valori: quelli del 25 aprile 1945, il giorno in cui Sandro Pertini proclama l’insurrezione generale.

25 anni dopo, il 25 aprile 1970, Sandro Pertini è Presidente della Camera dei deputati. Come tanti uomini dell’antifascismo e della Resistenza, è adesso un fiero e degno rappresentante delle Istituzioni democratiche e repubblicane. Condannato dal tribunale fascista alla detenzione politica è stato in esilio, al confino e poi nelle carceri fasciste, detenuto a Regina Coeli in attesa dell’esecuzione della condanna a morte riesce a fuggire per merito di una rocambolesca azione partigiana.

Il suo impegno politico lo porta “Dalle carceri fasciste al vertice dello Stato”, come scriverà Giuliano Vassalli. Il 23 aprile 1970, in occasione del venticinquesimo Anniversario della Liberazione, Sandro Pertini è presidente della Camera e tiene un discorso di fuoco: l’antifascismo, dice, è certamente memoria ma non diventi un “vano reducismo”, esso è la realizzazione del binomio libertà-giustizia sociale.

Ecco allora il nostro lavoro e impegno, oggi! A ottant’anni dalla Liberazione l’antifascismo oggi è la conoscenza, la memoria e il rispetto della Storia, che ci impegna a portare avanti la battaglia per l’attuazione del progetto sociale della Costituzione. Non una posizione politica da esprimere nel dibattito pubblico quotidiano ma una premessa storica, culturale, costituzionale e istituzionale; un terreno comune a tutti i sinceri democratici sulla base del quale elaborare e esprimere posizioni politiche.

Un impegno a favore della democrazia, della Costituzione e della Repubblica.

Un impegno tanto più carico di significato oggi, davanti alla crisi della partecipazione e della democrazia (recte: delle democrazie), alle proposte di revisione costituzionale e alle continue offese alle istituzioni repubblicane. E davanti a un neoliberismo selvaggio e predatorio, alle privatizzazioni, all’aumento delle disuguaglianze e allo smantellamento dello Stato Sociale.

E ancora! Davanti al tentativo di riscrivere la Storia, equiparando vittime e carnefici, all’impiego degli eserciti per risolvere le controversie internazionali e all’economia di guerra e, più in generale, alle tante, spesso drammatiche, vicende di politica nazionale e internazionale. Sembra chiaro allora il peso specifico e l’importanza del nostro lavoro, oggi.

Un augurio a tutte le antifasciste e a tutti gli antifascisti, oggi, 25 aprile 2026, Ottantunesimo anniversario della Liberazione.

Che sia una giornata di festa nazionale e popolare, e di lotta!

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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