Umberto Eco, Il nome della rosa - Fonte: www.braccialieditore.it
Umberto Eco, Il nome della rosa - Fonte: www.braccialieditore.it

Edito da Bompiani nel 1980 e vincitore del Premio Strega nel 1981, Il nome della rosa è il primo romanzo di Umberto Eco, noto scrittore, saggista e studioso italiano, professore di semiotica all’Università di Bologna e laureato in Filosofia medievale.
Il giallo, tradotto in quarantacinque lingue e di cui sono state vendute oltre 60 milioni di copie, è ambientato nel 1327 e narra la storia di frate Guglielmo da Baskerville, ex inquisitore, e del suo allievo Adso da Melk, che si ritrovano a indagare le cause di una serie di morti sospette all’intero di un monastero benedettino, tutte ricollegabili a un libro scritto in greco presente all’interno della sua biblioteca.
Il fascino suscitato dalla narrazione ha portato Il nome della rosa a diventare anche film: nel 1986, infatti, il regista francese Jean-Jacques Annaud dà al personaggio di frate Guglielmo il volto di Sean Connery, mentre il ruolo di Adso è affidato all’attore Christian Slater. Ancora, nel 2019 il romanzo di Umberto Eco diventa una miniserie televisiva italo-tedesca in otto puntate, tra i cui interpreti figurano John Turturro, nelle vesti del frate francescano, accompagnato questa volta dall’attore tedesco Damian Hardung.
Ora, per la prima volta e nello stesso anno in cui si celebrano i 90 anni dalla nascita dello scrittore alessandrino, il famoso giallo diventa fumetto e a disegnarlo sarà la matita del fumettista italiano Milo Manara.
Noto anche per aver lavorato con il regista italiano Federico Fellini, Manara debutta come autore con Genius, una collana di genere erotico-poliziesco della fine degli anni Sessanta che si colloca nella cornice del fumetto nero, lo stesso genere a cui appartiene e che, anzi, inizia a farsi conoscere proprio con Diabolik, il ladro di Angela Giussani che si poneva in antitesi a quelli che erano i valori della morale tradizionale. Secondo quanto esposto dal fumettista Igort, pare che Manara sia stato scelto da Elisabetta Sgarbi, la direttrice artistica de La Milanesiana.
La possibilità che un’opera così famosa, scritta da uno dei più grandi esponenti culturali italiani, diventi fumetto non può che sorprendere e affascinare: infatti, benché per certi versi questa trasposizione letteraria possa sembrare un azzardo, data la grande fama di cui godono l’opera originale e il suo scrittore, il genere del fumetto non è concettualmente troppo distante dall’ambientazione medioevale del libro di Eco.

Infatti, l’uso delle immagini come forma di narrazione è ben noto all’uomo sin dall’epoca preistorica ed era di certo il modo più efficace per trasmettere un messaggio. Tale scopo non era sconosciuto nel Medioevo: anzi, il fumetto venne utilizzato anche in questo contesto come mezzo che avrebbe facilitato la comprensione di determinati concetti alla gran parte della popolazione.
Dunque, si può affermare che il fumetto nasce proprio per la moltitudine, e chissà, probabilmente anche per quanto riguarda Il nome della rosa questo potrebbe essere un modo per permettere a un pubblico più ampio, anche in termini di età, di avvicinarsi a uno dei capolavori della letteratura italiana come anche a uno degli scrittori italiani più conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Copertina del libro “Il nome della rosa” di Umberto Eco©

Mariella Rivelli

Nata e cresciuta a Potenza, in Basilicata, dove ho conseguito un diploma di maturità classica, ho studiato poi a Napoli Mediazione Linguistica e Culturale e Letterature e culture comparate. Curiosa, appassionata di lingue e culture straniere, amante della lettura, della scrittura e di ogni manifestazione culturale, durante le mie esperienze di studio e di lavoro all'estero ho imparato che non si possono esplorare e apprezzare mondi diversi senza conoscere il proprio. Credo fermamente che la determinazione sia fondamentale per raggiungere i propri obiettivi.

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