Esiste una credenza nella Spagna calcistica secondo la quale i nativi delle meravigliose isole delle Canarie non brillerebbero per la loro tempra, e sono spesso accusati di essere fragili e di sparire quando conta davvero. Ma l’etichetta che los canarios portano con sé non è sembrata mai appartenere anche per un solo istante a Pedro Rodriguez Ledesma, o più semplicemente Pedrito, per chi lo conosce da anni e da anni lo apprezza.

L’ex Barcellona, nella notte di Baku, ha vinto l’Europa League con la maglia del Chelsea, andando così a completare uno storico sestetto che comprende Champions League, Europa League, Supercoppa Europea, Mondiale per Club, Europeo e Mondiale, unico giocatore nella storia del calcio ad aver vinto questi sei trofei in carriera. Una bacheca che racconta di un giocatore che dovrebbe essere tra i più forti al mondo ma che di fatto non lo è. Pedro non è mai stato il più forte nel suo ruolo, nonostante un buon baricentro, buona gamba ed un grande feeling con la porta. Eppure, nella serata di mercoledì abbiamo potuto assistere al suo quinto gol in una finale continentale, con un sinistro ad incrociare dopo un cross delizioso di Hazard che ha battuto un inerme Petr Cech per il momentaneo 2-0 dei Blues.

Pedro festeggia il mondiale 2010

Sicuramente Pedro nella sua carriera ha avuto la fortuna di trovarsi nei contesti giusti al momento giusto, come il Barcellona di Pep Guardiola o la Spagna schiacciasassi degli anni 2008/2012, ma non ha mai dato adito a nessuno di pensare che non avesse meritato ogni singolo minuto di gioco disputato, nonostante non sia mai stato un top player nemmeno nell’apice della sua carriera. Una carriera nella quale ci ha abituati a risultare decisivo sin da subito, come quando andò in rete in 6 competizioni diverse nell’anno solare 2009, tra cui il gol decisivo contro lo Shaktar Donetsk in Supercoppa Europea nel secondo tempo supplementare. In un contesto stellare come quello di Barcellona, si impose con una straodinaria dedizione e una naturale attitudine nel brillare nei momenti più importanti, come nella finale di Champions League del 2011 contro il Manchester United, nella quale siglò il primo gol del 3-1 finale.

Pedro
Pedro festeggia la vittoria del Mondiale 2010 insieme ai suoi compagni

Pedro non ha mai goduto dell’hype delle persone, non è mai stato Marco Asensio o Jadon Sancho, non era atteso o predestinato come Bojan Krkic e quindi è sempre passato inosservato fino a quella fatidica Supercoppa del 2009, rubando la scena a tutti e chiudendo una partita destinata i rigori. I riflettori non sono mai stati puntati sul giovane Pedro, ed anche quando aveva già dimostrato ampiamente di poter essere utile, tutti erano troppo impegnati a seguire Messi e Neymar. Eppure i palloni importanti, quando pesavano, andavano tutti da lui, quasi fosse destinato ad essere decisivo, e Pedro è sempre stato pronto quando la situazione lo richiedeva, rimanendo in silenzio e segnando quando serviva, come fanno solo i campioni, quelli veri, non quelli amati da sponsor e stampa.

Alla fine dei giochi, sono stati 99 i gol siglati con i blaugrana, che nell’agosto del 2015 decisero di privarsi del loro talismano, pochi mesi dopo aver conquistato quello che è ancora oggi l’ultimo triplete del Barcellona. Qualcuno direbbe che è solo una mera coincidenza, ma i blaugrana da anni soffrono quel vuoto lasciato dallo Spagnolo che nemmeno gli svariati milioni spesi per Coutinho e Dembele sono mai riusciti a colmare. Il Barcellona necessita di quell’uomo che non abbia paura di calciare i palloni più pesanti – il gol sbagliato dall’ex Dortmund contro il Liverpool in semifinale è un limpido esempio -, di quella figura che ha sempre risposto al nome, appunto, di Pedro.

L’arrivo a Londra ed il calcio estremamente fisico giocato in Premier non hanno spaventato quel canario di 167 cm con il vizio di essere decisivo, sempre, anche più di blasonatissimi compagni di squadra che si eclissano nei momenti che contano, e tutto ciò a dispetto di quello stupido pregiudizio che lo accompagna dalla nascita. E con Pedro, alla fine, sono arrivati per il Chelsea una FA Cup, una Premier League e soprattutto l’ultimo trofeo che mancava nella bacheca di uno che, nei contesti vincenti, ci sta più che bene. L’Europa League vinta sotto la guida di Maurizio Sarri è il giusto premio per un giocatore come Pedro, sul quale si può scommettere sempre per un gol in finale e del quale ci si può fidare sempre.

Ed ora, con la bacheca traboccante di trofei, Pedro potrebbe anche smettere di giocare in Europa e godersi gli ultimi anni in Cina o negli USA, riempendosi il portafogli fingendo di essere ancora un giocatore di spessore, ma se abbiamo imparati a conoscere los huevos di questo piccolo canario, la cosa più logica è aspettarsi un gol in Supercoppa Europea, puntuale come un orologio svizzero, o meglio, come la tradizione del calcio ci ha insegnato.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: kicker.de

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