indici di gradimento-consenso-partiti
Fonte immagine: istitutoixe.it

Lo scontro politico durante le prime fasi della pandemia non si era mai assopito del tutto, con i contrasti sul MES e i “nomi e cognomi” di Conte. Con l’allentamento delle restrizioni, però, i partiti sono rientrati a pieno regime e in modo più palese nel clima di campagna permanente. La situazione attuale, alla luce degli ultimi sondaggi, registra un calo stabile del consenso per la Lega e indici di gradimento ancora elevati per Conte e la sua gestione dell’emergenza.

Il consenso verso Conte e la fiducia nei suoi confronti registrano una percentuale ancora molto alta, ma non altissima come nelle scorse settimane, quando l’indice di gradimento toccava il 70%. La Lega sembra ancora essere in calo, soprattutto se si paragona il dato attuale con il boom delle elezioni europee dello scorso maggio, ma in leggera crescita rispetto alla settimana scorsa.  

Il sondaggio elaborato dall’istituto di ricerca Ixè per Cartabianca, lo studio completo qui: https://www.istitutoixe.it/2020/05/26/intenzioni-di-voto-26-maggio-2020/

La vera protagonista degli indici di gradimento sembra però essere Giorgia Meloni: secondo l’ultimo sondaggio Ixè realizzato per Cartabianca infatti, la fiducia accordatale è seconda solo a quella del Presidente del Consiglio. Fra i partiti il suo nell’ultimo anno è quello che ha registrato la maggiore crescita: in controtendenza rispetto a tutti gli altri Fratelli D’Italia infatti è passato dall’8,8% dei voti ottenuti alle elezioni europee a intenzioni di voto che raggiungono il 14,3%, restringendo ancora la distanza dal Movimento Cinque Stelle.

L’operato del Governo e la gestione dell’emergenza sanitaria sembrano essere giudicati nel complesso positivamente, tuttavia i partiti principali che ne compongono la coalizione non sembrano beneficiare dello stesso gradimento, con intenzioni di voto che raggiungono il 17% nel caso del M5S e del 20% nel caso del PD. Il Movimento Cinque Stelle non ha capitalizzato tutto il consenso che sperava di ottenere grazie a quello accordato alla figura di Giuseppe Conte.

Lo scontro politico nelle aule si è riacceso proprio intorno a una figura del Movimento Cinque Stelle: il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e le mozioni di sfiducia che avevano presentato al Senato +Europa e Forza Italia. Le mozioni criticavano la gestione del dicastero nel complesso in chiave «populista e giustizialista» secondo Emma Bonino e della vicenda della nomina del capo del Dap nella mozione di sfiducia proposta da Forza Italia. Entrambe le mozioni non sono state approvate, ma nei giorni precedenti alla votazione la minaccia sembrava essere Matteo Renzi che ha tenuto il Governo sulle spine, salvo poi votare contro la mozione.

Proprio in quanto a indici di gradimento per l’ex premier e il suo partito Italia Viva la situazione del consenso non sembra essere rosea. La fiducia nei suoi confronti come leader politico è del 10% e secondo l’ultimo sondaggio di Ixè le intenzioni di voto per Italia Viva sono dell’1,5%, al pari di Azione, il partito di Calenda. Secondo il sondaggio realizzato da SWG per La7 nelle stime del 25 maggio, addirittura Azione supera Italia Viva per pochi decimi percentuali.

Nelle pagine politiche di questi giorni protagonista è pure il rapporto Governo-Regioni, in particolare per quelle Regioni che hanno subito maggiormente gli effetti dell’emergenza sui propri territori, come la Lombardia e il Veneto. Tutte e due a conduzione leghista, ma uscite diversamente dall’emergenza, esse svelano quanto la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni nell’ambito della sanità possa complicare la situazione, allungare i tempi e portare a conflittualità che nelle prossime settimane saranno protagoniste, visto che si avvicina il 3 giugno, data di avvio per gli spostamenti interregionali.

I partiti, quindi, a differenza dell’Italia, sembrano essere già in Fase 3, rientrando nella normalità di mozioni, alleanze e strategie che preparano il terreno alla fase successiva che comincerà nel momento in cui, ad emergenza più o meno finita, si concorderà sulla data del cosiddetto Election day: il giorno (probabilmente a settembre) in cui i Comuni e le Regioni che avrebbero dovuto rinnovare le proprie amministrazioni in primavera torneranno a votare.    

Sabrina Carnemolla

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