Gay Center e Nonna Roma: la collaborazione per aiutare chi è in difficoltà
Foto di Julia M Cameron da Pexels

Il 20 marzo è stata stipulata una collaborazione tra il Gay Center e Nonna Roma, due associazioni impegnate in iniziative di aiuto e supporto nei confronti di persone in difficoltà sul territorio romano. Abbiamo intervistato Alberto Campailla, presidente dell’associazione Nonna Roma, e Alessandra Rossi, coordinatrice della Gay Help Line.

L’associazione Nonna Roma è nata nel 2017 con l’obiettivo di costruire un progetto che contrasta le disuguaglianze e la povertà, a partire dalla distribuzione del cibo iniziando dal V Municipio di Roma in stretta collaborazione con i servizi sociali. Indagando il tema della povertà e sono nati dei progetti per la scuola come il progetto “fuori classe” per l’aiuto compiti, raccolta e distribuzione di materiale scolastico; il progetto “device for all” per la raccolta e distribuzione di device, computer, tablet; lo sportello sociale delle questioni fiscali previdenziali, in particolare per il diritto all’abitare con i CAP e il patronato della CGIL, e lo sportello immigrazioni dell’Arci di Roma sul tema dei migranti. Il lavoro sui senza fissa dimora ha portato l’associazione ad aprire due centri dove ad oggi si ospitano 23 persone. Negli anni ha allargato la sua presenza sul territorio e oggi conta presidi nei municipi I, III, V, VI, XIII e XIV e nel comune di Ciampino, dove aiuta oltre 2000 famiglie.

Il Gay Center è una casa per tutte le persone LGBTQI+ che nasce nel 2007 con la vocazione di creare uno spazio sicuro per tutte le persone che hanno vissuti traumatici legati all’identità sessuale, identità di genere e orientamento perché vittime di transfobia. Una delle sue prime iniziative concrete è stata la creazione di una linea di ascolto, la Gay Help Line, che con il tempo è diventata una contact center multicanale che utilizza anche chat, canali di comunicazione e l’orientamento a sportello per dare uno spazio sicuro alle persone della comunità LGBT e un servizio di supporto qualora avessero avuto esperienze negative. Si offrono aiuti in ambito legale, medico per la prevenzione delle MFT e in ambito psicologico, in particolare mediante un lavoro sui giovani, vittime di bullismo o di violenza in seguito al coming out e sui contesti sociali nei quali si inseriscono e che li spingono a sperimentare la discriminazione e l’odio.

Qual è il nesso tra povertà ed emarginazione delle persone LGBTQIA+?

A.C. «Le persone LGBT vivono una situazione di marginalità non solo dovuta alle discriminazioni ma anche economica. […] Dal nostro punto di vista è l’idea di una battaglia intersezionale: oggi chi è povero, chi vive una discriminazione anche per la sua identità di genere all’origine, quella condizione di discriminazione deve avere un livellamento verso il basso. Sapere che oggi la lotta contro la povertà e la lotta contro le discriminazioni sono connesse, chi vive una condizione di questo tipo è due volte ricattabile e due volte discriminabile».

A.R. «Quando si subisce una discriminazione o un rifiuto, spesso con azioni violente, per la propria identità sessuale, per esempio in età giovanile, si rischia di non avere intorno una rete di supporto e di riconoscimento che mette in difficoltà le possibilità di completare il proprio percorso di formazione, di entrare in percorsi che sono incongrui alle proprie aspettative di realizzazione anche sul piano professionale e questo determina una marginalità sociale di base, unita all’impatto traumatico che le esperienze di odio e violenza hanno sull’equilibrio e il benessere delle persone LGBT, che spesso condiziona il percorso di vita limitandone le possibilità di attivazione e di inserirsi in maniera serena all’interno dei contesti sociali che fanno parte della loro esistenza a cominciare dalla scuola fino al lavoro e la famiglia. […] Molto spesso alla marginalità dovuta al proprio orientamento sessuale si affianca una situazione di povertà ma anche una condizione di minore accesso ai diritti di cittadinanza. Per fare un esempio pratico, dal punto di vista del rifiuto una persona allontanata dalla sua casa per il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere avrà dei problemi per la propria residenza e non avendo una residenza stabile non può accedere ai diritti di cittadinanza primari, avrà ripercussioni sul piano lavorativo. Dal punto di vista del coming out e della propria espressione di genere, questo per le persone trans o con varianza di genere, può portare ad una difficoltà estrema di potersi collocare nel mondo del lavoro e quindi avrà maggior esposizione al rischio di marginalizzazione».

Come siete arrivati a stipulare questa collaborazione tra Gay Center e Nonna Roma?

A.C. «Siamo stati vicini di casa nella nostra sede a Testaccio, ci siamo conosciuti e raccontati. […] Abbiamo deciso di stipulare un protocollo dove abbiamo stabilito di fare una raccolta alimentare almeno una volta al mese nei supermercati ma anche mettendo a disposizione le relazioni che Nonna Roma ha con aziende, mercati rionali, associazioni che recuperano l’invenduto, il banco alimentare nazionale e altre realtà con cui collaboriamo. Cercheremo di mettere a loro disposizione quello che sono le nostre competenze. È una collaborazione fondamentale che abbiamo stipulato formalmente in un luogo simbolico al #Rainbowall a Testaccio alla presenza delle istituzioni locali con Claudia Santoloce per la Presidenza Sociale del Municipio I di Roma, Michela Cicculli Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Roma e di Emiliano Monteverde delegato dell’Assessorato al Sociale, sono presenze importanti e non solo simboliche perché il segno di un lavoro di pari opportunità che vede al futuro dove vogliamo degli interventi istituzionali».

A.R. «È stata un’esperienza che è partita dal basso, cioè dalla scoperta da parte nostra come associazione di società civile di una realtà associativa che si occupa in particolare di indigenza e marginalità a partire dall’approvvigionamento alimentare. La collaborazione con Nonna Roma è nata dall’idea di fare un’operazione di rete […]. È nata, poi, anche da una consapevolezza politica: la discriminazione e l’odio impattano in maniera trasversale sull’identità delle persone, a me piace parlare di discriminazione intersezionale ovvero le persone posso essere oggetto di discriminazione e avere meno possibilità di accesso ai propri diritti di cittadinanza in ragione alla loro identità sessuale, allo stesso tempo ad altri aspetti quali la giovane età, l’origine straniera, la propria espressione di genere, […]. Tutto questo attraversa le persone e quindi noi pensiamo, come anche Nonna Roma e per questo ci siamo ritrovati, nella necessità di integrare il lavoro di supporto alle persone, alle vittime di violenza, a tutte quelle persone che sperimentano una situazione di marginalità».

Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere insieme?

A.C. «Sicuramente ora stiamo sostenendo questa casa famiglia, ragioneremo se possiamo allargare il nostro aiuto in altri ambiti. Per noi questa collaborazione diventa un pezzo di patrimonio del lavoro da fare. Chiaramente nei prossimi mesi parteciperemo con Gay Line e altre associazioni LGBT interne al movimento al percorso verso il Pride dell’11 giugno».

A.R. «Partiamo sempre dal basso, abbiamo pensato di partire dalla raccolta alimentare, da un’integrazione degli obiettivi dei nostri servizi, il lavoro di rete serve a garantire le prese in carico che riguardano più aspetti delle difficoltà che incontrano le persone, nel frattempo vorremmo istituire un punto di riferimento per quelle istituzioni, quei servizi pubblici che dovrebbero avere tra i propri obiettivi quello di dare delle risposte alla cittadinanza in maniera trasversale. L’associazionismo può essere una risposta nel momento in cui si mette a disposizione delle istituzioni per realizzare un vero e proprio patto di comunità dando la possibilità di mettere in circolo figure professionalmente competenti, aiutare le difficoltà riguardo le disuguaglianze che si tratti di disuguaglianze socioeconomiche o legata all’identità sessuale».

Non tutti abbiamo la stessa fortuna di vivere una vita agiata o di essere accettati per quello che siamo, ci sono situazioni in cui l’odio e il pregiudizio superano i legami affettivi anche nell’ambito familiare. Il lavoro di Nonna Roma e del Gay Center è necessario per permettere a tutti pari opportunità che dovrebbero essere garantite. Il numero verde da poter contattare della Gay Help Line è 800713713.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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