Fitness e Covid, intervista al proprietario e istruttore della Body Planet (Fr)

Come riportato dal Sole 24 Ore, Assosport, Assofitness e Anif-EuroWellness hanno lanciato un appello al Governo affinché stabilisca misure in grado di evitare che collassi l’intera filiera dello sportsystem e del fitness italiano. A causa dell’emergenza coronavirus è a rischio l’occupazione di più di un milione di persone che a vario titolo sono impegnate nel settore, senza dimenticare le aziende che producono attrezzature, abbigliamento e calzature per il fitness. Per questo motivo, le associazioni suggeriscono al Governo il possibile rimedio per scongiurare questo pericolo: sussidi, agevolazioni e incentivi per associazioni, società sportive dilettantistiche e imprenditori. Nell’intervista a Tony Loreti, proprietario e istruttore della palestra Body Planet di Fiuggi Terme, abbiamo avuto modo di verificare la situazione attuale in cui si ritrovano gli istruttori del mondo del fitness amatoriale.

La riapertura delle palestre è prefissata per il 1° giugno. Ritenete che questa lunga chiusura delle attività sportive sia stata appropriata, oppure sarebbe stato meglio riaprire prima nel rispetto delle norme di sicurezza?

«Ritengo che tale provvedimento sia stato fortemente penalizzante, nonché inopportuno. Rispettando i protocolli si sarebbe potuto lavorare tranquillamente e in sicurezza. Magari inizialmente, parlo dei mesi di marzo ed aprile del 2020, poteva essere una misura di contenimento del virus, anche perché non si conosceva bene quale poteva essere l’evoluzione dell’evento pandemico, ma poi è risultato inconcludente dal punto di vista di prevenzione e profondamente dannoso per le attività».

Voi istruttori del mondo del fitness vi sentite al sicuro sul luogo di lavoro oppure ritenete di essere continuamente esposti al pericolo di contrarre il virus?

«Noi istruttori, in collaborazione con i gestori, abbiamo applicato i protocolli in maniera maniacale, anche per tutelare la nostra incolumità. Personalmente non mi sono mai sentito in pericolo».

I protocolli e le norme di sicurezza vengono osservati in modo rigoroso e scrupoloso dai vostri iscritti?

«Come detto prima, il rispetto dei protocolli è stato massimo, primo per l’incolumità nostra e poi dei frequentatori, i quali si sono subito adattati alle normative, rispettando in maniera corretta tutte le indicazioni del caso».

Adesso soffermiamoci sulle parole dell’esponente del PD, Nicola Zingaretti, il quale ha definito quello degli istruttori “un lavoretto”. Come si esprime al riguardo?

«Zingaretti dimostra quanto questa classe politica sia lontano dalla realtà, non avendo la più lontana idea di cosa vuol dire oggi essere istruttore. Preparazione, studio, investimento economico sulla formazione. Come me, migliaia di istruttori vivono di questo. Essere istruttore è gravoso, si ha a che fare con la salute e il benessere della gente. Bisogna essere qualificati e costantemente aggiornati. È un lavoro vero e proprio, fatto di responsabilità e sacrifici».

Spesso le richieste del mondo del fitness non sono state ascoltate. Avete sentito la mancanza di una maggiore organizzazione politica dell’intero settore?

«Non ci siamo sentiti rappresentati, purtroppo non abbiamo avuto tutela. Sono mancati gli EPS e il Coni, i quali persi nelle loro mille sfaccettature non sono riusciti ad dar voce a chi, come noi istruttori, si sono trovati senza lavoro e nell’incertezza del domani».

In quanto istruttore ritiene che la vostra categoria sia stata lasciata completamente sola oppure in un certo qual modo rappresentata da qualche corpo intermedio, partito politico o figura istituzionale?

«Ripeto, nessuno ha dato realmente voce alle nostre necessità, qualcuno ha cavalcato l’onda mediatica, cercando visibilità, ma in effetti solamente un partito, che oggi rappresenta l’opposizione, ha provato a fare qualcosa di concreto, presentando in Parlamento una richiesta di apertura immediata prontamente bocciata dal Governo in carica. Dove sono finiti tutti quegli enti e quelle federazioni che ogni anno ci chiedono affiliazioni, tesseramenti, rinnovi, aggiornamenti? Erano i soggetti che dovevano far sentire la nostra voce, e non sono stati in grado di farlo per il semplice fatto che erano molti, divisi fra loro, senza un progetto comune, ognuno con il pensiero rivolto a coltivare il loro orticello, senza una visione d’insieme e di futuro».

Gabriele Caruso

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