Roberto Fico viene visto come il volto principale dell’ala “sinistra” dei Cinque Stelle. Sebbene, fino ad ora, non abbia mai militato in partiti diversi dal Movimento, l’attuale presidente della Camera non ha mai nascosto i suoi ideali di apertura sociale e di inclusione, ben lontani da quelli di una persona definibile “di destra”. Proprio in virtù di questa sua immagine di “grillino progressista”, è stato anche chiamato dal presidente Mattarella, dopo le elezioni di marzo 2018, a verificare l’esistenza di una possibile maggioranza tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico (ipotesi sventata in virtù del contratto poi firmato con la Lega). Ma quali sono le ragioni che hanno portato l’opinione pubblica a considerare Fico – anche alla luce degli ultimi sviluppi sulla crisi di governo – come il primo esemplare di pentastellato giallo-rosso?

Azioni e dichiarazioni (mai troppo celatamente) ”di sinistra”

«Questa è la festa di tutti, anche di migranti, rom e sinti», diceva Roberto Fico appena tre mesi fa, in un’intervista rilasciata durante le celebrazioni della Festa della Repubblica. Dichiarazioni che non hanno certo lasciato indifferenti gli altri protagonisti del panorama politico italiano, che si sono così trovati a dover prendere una posizione in merito alle parole del presidente della Camera. «Io dedico la Festa della Repubblica all’Italia e agli italiani, alle nostre donne e uomini in divisa che, con coraggio e passione, difendono la sicurezza, l’onore e il futuro del nostro Paese e dei nostri figli» è stata la risposta chiara che ha dato il segretario della Lega, Matteo Salvini, mentre Di Maio si è limitato a parlare di «polemiche di distrazione di massa», accennando comunque a una differenza di vedute che lo allontanava dal “compagno” di partito su determinate questioni.

Sempre nel corso delle celebrazioni del 2 giugno, per non farsi mancare nulla, Fico si è rivolto alla folla con un saluto vigoroso a pugno chiuso che, per citare Giorgio Gaber, “è un antico gesto di sinistra“. E, sempre pensando al Signor G, si sarà guardato bene dal fare “quello un po’ degli anni Venti un po’ romano“, che invece sarebbe stato “da stronzi oltre che di destra“.

Posizioni politiche su alcuni temi chiave

Altro fedele indicatore delle tendenze ideologiche di Roberto Fico è rappresentato dalle posizioni da lui assunte su alcuni temi chiave nel dibattito politico contemporaneo. Ad esempio, Roberto da Posillipo è sempre stato in prima linea contro l’omofobia (nonché a favore di matrimoni gay e adozioni da parte di coppie omosessuali), ma ha anche aderito alla battaglia sull’eutanasia per i malati terminali. Su quest’ultima, in particolare, il presidente della Camera, nello scorso aprile, ha affermato di pretendere dal Parlamento una risposta «adeguata, compiuta e tempestiva», proprio a rimarcare la sua attenzione per il tema.

Fico ha sempre avuto a cuore, inoltre, la questione migranti. Nello specifico, ha sposato apertamente (come anche altri esponenti dei Cinque Stelle) la lotta per lo ius soli e per il Global Compact. Tematiche che lo vedono schierarsi dal lato opposto rispetto a quello della Lega, come peraltro ha ribadito lo stesso Fico nel 2017, rivolgendosi al segretario del Carroccio, Matteo Salvini, in questi termini: «Caro Salvini, vorrei rincuorarti sul fatto che tra il M5S e la Lega, tra Beppe e te, la distanza di visioni, idee, contenuti è siderale. Il M5S non parla di ruspe…».

Quando c’è da mettere d’accordo Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, si fa sempre il nome di Roberto Fico

Il fatto che Fico sia vicino a certe idee (di sinistra) piuttosto che ad altre (di destra) è dunque cosa nota e non si tratta solo di supposizioni basate su eventi sporadici. Tanto è vero che, quando ha iniziato a farsi largo l’ipotesi di un possibile governo giallo-rosso, il nome di Roberto Fico è sempre stato considerato fra i papabili per la presidenza del Consiglio. Ciò si è verificato sia dopo le ultime elezioni, sia nella frenetica narrazione dell’attuale crisi di governo innescata dalla Lega. Paradossalmente, però, il profilo del presidente della Camera risulta meno indigesto al Partito Democratico che a Luigi Di Maio. Al capo politico del Movimento 5 Selle, infatti, non ha mai fatto impazzire l’idea di vedere il suo conterraneo a Palazzo Chigi, tant’è che si è battuto con tutte le sue forze per veder riconfermato Giuseppe Conte.

Un episodio, in particolare, ha sottolineato palesemente la distanza tra Fico e Di Maio. Si fa riferimento proprio a quando quest’ultimo, nel settembre del 2017, è stato nominato leader del Movimento. In quell’occasione, mentre l’attuale vicepresidente del Consiglio “festeggiava” la sua vittoria tenendo un discorso sul palco di Rimini, Fico se ne stava tra la folla, a discutere con il “suo” popolo, quasi a volersi smarcare da chi invece parlava dall’alto. Un chiaro segno della sua volontà di immedesimarsi con la “gente” e non con l’élite. Episodio analogo a quello che si era verificato qualche mese prima a Roma, durante la marcia a sostegno della candidatura di Virginia Raggi, in cui l’allora aspirante sindaca guidava il corteo, scortata, assieme a Grillo, mentre Fico camminava indisturbato tra i sostenitori pentastellati.

Insomma, se il governo M5S-Partito Democratico dovesse effettivamente nascere, non si dica che quella tra le due fazioni è un’intesa impossibile: la sintesi perfetta esiste in carne e ossa e risponde al nome di Roberto Fico, l’antesignano (nelle parole e nei fatti) del grillismo giallorosso.

Samuel Giuliani

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