Viva Lion, la pedagogia del benessere collettivo
Foto di Eleonora Battozzi

Di questi tempi, non si può di certo negare come le mezze stagioni abbiano fatto sentire la propria mancanza; tuttavia, talvolta, può accadere di scorgere, inaspettatamente, una luce amica: a me è capitato di trovarla nella musica di Viva Lion, un invito, a tutti gli effetti, ad affrontare i cosiddetti problemi di petto.

Il freddo d’inverno è una circostanza che coglie spesso impreparati: lo percepisci con tutti e cinque i sensi, lo vedi nel vapore fuoriesce dalla bocca, lo avverti nel rantolo del respiro affannato, lo inali come un frustata dalle narici, lo gusti persino sulla lingua arida. L’assenza pressoché totale di vento nei mesi caldi non è cosa da meno: come un leone di fuoco, l’estate ruggendo soffia una calura torrida, mutando i prati verdi in arida terra di savana.

Ora, invece, chiudete gli occhi per assaporare la nostra cara primavera, quel timido tepore che, dopo un lungo periodo di astinenza, fa risentire vivi. L’eccessivo gelo diventa fresco, ma non si permette la prepotenza del calore estivo. Il sole delle sette si tinge di rosso, le abitazioni di rosa e arancione; la gente mette da parte la negatività, ponendo le basi per rendersi accogliente e aperta al prossimo.

Quello che doveva essere un progetto acustico, diviene un vero e proprio fenomeno complessivo: Daniele Cardinale è un ragazzo italiano, ma anche canadese e americano, che scrive e suona canzoni proprie, creando connessioni con persone e luoghi. Nella splendida morbidezza melodica di folk evocativo pennellato da un organo vintage, rivisto e corretto con la raffinatezza delle soluzioni che ci si può permettere oggigiorno, come un volo a planare, i brani di Viva Lion comunicano una serenità di fondo, espressa appieno nel nome d’arte che l’artista stesso si è attribuito.

Per avere un quadro più completo delle sue lunghe visioni, abbiamo accolto ai microfoni di Libero Pensiero, con grande curiosità, Viva Lion. La sua storia è tutta da scrivere, noi siamo pronti a farlo.

Tu crei musica in giro per il mondo: tra Europa e America ci sono immagini e respiri diversi, cosa cambia nell’impulso creativo di Viva Lion?

«Credo sia uguale per tutti quelli che, per un motivo o per l’altro, decidono di spostarsi: quando sei un emigrante hai una carica energetica maggiore, lo devi al motivo per cui te ne vai. È questo ciò che muta. Personalmente, posso dirvi che ho deciso di andare in Canada per diverse motivazioni, al di là della musica. Quel posto ha rappresentato per me un toccasana: lì si è liberi e fecondi; molti musicisti collaborano tra loro, cosa che in Italia non sempre avviene. Negli Stati Uniti sono stato a Los Angeles, città che pullula di case discografiche, studi di registrazione, locali per suonare. Mi sono, fin dal principio, immerso nella cultura e nella gente del posto: a seconda di come ti poni, puoi scoprire cosa c’è dentro alle persone, puoi scoprire mondi, apprendere e fare tuoi i ritmi del posto. Sono sempre stato decisamente esterofilo; la mia fortuna, probabilmente deriva proprio da questa mia apertura mentale e vivo entusiasmo!»

Difatti nella tua musica si percepisce molto l’importanza dello scambio con l’altro…

«A me piace molto il mix chitarra-voce. Il mio motto è: condividere è meglio che competere! Considero l’incontro con terzi, di qualsiasi rango ed estrazione sociale, una fonte di arricchimento. Ho sempre pensato che uno più uno fa un po’ più di due: Viva Lion non sono solo io, ma tutte le persone – gli altri musicisti, la fotografa, il grafico, quanti apprezzano il mio lavoro, ecc. – che contribuiscono al progetto, rendendolo ciò che è.»

Dicono di te che ami suonare nelle case, con la gente…

«Chi dice questo, dice il vero! È un qualcosa che mi entusiasma da morire, che ben si presta alle mie attitudini. Se in Italia può apparire come al di fuori dalle righe, negli States è la prassi: l’artista comunica che c’è la possibilità di fare una serata in una determinata città, il suo pubblico si organizza con la booking agency sul dove e sul numero limitato di partecipanti. Nel videoclip del brano “Even If ” di Viva Lion potete assistere a sprazzi di un mio concerto a Venice Beach, in California, nel cortile dell’abitazione di un mio caro amico, il quale si è gentilmente offerto di ospitarmi. Ogni partecipante all’evento ha portato delle vivande, riunendosi davanti ad un falò per sentir suonare la mia musica, come avviene in spiaggia tra amici stretti. Un’esperienza di un’intimità senza precedenti!»

Sembrerebbe che nel tuo percorso ci siano un prima e un dopo: i viaggi per il mondo e il ritorno. Cosa c’è in Viva Lion di diverso da prima?

«Non sono sempre stato la persona che sono ora: il mio modo di guardare alla vita è variato e, attualmente, varia a seconda delle esperienze che ho vissuto e vivo sulla mia pelle. Un esempio concreto è quanto siamo riusciti a realizzare la scorsa estate con qualche contatto, molta sfacciataggine e voglia di mettersi in gioco. Il miglior modo di ottenere le cose (che magari anche l’altro/a vorrebbe tu gli/le chiedessi) è chiederle!»

Vincenzo Nicoletti

Vincenzo Nicoletti, classe '94. Cilentano d'origine, bresciano d'adozione. Oltre che per la scrittura, coltivo una smodata passione per i viaggi e per lo stare all'aria aperta. Divoratore onnivoro di libri e assiduo ascoltatore di musica sin dalla più tenera età.

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