Icardi al PSG
fonte: goal.com

“Shave like a bomber” dice lo spot di un famoso rasoio con protagonista Bobo Vieri.
Bobo Vieri sì, altri anni, altri bomber, altri calciatori. E infatti Icardi la barba non ce l’ha, e  con questo non s’intende semplicemente la peluria facciale ma, metaforicamente, i segni che dovrebbero distinguere un uomo, un uomo in grado di scegliere, di distinguere cosa è meglio per lui e cosa no.

Icardi
fonte: gianlucadimarzio.com

Si può perdonare senz’altro la scelta di scegliere Wanda Nara come suo agente, sua moglie, è l’anno 2015. Un errore comune nel settore calcio, quello di pescare fra familiari e coniugati per la propria rappresentanza da quando è stata liberalizzata la professione, e ancora più facile quando il calciatore si vende da solo. Ma Wanda Nara è prima di tutto una showgirl, una abituata a stare sotto i riflettori, molto meno a suo agio nelle camere segretate dove si stipulano contratti e si consumano discussioni, discrete, sottovoce.

E da quel momento, infatti, Wanda è diventata una radio rotta, una mitragliatrice di provocazioni, di spifferi velenosi verso l’ambiente Inter, soprattutto in quel luogo fatuo e guascone di Tiki Taka, Febbraio 2019, è lì che il bottone rosso viene premuto.


“Se mi date da scegliere tra il rinnovo e l’arrivo di uno che gli mette cinque palloni buoni, forse preferisco che Mauro abbia un aiuto in più”.

– Wanda Nara, Tiki Taka puntata del 9 Febbraio 2019

Con quella frase qualcosa si rompe, per sempre.
Tutto quello che c’è dopo, è totalmente sbagliato, Icardi è uno sbaglio: le dichiarazioni della moglie/agente non saranno mai corrette, quell’attaccamento alla maglia apparirà tutt’altro che disinteressato, la sua arroganza social vista come un continuo affronto da Marotta. E peggio, Icardi non mostrerà alcun tipo di ripensamento. Anzi, ostenterà un’ingiustificabile indolenza verso gli eventi, un’inaccettabile comprensione (che sa di appoggio) verso la moglie, che ha innervosito tutti, dalla dirigenza dell’Inter ai tifosi; quei tifosi che lo amavano così tanto, che lo rispettavano come uomo e come bomber, e che vedevano in lui un vero capitano per ritornare ai fasti dell’ultima epoca Moratti.

Ma del capitano, Icardi, aveva solo la fascia.

L’argentino ha agito, infatti, come un bambino in balia degli eventi e non è chiaro se abbia davvero il polso di quello che gli sia accaduto e gli sta accadendo intorno tutt’oggi. Se abbia chiaro l’orizzonte delle sue azioni e soprattutto della sua inazione.

Icardi al PSG
fonte: fcinter1908.it

Fa rabbia, non pietà. Non potrebbe uno con il suo conto in banca, uno che ha dissipato un enorme credito, sudato a suon di gol, “solo” per amore. Ha un che di letterario, sentimentale tutto questo – innegabile – ma anche tanto di patetico.
Forse, Icardi ama davvero tanto la moglie, il suo agente, la sua famiglia tanto da rifiutare ogni destinazione prima del sofferto last minute per Parigi. Ma di certo non ama per niente se stesso, il calcio.

“Muori da eroe, o vivi così tanto a lungo da diventare il cattivo”.

Ecco, l’Icardi eroe è morto da tempo, sportivamente. È rimasto così tanto a lungo all’Inter fino a farsi odiare. E, il 2 Settembre 2019, ha consumato l’addio più triste che, scommettiamo, non avrebbe immaginato nemmeno nei suoi incubi peggiori.

Una partenza del talento argentino, infatti, ce l’eravamo immaginata a suon di pianti, maglie strappate per il dolore, imprecazioni a scena aperta.
Invece, più di qualcuno, stapperà la bottiglia buona.
A lui, lo aspettano i milioni parigini.

E sarà un’altra storia, solo molto meno romantica.

Enrico Ciccarelli

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