Lo stolto guarda a Greta mentre il saggio indica il pianeta

Si stava meglio quando si stava peggio: la frase fatta da sfoggiare quando non si ha nulla da dire, quando si vuole troncare un discorso, assume un’importanza diversa quando si parla della tutela del nostro pianeta. Le novità non portano sempre a miglioramenti. A pensarci bene, questo clamore mediatico, queste chiacchiere da bar attorno alla questione ambientale e alla figura di Greta Thunberg sono artefici di una confusione che non fa certo bene né agli ambientalisti né a tutti gli altri, complottisti, negazionisti o critici di professione.

Appena una settimana fa, il 27 settembre, ha avuto fine la Climate Action Week, la settimana in cui milioni di persone hanno manifestato in tutto il mondo chiedendo azioni concrete utili a contrastare il riscaldamento globale. Da un anno il movimento Fridays For Future ha ridato ritmo, vitalità e una buona dose di visibilità a una lotta decennale che sembrava essersi assopita. Non sappiamo se questa visibilità porterà i governi ad agire concretamente. Ad oggi solo due sono le certezze che hanno caratterizzato il primo anno di attivismo fridaysiano – passateci il termine. La prima non può essere che la scienza, basata su anni di ricerche, decenni di misurazioni, centinaia di studi pubblicati con peer review su riviste scientifiche internazionali. La seconda, le emozioni che molto spesso portano a esprimere opinioni personali anche nel caso in cui non si è minimamente preparati sull’argomento. Entusiasmo, invidia, rabbia, speranza. Stati d’animo che stanno spostando l’attenzione dai problemi a coloro che li denunciano. All’improvviso ci ritroviamo a sprecare tempo e parole sulla figura di Greta Thunberg, il simbolo di un movimento che non chiede altro che risolvere una crisi, dimenticandoci della crisi stessa e, nei casi più gravi, mettendo in discussione persino la scienza.

Greta, non ti curar di loro, ma guarda e passa

«Gretina», l’ingiuria più in voga del momento e se vogliamo la meno offensiva. Le teorie complottiste non potevano non colpire anche l’attivista svedese. Tale è la foga con cui ci concentriamo sui loschi personaggi che potrebbero esser dietro alla figura di Greta da non vedere più chi è davanti, milioni di ragazzi che hanno sfilato in tutto il mondo, scienziati che non fanno altro che il loro lavoro, persone comuni che da anni lottano per la salvaguardia del pianeta. In un attimo la più grande manifestazione ambientalista di sempre si riduce in un «Questa tr***! Sedici anni può andare a battere, l’età l’ha». Le teorie complottistiche diventano offese, sempre più pesanti, come quella rivolta alla stessa Greta dall’ormai ex allenatore delle giovanili del Grosseto. O come quella pronunciata da Maria Giovanna Maglie durante un’intervista su Radio2: «La metterei sotto con l’auto».

Lo stolto guarda a Greta mentre il saggio indica il pianeta
Il manifesto di Lotta Studentesca contro Greta Thunberg
Immagine: globalist.it

I leoni da tastiera che ruggiscono sul web, in radio e in tv sono in costante crescita, ma solitamente in piazza non si vedono mai. Quelli che abbiamo avuto la sfortuna di vedere in strada sono i fascisti. A Palermo infatti una trentina di ragazzi appartenenti al gruppo di estrema destra Lotta Studentesca, struttura giovanile di Forza Nuova, ha cercato lo scontro con i manifestanti durante il terzo Global Strike For Future. Non è dato capire il perché di tanta violenza, verbale e fisica, contro Greta e contro un movimento nato col solo scopo di chiedere ai potenti del mondo di agire in base a ciò che affermano gli scienziati di tutto il mondo. Quel che è certo è che questa insensata rabbia va ad alimentare ancor più il clima d’odio che caratterizza questa triste epoca. Mentre il popolo scatena l’ennesima guerra fra poveri, i grandi capitalisti continuano a distruggere la nostra casa. Mentre il popolo offende e aggredisce le sedicenne Greta Thunberg e chi alza la voce, le grandi industrie continuano a stuprare silenziosamente il nostro pianeta.

Confusione ambientale

Come se non bastasse, alle offese personali rivolte a Greta, a chi ne fa un simbolo delle nuove generazioni, alle nuove generazioni stesse e a tutto il mondo ambientalista si aggiunge un’inquietante confusione sul tema della tutela ambientale. Il tormentone che caratterizza le discussioni social è quello legato ai cambiamenti climatici. Il cosiddetto analfabetismo funzionale, l’incapacità da parte di un individuo scolarizzato di comprendere un testo articolato, entra a gamba tesa anche nel mondo scientifico. Assistiamo infatti a una sempre più crescente disinformazione basata sull’incapacità di comprendere la scienza.

Navigando sul web capita di imbattersi in affermazioni quali «I cambiamenti climatici sono sempre esistiti». La paleoclimatologia, lo studio delle condizioni climatiche verificatesi sul pianeta nei tempi geologici e delle cause dei loro cambiamenti, conferma tutto ciò. Le variazioni climatiche più conosciute sono senza dubbio le ere glaciali e interglaciali dovute a cause ancora non del tutto chiare. Ad oggi esiste tuttavia un’idea largamente condivisa secondo cui i fattori che hanno determinato tali ere comprendono la variazione della composizione dell’atmosfera, i movimenti delle placche tettoniche, la variazione dell’orbita del Sole all’interno della Via Lattea e altre cause cosmiche.

Esistono quindi fattori che determinano variazioni del clima, nessuno lo ha mai negato. Quello su cui gli illetterati “anti-Greta” creano una preoccupante confusione sono le cause di tali cambiamenti climatici. Elencare gli innumerevoli studi che indicano l’uomo come responsabile dell’attuale riscaldamento globale e quindi dei conseguenti cambiamenti climatici trasformerebbe questo articolo in un romanzo di seicento pagine degno del miglior Fëdor Dostoevskij. Grazie ai dati del NASA Goddard Institute for Space Studies possiamo facilmente comprendere le cause delle variazioni climatiche riguardanti l’epoca umana. Sul sito Bloomberg.com infatti è possibile consultare un tool interattivo che dimostra l’impatto umano sul climate change. Ancora una volta gli scienziati del clima chiariscono ciò che l’analfabeta funzionale continua imperterrito a mettere in dubbio: l’uomo è causa dell’attuale cambiamento del clima.

Lo stolto guarda a Greta mentre il saggio indica il pianeta
Il grafico dimostra che i fattori naturali rappresentano il minimo contributo all’effettivo riscaldamento climatico registrato
Immagine: reteclima.it

Siamo tutti sulla stessa barca, il pianeta

Insulti, aggressioni, critiche basate su una scarsa conoscenza del problema, confusione sul tema ambientale, su cause, conseguenze e possibili soluzioni della crisi climatica, sulla salvaguardia della vita sul nostro pianeta. La battaglia ecologista dell’ultimo anno ha creato simboli, eroi, mostri, ha tirato fuori il meglio e il peggio di noi stessi. Abbiamo fatto della lotta a favore della tutela ambientale l’ennesima guerra tra fazioni politiche, tra ideali. Mentre il saggio, la scienza, indica la strada da intraprendere, lo stolto, parte del popolo, si concentra su questioni futili, sull’immagine di Greta, scatenando una guerra fondata su un mix di fake news e analfabetismo funzionale, guerra che non avrà vincitori.

Il mondo politico non ha il coraggio di agire e quando lo fa tende sempre a salvaguardare l’economia capitalista, la vera causa della sempre più grave crisi ambientale. Ad oggi le valide alternative come l’ecosocialismo sembrano ben lontane dall’essere messe in pratica. Per questi motivi dove non arriva la politica deve necessariamente arrivare la volontà popolare. Citando Alexandria Ocasio-Cortez, «È una questione seria, la scienza non dovrebbe essere una questione partitica, tale situazione riguarda tutte le nostre vite». Inneschiamo battaglie social sui ragazzi che manifestano, sugli scienziati del clima, su Greta Thunberg anziché concentrarci sui veri obiettivi da colpire, quelli rifugiati nei palazzi del potere, incapaci di capire che non c’è più tempo, incapaci di avere coraggio, di prendere decisioni forti contro un sistema che non ha più nessuna ragione di esistere. Tocca unirsi contro un nemico certamente più grande di una ragazzina con un buon social media team alle spalle. Tocca unirsi poiché, questo è insindacabile, siamo tutti sulla stessa barca: il pianeta Terra.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

2 Commenti

  1. Un nuovo spettro si aggira per il mondo. E’ lo spirito dell’Ecosocialismo. Dopo l’imput di Greta Thunberg, la sedicenne attivista svedese che ha intrapreso una battaglia contro il mutamento climatico, milioni di studenti e non, si sono riuniti in tutto il mondo per manifestare contro l’inquinamento del pianeta. Probabilmente, molti di questi giovani non hanno una solida coscienza politica e cadono spesso in facili contraddizioni correndo anche il rischio, certo non per colpa loro, di essere usati dal capitale cosiddetto ‘verde’ che pure ha i suoi interessi legati al mercato dell’ecologia e delle energie rinnovabili, ma sono dotati di un enorme slancio emotivo che li pone su un terreno essenziale per poter contestare le cose attuali e sognare un futuro migliore per tutti. Forse è davvero il tempo di riprendere il discorso sull’ecosocialismo avviato nella Germania degli anni 80 dalla sinistra dei verdi, ma già presente negli scritti di Karl Marx, il quale afferma che le crisi ecologiche e sociali sono entrambe prodotte dal capitalismo che opera negativamente sulla natura e sull’essere umano distruggendo gli ecosistemi e sfruttando l’uomo rendendolo pura e semplice forza-lavoro, senza dignità e diritti. Il capitalismo è chiaramente inconciliabile con la sopravvivenza del pianeta, ed è questa la ragione per cui il proletariato, gli oppressi, i poveri insieme a tutte le forze politiche e sociali sane devono stringere un accordo per abbatterlo e far invertire gli attuali modelli di produzione con metodi sostenibili in modo da azzerare l’inquinamento ambientale e sociale. Bisogna allora, sostenere questo movimento di massa che cresce, e adoperarsi per far nascere al suo interno una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria, che diventi egemone in una visione di ribellione internazionale e non cada preda delle lusinghe del ‘capitalismo ecologico’ e della borghesia riformatrice mondiale. Questo nuovo fermento, la cui piattaforma eco-marxista unificherebbe i valori della natura e gli insegnamenti socialisti, entrando nel variegato mondo ambientalista, potrebbe portare a una società senza divisioni che riesca a vivere in armonia con la natura e il territorio. Socialismo ed ecologia, dunque, due facce della stessa medaglia. Un sistema capace di rinnovare il sogno di una società più giusta, ecologista e comunista, alternativa naturale al capitalismo. Un binomio su cui l’uomo dovrebbe cominciare a riflettere seriamente per salvare se stesso. Con la speranza che questo nuovo ambientalismo rosso-verde non rimanga solo utopia, è necessario radunare e riorganizzare tutte le forze della sinistra anticapitalista contro la tirannia di ‘Re Denaro’, per difendere l’unico vero capitale che tutti gli uomini hanno in comune, la natura, e aspirare a una umanità autenticamente libera, uguale e solidale. Solo così è possibile tracciare il solco di una civiltà fondata sui bisogni sociali e l’equilibrio ecologico. Come dire: Comunisti e ambientalisti di tutto il mondo, Uniamoci!
    Pasquale Aiello

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