Impeachment Trump
Impeachment ©RTVE

«Quando Trump vuole qualcosa da te, non ti fa domande, non ti dà ordini. Parla in codice. E io capisco il suo codice perché ci ho avuto a che fare per dieci anni», dichiarò Michael Cohen, ex avvocato di Donald Trump, al Congresso di febbraio, quando accusò il Presidente di ordinargli di mentire sui propri affari in Russia e su altri scandali. Trump uscì indenne e vittorioso da tali accuse, anche se da una settimana si sta scatenando un’altra tempesta che potrebbe mettere a rischio la poltrona del magnate. Lo scandalo è dietro l’angolo e si torna a parlare di impeachment.

L’ennesima bufera su Trump

La causa scatenante è stata una conversazione telefonica tra la Casa Bianca e Kiev, che passerà alla storia degli Stati Uniti. Era lo scorso 25 luglio quando Trump chiamò il suo omologo ucraino Vladimir Zelenski per chiedergli di indagare su Hunter Biden, figlio di Joe Biden, ex vice di Obama e probabile avversario di Trump alle presidenziali 2020.

In particolare, secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, il tycoon americano avrebbe chiesto per otto volte a Zelenski di riaprire un’inchiesta per corruzione sulla Burisma, una holding di gas del cui consiglio di amministrazione faceva parte proprio Hunter Biden. In cambio del “favore”, Trump avrebbe sbloccato aiuti militari dal valore di quasi 400 milioni di dollari destinati all’Ucraina, fino ad ora congelati dall’amministrazione americana. Non è difficile ipotizzare che con questa richiesta l’intento di Trump fosse quello di gettare fango sulla campagna elettorale del suo rivale per le prossime elezioni presidenziali.

A portare alla luce la manovra strategica del Presidente americano è stato un informatore anonimo (un whistleblower), membro dell’intelligence USA, che allarmato dall’uso spregiudicato del potere da parte di Trump aveva compilato il 12 agosto un rapporto di denuncia, inizialmente insabbiato negli uffici della NSA (National Security Agency) e reso pubblico dalla Commissione Intelligence della Camera soltanto lo scorso giovedì. La vicenda ha aperto la strada alla richiesta di impeachment per Trump, avviata dalla speaker della Camera USA Nancy Pelosi, che ha accusato il Presidente di violare la Costituzione.

Impeachment Trump
Nancy Pelosi, speaker della Camera Usa

«Le azioni dell’amministrazione Trump minano la nostra sicurezza nazionale e l’intelligence. La Repubblica funziona grazie alla saggezza della nostra Costituzione che ha previsto tre rami equivalenti per garantire il bilanciamento dei poteri. Il presidente ha l’obbligo di fornire spiegazioni, nessuno è al di sopra della legge», ha dichiarato Pelosi nei giorni scorsi.

Quasi immediata è stata la reazione di Trump, che a sua volta ha accusato i democratici di condurre una guerra politica nei suoi confronti: «Nessuna pressione. Non c’è alcun quid pro quo. Sono solo fake news, è la peggiore caccia alle streghe della storia USA». Il Presidente non ha poi perso l’occasione di scagliarsi duramente contro l’informatore anonimo: «Quei funzionari sono come delle spie e le spie andrebbero punite per tradimento, come ai vecchi tempi».

Poche ore dopo l’apertura delle indagini, la Casa Bianca non ha esitato a rendere pubblica una trascrizione parziale della telefonata tra i due leader, nella quale sono coinvolti anche il ministro della Giustizia William Barr e l’avvocato personale di Trump Rudy Giuliani, con cui Zelenski avrebbe dovuto collaborare nel corso delle indagini.  

Hunter Biden: un avvocato dalla vita controversa

Impeachment Trump
Hunter Biden, figlio di Joe Biden

Con i suoi 49 anni, Hunter Biden nasconde un passato che sembra tutt’altro che limpido e trasparente. Non a caso, la stampa statunitense ha insistito per decenni sulla relazione tra gli affari professionali di Hunter e di suo padre. Dalla sua laurea in Giurisprudenza, “gran parte della carriera di Hunter Biden si è sovrapposta con il lavoro di suo padre come senatore e vicepresidente” riporta un reportage pubblicato lo scorso luglio sul The Washington Post. Si riferisce a ruoli come quello da vicepresidente presso la banca MBNA (uno dei principali finanziatori del padre all’epoca), quello di lobbysta nel Congresso e anche quello di membro del consiglio di amministrazione della holding ucraina Burisma, poco dopo che il padre, allora vicepresidente degli USA, offrisse degli aiuti all’Ucraina al fine di incrementare la propria produzione di gas.

Joe Biden viaggiava spesso a Kiev per contribuire al consolidamento del governo di Poroshenko, predecessore di Zelenski. Fu così che il figlio Hunter firmò un contratto con la Burisma, una delle maggiori compagnie di gas del paese, con un salario mensile pari a 50.000 dollari. L’acquisto di Hunter è maggiormente avvolto nella polemica se si considera che il proprietario della holding, Mikola Zlochevski, è un oligarca vicino all’ex presidente Yanukovich, investigato per abuso di potere e arricchimento illecito.

Al di là delle controversie che si celano dietro alla carriera di Hunter, la strategia messa in moto da Trump per indebolire il suo probabile avversario politico non è altro che l’ennesimo “gioco sporco” del Presidente per conseguire silenziosamente i suoi scopi. Una vera e propria bomba scagliata sulla campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno.

Impeachment: che cosa rischia Trump

Nessuna ribellione e nessun assassinio per punire chi governa in modo assolutistico o arbitrario, senza alcun rispetto per la legge. Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, il meccanismo ideale per punire il dispotismo è la destituzione (impeachment): il presidente, il vicepresidente e tutti i funzionari civili saranno rimossi dalla propria carica se colpevoli di “tradimento, corruzione e altri crimini gravi” (articolo 1).

Nella storia statunitense si sono registrati solo due casi di impeachment contro un presidente: prima contro Andrew Johnson (1865-1869) per aver rimosso dall’incarico di Segretario alla Guerra Edwin M. Stanton, poi contro Bill Clinton (1998), in seguito allo scandalo nato intorno alla relazione con Monica Lewinsky. Tuttavia, entrambi i presidenti si salvarono grazie all’intervento del Senato.

La procedura dell’impeachment si rivela complessa. Il primo passo è a capo della House of Representative, a maggioranza democratica, che decide se inviare a giudizio il Capo dello Stato. Ma il compito di decretare il verdetto finale spetta al Senato, controllato dai repubblicani: per legittimare la condanna occorre la maggioranza di voti a favore della destituzione (i 2/3 dei deputati presenti in aula).

Se così stanno le cose, il giudizio politico con molta probabilità si trasformerà in un giudizio mediatico contro Trump. Se da un lato pare molto difficile che venga allontanato dalla Casa Bianca, dall’altro non ci sono dubbi sul fatto che, a seguito dello scandalo, debba affrontare una fase particolarmente insidiosa, nella quale la priorità è senz’altro quella di ripulire la sua immagine, con lo scopo di riconquistare faticosamente la fiducia di parte dell’elettorato.

C’è da dire, infatti, che indipendentemente da quale sarà il giudizio del Congresso i democratici hanno guadagnato terreno: uno degli obiettivi primari da raggiungere è quello di plasmare il giudizio del votante moderato, dal quale dipendono in gran parte le sorti della possibile rielezione di Trump. E, ad onor del vero, bisognerebbe fare tutto il possibile per evitarla.

Matteo Allievi

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