Gruppo di persone che guarda nuvole di fumo da lontano (fonte: unsplash.com)

La propaganda che sta facendo il governo di Netanyahu dall’inizio del genocidio nella Striscia di Gaza ha raggiunto un livello superiore grazie alla campagna Rivelare la verità, che ha permesso a un gruppo di influencer americani e israeliani di entrare a Gaza per testimoniare che secondo loro a Gaza non ci sarebbe nessuna carestia e che se i palestinesi muoiono di fame è per colpa di Hamas.

L’iniziativa degli influencer “di parte” nella Striscia di Gaza

Dieci influencer americani e israeliani, equipaggiati di elmetto e giubbotto antiproiettile (perché anche l’occhio vuole la sua parte), sono entrati lo scorso agosto nei centri di distribuzione del valico di Kerem Shalom e di Khan Younis e, armati di smartphone, hanno registrato diversi contenuti in cui hanno denunciato la “falsa narrazione” che circola riguardo la distribuzione del cibo nella Striscia di Gaza. In particolare, affermano che il vero responsabile della carestia nella Striscia di Gaza non è Israele, con i suoi ininterrotti blocchi agli aiuti umanitari, ma sarebbe Hamas che, con la complicità delle Nazioni Unite, starebbe trattenendo il cibo destinato ai palestinesi.

Tra i creator a cui è stato permesso l’ingresso nella Striscia c’è Xaviaer DuRousseau, influencer americano, repubblicano e pro-Trump che ha postato un video-selfie su Instagram e TikTok mentre si trovava a Kerem Shalom, dicendo che «Se fossi Israele, non fornirei nemmeno un calzino a Gaza. Sono qui a Gaza, e tutto ciò che vedo è cibo, acqua e attrezzature. Hamas invece di distribuire gli spaghetti di ramen, se li mangia: ecco perché i loro leader prendono l’Ozempic (farmaco che viene usato per dimagrire, ndr). Le Nazioni unite portano il cibo qui per dimostrare che stanno facendo qualcosa, ma non completano mai il proprio lavoro, proprio come il tuo ex» ironizzando, di fatto, sulla fame del popolo palestinese.

Invece l’avvocata e attivista americana Brooke Goldstein ha documentato la consegna di aiuti umanitari in uno dei quattro punti di distribuzione presenti nella Striscia della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), la ONG americana accusata più volte dalle Nazioni Unite di usare gli aiuti umanitari per scopi militari violando il diritto internazionale.

Anche lei ha usato lo stesso schema: un video-selfie postato su Instagram in cui racconta, “addobbata” anche lei di elmetto e giubbotto antiproiettile, di come la GHF sia attiva nell’aiuto della popolazione palestinese nonostante il pericolo che, tra le file di donne e bambinə completamente affamatə e disarmatə, si possa nascondere qualche infiltrato di Hamas.

La propaganda israeliana 2.0

L’iniziativa è stata pianificata e lanciata dal Ministero della Diaspora israeliano in collaborazione con il portavoce delle Forze di Difesa di Israele (IDF) e ha avuto luogo, non a caso, dopo che per la prima volta la Integrated Food Security Phase Classification, un’organizzazione legata all’ONU, ha pubblicato un report in cui le analisi denotano che la carestia a Gaza City andrà a peggiorare nei prossimi mesi. Il governo israeliano non ha quindi perso tempo per cercare controbattere a questa notizia sfoggiando l’arma più immediata che aveva a disposizione, quella della propaganda.

Permettere l’accesso a un piccolo gruppo di influencer proprio lì dove dal 2023 sono stati uccisi circa 210 giornalisti nel tentativo di raccontare quello che succede davvero nella Striscia di Gaza, senza condizionamenti esterni, è un ridicolo tentativo di far passare Israele agli occhi dell’opinione pubblica come un Paese sotto attacco che si difende da un nemico che non riesce a contrastare, nonostante abbia l’esercito più potente e più dotato in termini di armi e tecnologie. 

Tuttavia, la verità è un’altra: Israele è uno Stato che nel corso degli anni ha fatto della propaganda la sua specialità e oggi usa i social media come strumento principale grazie all’aiuto del suo fedelissimo “esercito dei selfie” che racconta una verità patinata mancando di rispetto ai palestinesi che, nel frattempo, continuano a morire di fame. 

Benedetta Gravina

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