I global compact e il gioco sulla pelle dei migranti e rifugiati

Sfruttare un fatto, una persona o più persone per portare acqua al proprio mulino è la strategia che caratterizza i politici dell’attuale panorama di molti paesi. In tal senso, l’ultimo fatto all’ordine del giorno è il Global Compact sui migranti nonché quello sui rifugiati.

La strumentalizzazione di un argomento o di un tema è ormai una prassi. Per i politici di destra – ormai leader di molti Paesi europei e non –, poi, ogni nuovo fatto di cronaca è utile per favorire la propria visione delle cose e incantare i cittadini alla ricerca del consenso elettorale, anche se questo significa giocare sul destino, e sulla vita, di altri esseri umani.

global compact

Come accennato, l’ennesimo tema caldo, ideale da sfruttare in questo periodo, è quello del Global Compact, in particolare di entrambi i testi, quello sui rifugiati e quello sui migranti.

Il Global Compact on Refugees, un trattato che pone le linee guida per la gestione dei rifugiati nei Paesi in cui questi sono accolti, è stato votato in modo favorevole dall’Italia durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il Global Compact sull’immigrazione non ha, invece, trovato il consenso del governo italiano. Secondo gli esponenti di quest’ultimo la discussione è da rimandare al parlamento del singolo Paese. Ci si è appellati alla sovranità nazionale messa, secondo alcuni, in pericolo dall’ONU che andrebbe a imporre ai diversi Stati dei princìpi e delle regole su una materia che dovrebbe restare e essere discussa tra i singoli confini.

Cosa prevedono i Global Compact sui migranti e sui rifugiati

Entrambi i documenti non sono vincolanti, ma vogliono essere semplicemente dei trattati che fissano dei fondamenti per un fenomeno storico e sociale importante, che in quanto tale dovrebbe essere affrontato nello spirito della cooperazione internazionale. Nell’introduzione del global compact sull’immigrazione si legge, ad esempio:

«Le sfide e le opportunità dell’immigrazione devono unirci, invece di dividerci. Il Global compact getta le basi per una comprensione comune del fenomeno, la condivisione delle responsabilità e l’unità degli obiettivi».

Se il Global Compact on Refugees ha trovato l’approvazione del governo italiano, senza però sfuggire alle lamentele dei partiti di destra, lo stesso non è stato proprio preso in considerazione dagli Stati Uniti di Trump e dall’Ungheria di Orbán. Una posizione che illustra chiaramente la deriva verso destra del panorama politico mondiale, i cui esponenti, appena emergono le parole “rifugiati” e “immigrati”, fanno deragliare la discussione su alcuni temi “acchiappa voti” come quello dell’immigrazione clandestina e del favoreggiamento dell’invasione.

Il Global Compact for Migration, invece, nonostante nel 2016 fosse stato firmato da tutti i 193 Paesi facenti parte delle Nazioni Unite (testo ribattezzato “Dichiarazione di New York sui migranti e i rifugiati”), lo scorso 12 dicembre è stato approvato con 152 voti favorevoli, 5 contrari (Stati Uniti, Israele e i Paesi di Visegràd) e 12 astenuti, tra cui l’Italia.

global compact

Il voto dell’Italia sui Global Compact

Una posizione, quella dell’Italia (qui un articolo sulle scelte discutibili dei nostri politici nel 2018), che si pone a favore della chiusura piuttosto che della collaborazione. L’astensione, poi, significa non schierarsi, indecisione, alle volte anche disinteresse. In questa vicenda, sembra una scelta volta a lasciare intendere quasi una noncuranza da parte dei rappresentanti italiani, più che uno spiraglio di speranza.

Così come si sceglie di chiudere i porti, di dire “no” all’accoglienza di uomini, donne e bambini, allo stesso modo ci si rifiuta di prendere una posizione, o semplicemente si sceglie di astenersi per inviare un messaggio più che trasparente. Si sceglie di schierarsi insieme agli Stati Uniti di Trump, uno dei leader che ha fatto del proposito “agire da soli” il mantra del suo mandato e che, quindi, non ha interesse a collaborare a vantaggio di tutti.

La pressione migratoria alle frontiere è talmente alta che da tempo si parla di crisi umanitaria. Una crisi resa difficile non solo dalla dimensione quantitativa dei migranti, ma anche dalla presenza delle organizzazioni criminali, dalle diverse tipologie di flussi, dallo sfruttamento di queste vulnerabilità. Una situazione quindi difficile da gestire, che ha reso i Paesi d’attracco impreparati nel fornire le giuste risposte politiche e operative in materia di accoglienza e soccorso.

Si continua ad aggiungere cerotti a quest’emergenza umanitaria, senza cercare di arrivare alla guarigione completa della ferita.

I Global Compact volevano – e ancora vogliono – essere una risposta in tal senso, volevano costituire un’operazione che permettesse alla ferita di iniziare a guarire. Volevano unire un team di chirurghi, ossia i diversi Paesi chiamati dall’ONU, che collaborasse e ponesse le basi e gli strumenti utili a risanare questa ferita all’umanità.

Tuttavia, alcuni paesi non hanno colto lo scopo di quello che si è cercato di fare e hanno preferito continuare la loro campagna di disinteresse e razzismo. L’Italia, gli Stati Uniti, Israele, i paesi del Visegràd hanno preferito strumentalizzare l’iniziativa a proprio favore e ignorare i bisogni e i diritti dei migranti. Hanno deciso di non contribuire alla guarigione dell’emergenza umanitaria.

Federica Ruggiero

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here