Peggiori momenti del 2018

Dicembre porta con sé la solita malinconia e ci invita a fare il bilancio degli ultimi dodici mesi. La scena politica del nostro Paese è stata totalmente stravolta a seguito delle elezioni politiche, con inaspettati colpi di scena. L’Italia si riconferma il laboratorio politico d’eccellenza nel panorama europeo. Proviamo a ricostruire qualche passaggio.

I peggiori momenti del 2018: la campagna elettorale

Da gennaio a marzo i partiti politici hanno investito tempo, denaro ed energie nella più social campagna elettorale di tutti i tempi. In quel periodo, il senso di appartenenza e l’ideale di base attraverso cui immaginare il futuro dell’Italia hanno lasciato il posto al tifo da stadio e alla guerra tra guelfi e ghibellini, oltre che alla caccia alle streghe. Il famigerato “e allora il PD?” ancora rimbomba a suon di commenti e condivisioni come un termine di paragone tout court.

In tale contesto si è indubbiamente distinta la sinistra che, avendo individuato il nemico supremo nel Partito Democratico, ha poi deciso di sfidare le leggi della fisica sulla divisibilità dell’atomo. Provando a sintetizzare: il gruppo D’Alema, Speranza e Bersani, fuoriuscito dal PD per fondare il MDP-Articolo1, ha poi avviato un esperimento socialdemocratico con gli ex compagni di partito, che nel corso degli anni si erano distribuiti nelle formazioni di Possibile e Sinistra Italiana; la triade ha poi fondato “Liberi e Uguali” e individuato nell’ex magistrato Pietro Grasso il volto del candidato ideale, mentre per tutto il resto si sono affidati al Labour Party, traendo ispirazione da slogan, programma e azioni, dimenticandosi di tradurre il tutto nel contesto italiano.

Massimo D’Alema spiega il comunismo ai bambini

Già sul finire del 2017, il malcontento e la riluttanza nei confronti della formazione hanno spinto gli altri ambienti di sinistra ad avviare progetti paralleli: dall’unione tra Ex Opg “Je So’ Pazz”, Rifondazione Comunista e Partito Comunista Italiano è nato Potere al Popolo. Il Partito Comunista, che non si ritiene di sinistra, decise invece di camminare sulle sue gambe. Falliti tutti i tentativi di riunire le forze comuniste sotto la bandiera della falce e del martello, ogni gruppo ha deciso di porsi alla sinistra dell’altro.

Laura Boldrini (LeU) e Maria Elena Boschi (PD)

Alla fine dell’anno si raccolgono le briciole: Liberi e Uguali ha eletto una manciata di deputati e senatori, per poi evaporare; il PCI e Rifondazione hanno lasciato PaP, che è l’unico gruppo a registrare un aumento considerevole dei consensi; tutti questi sforzi si sono tradotti nella impossibilità di individuazione di un progetto di sinistra in Italia, dove neanche il PD, o quel che ne resta, riesce a fare opposizione. Forse il nuovo anno, oltre alle primarie, ci regalerà anche il famigerato Pd-R, il Partito di Renzi.

Il 5 marzo 2018 (e i giorni a seguire)

A seguire, non si può non menzionare il 5 marzo di questo 2018: il risveglio all’indomani delle elezioni politiche. In assenza del mitologico 40%, l’ombra dell’accordo avvolgeva da destra a sinistra tutte le forze politiche.

Oggi possiamo dire che il più ferito di tutti è proprio il M5S: anni e anni a maledire le coalizioni con i “vecchi partiti” e, alla fine, si sono ritrovati a bussare alle porte degli avversari, della casta, pur di governare. Senza dimenticare che l’approvazione divina, per il raggiungimento dell’accordo vero e proprio con la Lega, è dovuto arrivare dal più rinnegato di tutti, Silvio Berlusconi. Il mancato saluto a Conte dei giorni scorsi è un po’ la sintesi di tutto questo.

Le critiche di Beppe Grillo hanno anticipato di pochissimo il rientro a Itaca di Alessandro Di Battista, mentre dall’altro lato del fronte giallo sgomita dall’interno la sua stessa opposizione, che trova in Roberto Fico il suo portavoce. Chi sostituirà Di Maio? Perché, lo sapete anche voi, accadrà. L’immagine della purezza è stata messa a dura prova a seguito delle accuse nei confronti di papà Di Maio.

Alessandro Di Battista

Mattarella è riuscito nel giro di pochissimi mesi a essere considerato il peggior Presidente della Repubblica e l’“angelo custode” di questo governo. Nessuno dimenticherà le accuse di oltraggio e le minacce di impeachment che hanno accompagnato i primi sussulti del governo del cambiamento. E comunque, ricordiamolo, questa parola non esiste nella nostra Costituzione.

Parlando di derivazioni anglosassoni e neologismi, l’Accademia della Crusca rende grazie a Giorgia Meloni per aver coniato il termine nomadare“.

“Chiudiamo i porti”

Tra i peggiori momenti del 2018 non possiamo dimenticare i drammatici eventi che hanno riempito le prime pagine estive. A giugno, il neo nominato ministro dell’Interno Matteo Salvini giocò il suo asso nella manica, la sua principale issue acchiappa-consensi, sulla pelle di 629 migranti a bordo dell’Aquarius. “Chiudiamo i porti” divenne l’inno dell’odio e dell’intransigenza, riproposto al momento più opportuno anche in tempi recenti. Conte venne spedito ai tavoli europei a contrattare un accordo su base volontaria, mentre dal fondo dell’Italia si levavano le voci critiche di Luigi De Magistris, Gino Strada e Mimmo Lucano.

E a Lucano vanno dedicate alcune righe. Aveva definito una “barbarie” la linea dura contro i migranti e l’atteggiamento del Ministro che, di fatto, stava legittimando una condotta razzista e xenofoba. Il 2 ottobre è stato arrestato, sebbene fosse il simbolo di un modello sostenibile di accoglienza riconosciuto in tutto il mondo, il “modello Riace”, che Left e una serie di organizzazioni vogliono candidare al Premio Nobel per la Pace. Oggi Mimmo Lucano è stato riconosciuto come cittadino onorario di Bologna e di Milano e pochi giorni fa lui stesso diceva che «il vento di Riace contaminerà altri borghi», in attesa delle ultime nuove sul suo futuro.

Il Ponte Morandi crolla e parte la diatriba

Agosto. Crollo del Ponte Morandi. Impossibile dimenticare la gara di accuse provenienti da ogni angolo della politica di partito, ma, tra i peggiori momenti del 2018, in un momento di profondo rammarico, vale la pena ricordare l’ovazione ricevuta da Salvini e Di Maio ai funerali delle vittime. Si può veramente applaudire a un funerale, con il Paese spaccato e avvolto dal dolore delle perdite?

di maio salvini peggiori momenti 2018
Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Da settembre a dicembre ci sarebbero pagine e pagine di storia da scrivere sui peggiori momenti del 2018, ma proviamo a riassumere con qualche nota dichiarazione:

  • Rocco Casalino che dichiara di essere omosessuale per giustificarsi a seguito della messa in circolazione di un video girato anni e anni fa, in cui si faceva riferimento a persone affette dalla sindrome di down (“io intollerante? Sono gay, come potrei mai esserlo“);
  • l’On. Laura Castelli con “Questo lo dice lei”, “Le tessere le stiamo stampando”, “Scelgano la Panda 1000” (una raccolta delle migliori gaffe qui);
  • Luigi Di Maio dice che siamo formati al 90% d’acqua;
  • il presidente del Consiglio Conte vuole che la Terra dei Fuochi sia una Terra di Cuori;
  • il parlamentare Mauro Laus (PD) distrugge con un “Tornatene in cucina” la storica issue del suo partito sulla parità di genere;
  • il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ci ha regalato le migliori perle di sempre con “il tunnel del Brennero” e “la rinascita di Genova in mesi, al massimo anni“, e tanto altro ancora…

Il primo premio per i peggiori tweet e il peggior sarcasmo va all’unico membro del Governo riconosciuto all’estero: Matteo Salvini. Tra i peggiori momenti del 2018 che lo vedono protagonista menzioniamo: i festeggiamenti per la chiusura del Baobab a Roma, l’attacco ai magistrati, la pubblicazione delle foto delle studentesse, i tweet in cui ci rende partecipi della sua dieta e dei suoi discutibili gusti televisivi, lo sfoggio dell’uniforme della polizia, l’attacco ai docenti laici, la decisione di pubblicare foto di gattini per distrarre l’attenzione del pubblico dalle ultime del Governo.

Matteo Salvini

Come si fa a governare con il 17%? Unendosi con un movimento che abbia il 32% dei consensi e un orizzonte politico indefinito. Prese le redini della situazione, il movimento va allo sbaraglio e il partito antiestablishment, ma pur sempre tradizionale e ideologicamente orientato, dimostra di avere una linea e di sapere cosa fare. Il gioco è presto fatto.

Sondaggio SWG per TGLa7, 18 dicembre 2018.

Perché, per concludere, il peggio che potevamo aspettarci dal 2018 era un governo dove ci fosse soltanto Salvini.

Sara C. Santoriello