Romanzo del '900
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Il romanzo del ‘900 è un genere letterario che spiazza le tendenze tradizionali, identificandosi come l’espressione di un periodo di crisi che ha caratterizzato l’Europa di quegli anni. Molta attenzione viene posta, infatti, nel rendere nitida l’inquietudine dell’uomo e la sua condizione di smarrimento, mentre è alla ricerca del senso del suo essere e di quello della realtà circostante. L’oggetto della narrazione, quindi, non è più l’uomo nel rapporto con il mondo esterno, ma l’uomo in lotta con se stesso che ambisce a trovare una propria posizione nel mondo. Al centro dell’attenzione vi è, infatti, il soggetto nella sua evoluzione che viene raccontato mentre attraversa il suo processo di crescita e nella sua condizione di alterità rispetto alla società. Grande espressione di questo aspetto del romanzo del ‘900 è l’opera Il peccatodi Giovanni Boine, un breve romanzo pregnante dei caratteri fondamentali di questo genere letterario.

Ne “Il peccato” emerge quel dramma che caratterizza l’anima umana (grande oggetto dello studio della psicoanalisi novecentesca) che si vedeva proiettata verso l’analisi dell’inconscio dell’Io nel suo travagliato confronto con se stesso e con la propria idea sul mondo circostante. Nel rapportarsi continuo con il suo inconscio, il personaggio della narrazione muta continuamente in relazione al modo in cui lo stesso viene presentato e a come la società richiede che esso sia, e in questo mutare si cela l’instabilità e la debolezza che lo caratterizzano.

Il peccato“, pubblicato nel 1913, è il romanzo d’esordio di Giovanni Boine e mostra già nell’incipit la continua lotta con l’oppressività dei valori morali e la necessità di lasciarsi dominare dal peccato per poter condurre una vita, apparentemente barbarica, alla stregua delle società primitive molto stimate dalla filosofia nietzschiana. Motivazione per cui viene messa in luce dall’autore l’esigenza di peccare per potersi realmente divincolare dalle catene dell’astrattezza, immergendosi nel tumulto della vita. Questo micro-romanzo del ‘900 è suddiviso in tre parti: “Il limbo“, “La qualunque avventura” e “Il tormento” – i cui titoli sono emblematici per descrivere la sensazione di inadeguatezza e di conflitto interiore che i personaggi della narrazione vivono. Ne “Il peccato“, infatti, la narrazione è infittita dall’esigenza del protagonista di uscire dal limbo di una condizione precaria, abbattendo la paura di invecchiare e della morte per dare spazio al desiderio della vita. I protagonisti, nella loro giovane età, sono presentati, da Boine come i soggetti tipo di un romanzo del ‘900, ovvero come giovani che «non sanno il peccato: hanno la purità della morte, non la purità della vita».

La trama del romanzo raccoglie in sé l‘incerto avanzamento del protagonista nella sua vita, seguendolo negli incontri che segneranno la sua esistenza. Il fulcro della narrazione è il legame amoroso che si instaura tra il giovane protagonista, un intellettuale di provincia, e una suora, costretta alla vocazione da una sua zia: in questo tipico romanzo del ‘900 vivono una storia d’amore – che può essere definito quasi platonico – nella quale rimangono coinvolti proprio a causa della loro debolezza interiore. Il giovane protagonista del “Il peccato“, nonché l’alter ego di Giovanni Boine, è distaccato dalla società che lo circonda al punto tale da astenersi completamente dalla vita. I protagonisti sono dominati da un’insoddisfazione che li tiene prigionieri ad un’esperienza di vita alla quale gli stessi non sentono di appartenere. I due si aiutano l’un l’altro a svincolarsi dalla loro condizione di costrizione, acquistando, però, una nuova dimensione altrettanto precaria. In questo aiuto reciproco che si forniscono, i protagonisti sfuggono dalla mischia, accettando il loro status di prigionieri e acquisiscono gli strumenti che li rendono in grado di autodeterminarsi.

Boine, rappresentando se stesso attraverso il protagonista dell’opera, elogia la capacità di mettersi continuamente alla prova, sottostando alle difficoltà, ma riuscendo allo stesso tempo a dare dimostrazione della propria personalità. In questo modo viene data espressione alle grandi tematiche del romanzo del ‘900, in cui l’uomo, come in ogni secolo, cerca di condurre la propria vita prendendone in mano le redini, diventando così una figura eroica. Ne “Il peccato“, però, non troviamo soltanto l’eroe, ma anche l’eroina. Entrambi i protagonisti contribuiscono a dare dimostrazione di impegno nell’affrontare la vita, perché il peccato vero e proprio sta nel non affrontare la stessa e non cimentarsi in essa. Proprio dalla loro posizione di estraneità alla società circostante i due protagonisti si mostrano in grado di cambiare e di confrontarsi con la diversità, il che gli permettere di armonizzarsi a sé stessi e di entrare in connessione con il proprio mondo. In questo modo i personaggi di questo romanzo del ‘900 risolvono il loro conflitto interno venendo a capo di un dramma che l’autore stesso intende denunciare con questo racconto; un dramma che attraversa l’anima perturbata dell’uomo non omologato.

Attraverso le vicissitudini di un’epoca contrassegnata da guerre e battaglie per i diritti, gli uomini hanno bisogno di ritrovare sé stessi, affrontando il continuo cambiamento dei valori. Non a caso, nel continuo susseguirsi del tempo e nel travaglio di un’anima in fieri (come nel caso dell’Ulisse di Joyce) i protagonisti de “Il peccato” simboleggiano le «cento miliardi di varissime vite armonicamente viventi » che quotidianamente si imbattono nel sentiero impervio della ricerca del proprio IO.

Francesca Scola

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