Romanzo di formazione: La solitudine dei numeri primi
Fonte: https://cultura.biografieonline.it/solitudine-numeri-primi-riassunto/

Il romanzo di formazione, meglio noto come Bildungsroman, è un genere letterario sviluppatosi nel ‘700 in Germania, ma che ha ancora dei grandi rappresentati al giorno d’oggi, come Paolo Giordano, autore di La solitudine dei numeri primi. L’impostazione del romanzo di Giordano richiama quella dei precedenti dello stesso genere, individuando, come di consueto, la figura di un personaggio, spesso immaturo, che compie nella narrazione un percorso formativo indirizzato a una finale crescita personale.

I romanzi improntati su questa scia sono originari della tradizione tedesca. Uno dei primi ad elaborare un romanzo che avesse questo indirizzo fu Goethe che, nel 1774, scrisse “I dolori del giovane Werther“. Goethe stesso individuò il termine tedesco Bildungsroman per poter indicare un genere letterario che si occupasse di raccontare l’evoluzione del protagonista verso l’età adulta e, più in generale, di descrivere il processo di maturazione con uno sguardo esterno alla vicenda. Il romanzo di formazione appare quindi come un diario personale, scritto dal narratore che guarda alla vita del protagonista come a una pellicola di fotogrammi che indicano pillole della storia dello stesso. In un attimo la narrazione va in un modo e, nell’attimo dopo, va nel modo opposto. Costruendo su questa impronta la struttura del proprio libro, molti scrittori, come Paolo Giordano in “La solitudine dei numeri primi” si sono cimentati in questo innovativo genere letterario.

Il vasto repertorio letterario è costellato da importanti titoli, come “I Malavoglia” di Verga o “Il partigiano Johnny” di Fenoglio, note espressioni di un genere senza tempo. L’originalità del romanzo di formazione sta proprio nell’essere sempre un attuale tentativo di dimostrazione dell’evoluzione del singolo e, del rapporto da esso instaurato con se stesso e con la società ad esso circostante. Un viaggio intriso di malinconia e voglia di cambiamento che si compie attraverso le sfaccettature della personalità e della storia dell’io. I maggiori esponenti di tale genere ne hanno colto l’essenzialità dando allo stesso numerose sfumature cioè quelle di un romanzo autobiografico, storico o, ancora, psicologico e didattico. Questo a dimostrazione dell’obiettivo formativo ad esso conferito e che potesse fornire un esempio e una guida nel rapporto del singolo con la società.

Questa connotazione psicologica caratterizza anche il romanzo di Paolo Giordano, espressione della rivisitazione contemporanea di un genere letterario ormai storico. In “La solitudine dei numeri primi“, infatti, il processo di formazione è la chiave di lettura nonché il filo che collega le storie dei due protagonisti. Cercando di ripercorrere le vicende spesso dolorose che hanno segnato la vita dei protagonisti, l’autore richiama frequentemente la burrascosa serie di cambiamenti e di situazioni che inevitabilmente influenzano la storia dei personaggi lasciandoli ad una vita da essi condizionata.

Sullo sfondo di una complessa e lunga scoperta di sé stessi, i due protagonisti, Alice e Mattia, vedono le loro storie intrecciarsi attraverso coincidenze e casualità. La narrazione di questo romanzo di formazione li accompagna dalla fanciullezza all’età adulta, individuando le loro difficoltà nell’ambientarsi con la società ed i coetanei determinate dalle situazioni familiari complesse che vivono sullo sfondo. I protagonisti si incrociano nella città di Torino, dove entrambi vivono. Alice, rimasta zoppa a causa di una caduta presso la valle del Fraiteve, dove frequentava – costretta dal padre – un corso di scii, diventa il numero primo gemello di Mattia, bambino emarginato dai compagni a causa della sorella affetta da una grave forma di ritardo mentale. I due vivono una solitudine parallela, elemento caratteristico del romanzo di formazione, accentuata dai problemi familiari di Alice e dalla scomparsa della sorella di Mattia, lasciata sola dallo stesso per poter partecipare ad una festa. Finalmente stringono amicizia, grazie a Viola, nel periodo dell’adolescenza, che per antonomasia è un momento caratterizzato da difficoltà immani per entrambi: l’anoressia di Alice e l’autolesionismo problematico di Mattia. La loro amicizia diventa forte e particolare, ma non è caratterizzata dalla condivisione quotidiana bensì dalla capacità di cercarsi continuamente.

Dopo il liceo i due si separano soltanto fisicamente: Alice diventa fotografa e Mattia decide di studiare matematica. Un’offerta di lavoro all’estero per Mattia farà separare le strade dei due e, dopo la condivisione da parte di Mattia della storia di sua sorella Michela e lo scambio di un bacio tra i due, la distanza si amplifica. Alice si sposa, imbattendosi in un matrimonio fallimentare, e Mattia lavora in nord Europa, frequentando di rado qualcuno. Quando ormai il matrimonio di lei è sull’orlo del collasso, lei chiama Mattia convinta di aver visto sua sorella in ospedale. Al termine di questo folle romanzo di formazione i due si rincontrano, per poi perdersi di nuovo, rimanendo sempre due numeri primi solitari, ma vicinissimi, poiché separati da un unico numero, un ostacolo, seppur piccolo ma comunque insormontabile.

Grazie alla sua complessa trama, ricca di colpi di scena inaspettati e di focus introspettivi sui protagonisti, “La solitudine dei numeri primientra nel novero del romanzo di formazione, classificandosi anche tra i bestseller e vincendo, nel 2008, anno della pubblicazione, numerosi premi letterari, tra cui il Premio Strega.

L’impronta del romanzo di formazione si dimostra impressa nei secoli e con le sue molteplici interpretazioni lo rende un genere pedagogico fondamentale, ripreso nelle scuole e proposto come modello di rappresentazione di spazi di vita vissuta. Nella formazione adolescenziale questo genere letterario diventa uno spunto da cui partire, un ingrandimento al microscopio sulla quotidianità del singolo spesso travagliata e irregolare. Lo studio condotto in tal senso ci permette di comprendere quanta profondità esista nella vita apparentemente perfetta di ognuno, inducendo ad una riflessione aperta e generalizzata sull’io. A dimostrazione che, come detto nel libro “La solitudine dei numeri primi“, da cui è tratto l’omonimo film, nella realtà: «La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un’esistenza». Un verbo coniugato al passato, ma che, comunque, squarcia il presente.

Francesca Scola

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