Per Pedro Sánchez è il momento delle scelte coraggiose
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Sono tempi duri per l’ultimo premier socialista rimasto in Europa, Pedro Sánchez. I casi di corruzione di persone molto vicine a lui hanno senz’altro messo a dura prova il suo secondo mandato. Dopo il Caso Koldo, è giunta poi la notizia dell’arresto del suo ex braccio destro Santos Cerdán. L’opposizione, dal canto suo, continua a chiedere a gran voce le dimissioni del premier spagnolo, che cerca in ogni modo di resistere alla crisi più acuta da quando è al governo… Ma sarà davvero in grado di farlo fino in fondo?

Il caso Cerdán, il più recente e il più grave

Dopo appena un anno dallo scandalo riguardante l’ex ministro dei trasporti José Luis Ábalos e al suo consigliere Koldo Garcia, accusati di corruzione e traffico di influenze, anche l’ex deputato socialista ed ex Segretario Organizzativo del PSOE Santos Cerdán è accusato dei reati di criminalità organizzata, corruzione e traffico di influenze. 

Avrebbe gestito, secondo le accuse, un traffico di tangenti per circa 620mila euro in cambio di appalti pubblici e avrebbe svolto un ruolo da intermediario negli affari corrotti dell’ex ministro Abalos e del suo consigliere Koldo Gacia.

Per l’ex numero 3 del PSOE, a differenza di Ábalos e Garcia, è scattato subito il carcere preventivo poiché il giudice istruttore Leopoldo Puente sostiene che con Cerdán a piede libero possa esserci il rischio di inquinamento delle prove.

 La risposta di Pedro Sánchez al nuovo scandalo 

Nonostante il crollo a picco nei sondaggi dopo questo scandalo, e nonostante la richiesta da parte delle opposizioni di fare un passo indietro e portare la Spagna al voto, Sánchez ha deciso di non arretrare, e rispondere con fermezza alla crisi più grave da quando si trova al governo.

Lo scorso 9 luglio infatti, dopo l’arresto dell’ex deputato, il Premier spagnolo si è presentato davanti al Congresso con le idee ben chiare.

Per prima cosa, ha chiesto scusa ai cittadini ammettendo di essersi sbagliato a fidarsi delle persone coinvolte nell’inchiesta. Ha poi continuato il suo discorso dicendo che “Vengo a dare spiegazioni, ad assumere le responsabilità, ma soprattutto vengo a proporre misure perché qualcosa di simile non torni a succedere”. Ha infatti presentato un piano anticorruzione elaborato con l’aiuto dell’Ocse e del GRECO (Gruppo di Stati contro la Corruzione del Consiglio d’Europa).

Nel piano, articolato in più punti, sono presenti misure volte a contrastare il fenomeno della corruzione all’interno delle istituzioni spagnole. In particolare, sono presenti misure come l’aumento dei controlli (con controlli patrimoniali a campione per i funzionari di alto livello e anche attraverso l’utilizzo dell’AI), la creazione di un’agenzia indipendente per l’integrità pubblica (vale a dire un organo indipendente che ha il compito di prevenire, monitorare e perseguire le pratiche corruttive), una modifica del codice penale per permettere a chi vuole denunciare di godere di garanzie di riservatezza, protezione ed assistenza legale; infine, il piano anticorruzione prevede anche delle misure di prevenzione che comprendono la diffusione di alcune campagne di sensibilizzazione e degli studi demografici annuali sulla percezione ed esperienza diretta della corruzione in Spagna.

Il momento del coraggio

Nonostante le tempeste giudiziarie che lo circondano, va rimarcato che Pedro Sánchez, nel corso dei suoi due mandati, ha guidato la Spagna verso una crescita economica senza precedenti, posizionando il Paese come un baluardo del progressismo in un’Europa sempre più polarizzata. La sua leadership ha visto l’implementazione di politiche sociali avanzate e un forte impegno per la giustizia climatica, distinguendo la Spagna come un modello di progresso in un’Europa che sembra sprofondare nel più torbido conservatorismo reazionario.

Adesso per Sánchez è il momento del coraggio. Dovrà avere il coraggio di affrontare l’ennesima crisi da solo, visto che proprio coloro di cui si fidava hanno tradito lui, il PSOE e, soprattutto, i cittadini e le cittadine. Dovrà avere il coraggio di resistere, ed essere coraggioso abbastanza da riconquistare la fiducia dei cittadini in vista delle elezioni del 2027. Dovesse cadere anche lui, all’Europa non rimarrebbero altri argini alla deriva reazionaria: ed è un’eventualità da scongiurare a ogni costo.

Benedetta Gravina

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