Bouba Diop

È il 31 maggio del 2002, ed è il primo incontro del Mondiale 2002 di Corea e Giappone, quello che consacrò definitivamente Ronaldo come uno dei migliori centravanti della storia e Byron Moreno come il peggior arbitro che la il genere umano possa ricordare. Al 30′, dopo il palo colpito da David Trezeguet su imbeccata illuminante di Emmanuel Petit, il Senegal parte in contropiede sulla fascia sinistra con Ferdinand Coly (vecchia conoscenza anche del campionato italiano), che dopo aver saltato Bixente Lizarazu mette al centro un pallone basso e teso per l’accorrente Papa Bouba Diop, che si fa prima respingere la conclusione da Barthez, poi da terra con il sinistro regala il vantaggio e i 3 punti ai Leoni della Teranga per la prima volta nella loro storia, con quello che è anche il primo gol nella storia del Senegal ai Mondiali, contro la Francia campione d’Europa.

Bouba Diop divenne l’immagine di una Nazionale che, prima del 2002 e della guida tecnica di Bruno Metsu, era solo una comparsa sia nel panorama mondiale che in quello africano, non essendo mai andata oltre i quarti di finale della Coppa d’Africa. Il centrocampista del Lens si ripeté poi nell’ultima partita del girone A con una doppietta contro l’Uruguay nel pirotecnico 3-3 che qualificò il Senegal agli ottavi di finale, alle spalle della Danimarca di Jon Dahl Tomasson. La meravigliosa corsa del Senegal si fermò solo ai quarti di finale, per il golden goal di Ilhan Mansiz che spedì la Turchia dritta verso la semifinale con il Brasile. Approdato poi in Premier League con la maglia del Fulham, Bouba Diop ha vissuto una carriera di buon livello in Inghilterra con le maglie di Portsmouth e West Ham, tra le quali ha vissuto anche un esperienza in Grecia con l’AEK Atene, ma è rimasto un autentico simbolo del Senegal che nel 2002 fece ammattire la Francia e la relegò all’ultimo posto nel girone.

Un simbolo che è stato stroncato a soli 42 anni da quella terribile malattia che è la SLA, per colpa della quale abbiamo già pianto altri simboli come Stefano Borgonovo e Gianluca Signorini e che continua a fare vittime nel mondo del calcio. Bouba Diop è l’ultimo di una lunga lista di calciatori vittime del morbo di Lou Gehrig, che pare essere purtroppo passato in secondo piano negli ultimi tempi e nella sensibilità delle persone nonostante al momento non ci sia una cura effettivamente efficace per contrastarlo. E la correlazione tra questo sport e “la stronza” (come la definiva Borgonovo) negli ultimi anni è diventata sempre più conclamata, evidenziando come tra i giocatori di calcio ci si ammali maggiormente e ad un’età più precoce, ed è per questo che la SLA è diventata la “malattia dei calciatori negli ultimi anni.

Il tributo di Sadio Mané a Bouba Diop
fonte immagine: sibassor.net

C’è bisogno di tornare a preoccuparsi della SLA con maggiore impegno e dedizione, sia nella ricerca che nella sensibilizzazione riguardo a un tema che è finito colpevolmente in secondo piano dopo la morte di Borgonovo nel 2013 e che ci ha quasi fatto dimenticare l’esistenza di questa malattia. La morte di Bouba Diop ci ha ricordato che il mondo non gira intorno al Covid, ma c’è tanto altro di cui abbiamo il dovere di occuparci. Intanto, il Senegal e il calcio piangono un altro ex giocatore, un ragazzone di 184 cm che ha fatto sognare una Nazione e l’ha fatta sedere al tavolo dei grandi, con il 19 sulle spalle e il sorriso sulle labbra, per la gioia di giocare allo sport che più di tutti lo ha fatto sentire in vita, che rende felici tutti noi e che vogliamo associare solo alla gioia, e non ad un terribile male come la SLA.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: 11contro11.it

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