Jacopo Michelini è un cantautore bolognese. Il suo nuovo album “Andrà tutto bene” fa emergere il lato malinconico e critico del suo essere, influenzato dall’eclettismo e dalla vivacità della città universitaria.

Nel nuovo videoclip, ho notato la scelta, tua o del regista, di far indossare delle maschere agli attori. Questo “mondo da salvare” (per riprendere il titolo del singolo) è un posto per eroi, per salvare il mondo abbiamo bisogno di filtri?
Japoco Michelini: «L’idea è venuta al regista. Più che altro non avevamo un’idea chiara di cosa volessero rappresentare le maschere. Diciamo che abbiamo voluto introdurre un elemento che facesse da filtro tra i due ragazzi. Volevamo che l’immaginazione di ogni persona vedesse delle maschere qualcosa di personale e così sta succedendo. Ognuno attribuisce ad essere un significato diverso. Per me, ad esempio, la maschera è il nostro modo di affrontare le cose e che soltanto in alcuni momenti decidiamo di togliere. Può essere, come hai detto anche tu, una chiave di lettura che ci aiuta ad affrontare questo mondo.»

Il 15 dicembre è stato pubblicato il tuo album “Andrà tutto bene”, in cui, in vari passaggi, fai emergere un senso di criticità verso la società contemporanea ed i suoi costumi. L’ambiente effervescente ed universitario bolognese quanto ha influito sulla tua elaborazione di questi ragionamenti?
Jacopo Michelini: «Tanto, sicuramente. La città di Bologna ti permette uno sviluppo culturale, soprattutto tra i giovani, non indifferente, attraverso le sue attività quotidiane. Poi una persona può decidere se parteciparvi o meno, iniziando a strutturare una visione di un certo tipo del mondo, delle cose, della società, una consapevolezza. Sia dal punto di vista musicale che critico per me è stata fondamentale, anche grazie alle conoscenze accumulate negli anni, perché è una città conformista nell’anticonformismo.»

Hai deciso di inserire all’interno di questo album dei brani editi dal 2015 in poi: in particolare, “Non ho inventato nulla”, una canzone che riprende degli slogan pubblicitari, in maniera ironica, con uno sguardo critico nei confronti della celebrità di alcune espressioni commerciali. 
Jacopo Michelini: «Nasce un po’ per gioco, senza che si voglia per forza puntare il dito. Per gioco prendendo una serie di slogan pubblicitari che mi venivano in mente e mettendoli insieme. All’interno del brano, io non ho effettivamente inventato nulla. Rispetto ad altri pezzi che ho scritto in passato, questo vuole essere satirico, dissacrante, vuole mettere in fila, in un apparente non-sense, tutti gli slogan pubblicitari da cui veniamo quotidianamente bombardati.»

“Cosa Rimane”, invece, è un brano dedicato all’ecologia, critico, anche qui, nei confronti del consumismo, ma a partire da quale episodio?
Jacopo Michelini: «Diciamo che nei giorni in cui l’ho scritto non ero la persona più felice del mondo e vedevo quello che succedeva: tutti sanno ma nessuno fa nulla e questo provocava in me un fastidio enorme. Ci rendiamo conto che l’aria che respiriamo è sempre meno pulita, che mangiamo cose che non potrebbero nemmeno essere definite cibo probabilmente. Ho voluto mettere all’interno di una canzone questo senso di impotenza ed il fatto che nella società di oggi non riusciamo a darvi importanza, che ci facciamo attraversare dalle giornate in maniera improduttiva. Alla fine di tutto questo, cosa rimane? Resta un po’ così, senza risposta.»

A quale brano ti senti maggiormente legato?
Jacopo Michelini: «Ce ne sono due, in particolare: uno è “Un mondo da salvare”, che è quello che mi rappresenta di più, nel mio lato malinconico; l’altro è “Lo stato delle cose”, che è un testo che ho elaborato per lungo tempo e riassume bene il mio lato critico nei confronti della società. Entrambi fanno parte dei due filoni che, secondo me, sono riscontrabili all’interno dell’intero album».

Nei prossimi mesi Jacopo sarà a Bologna, Milano e Firenze per presentare l’album. Maggiori info qui.

Sara C. Santoriello

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