Copertina di "La pena dell'acqua" di Massimo Junior D'Auria
Copertina di "La pena dell'acqua" di Massimo Junior D'Auria (fonte: delos.digital)

«La goccia scava la pietra. … voglio smettere di essere pietra»

La pena dell’acqua di Massimo Junior D’Auria è la storia di Shui, una donna che è diventata pietra, subendo giorno dopo giorno violenze fisiche e psicologiche. Intrappolata in una vita che non merita, arriva dopo lunghi anni il momento del riscatto. Shui ritorna alle origini e ritrova finalmente se stessa: ritorna a essere acqua, come il suo nome indica.  

In questo avvincente e intenso racconto Massimo Junior D’Auria si confronta con tematiche – purtroppo – fin troppo attuali, la violenza domestica, sia fisica, sia psicologica, così come anche il rapporto di dipendenza affettiva della vittima e del carnefice. L’autore ha trovato per Shui una vita di fuga a confine tra il reale e il fantastico, con un contrappasso troppo giusto per essere reale. Questo riscatto per molte donne purtroppo non arriva quasi mai.

La trama di La pena dell’acqua

«Dicono che la goccia, cadendo con costanza, scava la pietra. È un aforisma che ho sentito un paio di volte da quando sono qui in Italia, a volte usato a sproposito. Eppure capisco il punto. Mi sembra persino che anche nella mia lingua ci sia qualcosa di simile. C’è una goccia dentro di me che scende giorno dopo giorno contro il mio cuore, contro la mia mente, contro ogni cosa di me.»

La vita di Shui in La pena dell’acqua non è mai stata semplice. Dopo essere fuggita dalla Cina con i suoi genitori, si è ritrovata vittima di un nuovo e pericoloso giogo che giorno dopo giorno la allontana da se stessa. La giovane donna vive in Italia da diversi anni con il fidanzato, che si è rivelato artefice di abusi fisici e psicologici. Alberto è un uomo violento e, come se non bastasse, è spalleggiato da genitori che non fanno altro che sminuire e umiliare la ragazza. Shui è sempre più consapevole del rischio che sta correndo, eppure è così difficile staccarsi da tutto questo:

«Mi interrompe mentre cerco di azzardare una reazione, ma non lo fa con le parole, no. Batte di nuovo la mano contro il volante, con una violenza tale che mi rendo conto che ha rovinato la pelle dello sterzo. Avrebbe potuta essere la mia, di pelle».

Seguendo il flusso dei pensieri della protagonista ci si rende conto di quanto la violenza di Alberto sia penetrata profondamente nella psiche e nell’animo di Shui, tanto da condizionare ogni suo gesto e persino ogni suo pensiero. Shui deve stare attenta a quello che dice, persino a quello che indossa o che fa, perché qualsiasi cosa potrebbe far scattare quella bomba a orologeria con cui convive.

«Sgrano appena gli occhi, ma è troppo tardi. Non posso reagire in modo così veloce. La tazza mi viene lanciata contro. […] La pozza di sangue a terrà non è grande, ma neppure piccola. I cocci di ceramica sporchi brillano di una luce sinistra. Mi ha lasciata qui. Mi ha lasciata qui mentre sanguinavo. L’ha fatto davvero?»

Senza rendersene conto, Alberto ha perso il controllo e le conseguenze per Shui sarebbero potute essere fatali. È a questo punto che la giovane trova la forza di agire. Shui torna alle sue origini, in Cina, ed è proprio qui che con l’aiuto di una vecchia conoscenza organizza la sua vendetta verso il compagno e i suoceri. Shui in cinese vuol dire “acqua” e finalmente la protagonista comprende cosa questo significhi realmente.

Per la stesura di La pena dell’acqua Massimo Junior D’Auria attinge dal folklore orientale e, padroneggiando ancora una volta le tecniche dello stile, mescola il quotidiano con elementi fantastici e orripilanti. Ciò porta il lettore in una dimensione a metà tra il reale e il fantastico, un mondo che diventa pian piano sempre più angosciante.

Non per tutte le Shui c’è una via di fuga

Quella di Shui in La pena dell’acqua è purtroppo la storia di tantissime donne che ancora oggi sono vittime di violenza domestica, ma non per tutte c’è una via d’uscita alla fine del tunnel.

In La pena dell’acqua l’autore riesce a delineare molto bene la spirale della violenza che accomuna la maggior parte delle storie. Come Shui, le vittime difficilmente si accorgono di essere ancorate a un giogo che può rivelarsi mortale. La vittima, infatti, non sempre riesce a riconoscere di star subendo violenza, finendo per normalizzare comportamenti nocivi o addirittura per essere incolpate e incolparsi delle azioni che seguono, «so come andrebbe a finire».

La consapevolezza arriva con il tempo, se arriva. A Shui sono stati necessari tre anni di insulti, pugni e volto rigato, e non sempre questa basta a mettere fine al loop di violenza in cui le vittime sono incastrate. Si crea infatti un legame di dipendenza tra vittime e carnefici, che non è facile spezzare. Ci vuole forza per denunciare e per uscirne e La forma dell’acqua parla proprio di questo.

Il contrappasso immaginato dall’autore all’interno di La pena dell’acqua potrebbe far rabbrividire, ma forse guardando fuori dalla finestra, o all’interno delle proprie mura, ci si rende conto che l’orrore è più vicino e più reale che mai.

Nunzia Tortorella

Nunzia Tortorella
Avida lettrice fin dalla tenera età e appassionata di ogni manifestazione artistica. Ho studiato Letterature e culture comparate all'università di Napoli L'Orientale, scegliendo come lingue di studio il tedesco e il russo, con lo scopo di ampliare il mio bagaglio di conoscenze e i miei orizzonti attraverso l'incontro di culture diverse. Crescendo, ho fatto della scrittura il mio jet privato.

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