Operatori sanitari in corsia
Fonte: Internazionale.it , ph Francesco Cocco

Un cane che si morde la coda, questa è la situazione che afferisce gli operatori sanitari in corsia nel nostro Paese. Gli investimenti sbrigativi di oggi sono le omissioni del passato, in Italia un contagio su dieci tra medici e infermieri. Non possiamo permettercelo.

Stando agli ultimi dati forniti, in Italia, il numero di contagi tra gli operatori sanitari in corsia causati dal Covid-19 è pari al 9%, il doppio di quelli previsti in Cina, mentre la situazione peggiora in Spagna, la quale conta circa 12 mila contagi tra medici e operatori. Un numero particolarmente elevato che non è destinato a calare nei prossimi giorni; questo l’allarme che giunge dall’OMS e dalle strutture sanitarie dei Paesi europei: “Ci stiamo ammalando ad un ritmo brutale“, racconta una dottoressa spagnola. Il problema è che i fondi destinati sono pochi, ma gli stessi protocolli risultano essere inadeguati, mettendo a rischio l’intero personale sanitario. Una vera e propria trincea che gli operatori sanitari devono affrontare, questa volta però senza bombe, ma contro un nemico invisibile.

Invisibile è il dolore di medici e infermieri: il contagio da Covid-19 tra i camici bianchi ha quasi raggiunto le 10 mila unità, tra l’altro numero sottostimato secondo la fondazione Gimbe. Una guerra che inizia già con tantissimi svantaggi, partendo dal presupposto che il nostro Sistema Sanitario Nazionale non è pronto ad affrontare il virus Covid-19 per problematiche regresse; l’emergenza di oggi è solo lo specchio di una emergenza di personale e strutture sanitarie che nascono dal passato. All’appello non solo mancano 10 miliardi di euro di investimento, mancano anche 47 mila dipendenti tra infermieri, medici e tecnici, un numero che oggi pesa come un macigno, tutto sulle spalle di chi è vivo, ma anche di chi non c’è più.

Le polemiche vanno fatto se costruttive, ma c’è qualcosa che forse non andrebbe definito in questi termini. La stessa eccellenza sanitaria lombarda è completamente in ginocchio, mentre il governatore Fontana promuove l’apertura di un nuovo ospedale che ospiterà 28 posti letto effettivi (per il momento) con una totale irresponsabilità, avendo organizzato uno show di inaugurazione davvero rischioso per la salute dei presenti. Nella stessa Lombardia i turni a cui è costretto l’intero personale sanitario iniziano a diventare oltremodo onerosi. In molti casi arrivano anche a 12 ore, l’indisponibilità di medici e infermieri dipende anche dai contagi che si stanno verificando a causa dei pochi tamponi e mascherine inadatte. Checché se ne dica, al Sud Italia l’eccellenza esiste, eccome: Sky Regno Unito ha di recente premiato l’ospedale Cotugno di Napoli, in quanto non sono stati segnalati contagi tra medici ed infermieri, ed inoltre è considerato il migliore in Italia nel trattamento di pazienti con Covid-19. Questo dimostra che una sanità all’altezza del problema c’è.

Non è un caso che l’OMS cambi strategia: “Per vincere dobbiamo attaccarlo con tattiche aggressive e mirate: testare ogni caso sospetto, isolare e prendersi cura di ogni caso confermato, e rintracciare e mettere in quarantena ogni stretto contatto”. Il nodo del tampone è dunque un nodo cruciale. In una prima fase l’ISS prevedeva che ai tamponi dovessero sottoporsi solo gli operatori sanitari con sintomi, ma ad oggi la direttiva è cambiata: vi rientrano anche gli operatori che hanno avuto contatto con pazienti positivi al Covid-19. Eppure, nonostante le direttive, il contagio continua a diffondersi: perché? In realtà non esiste una policy regionale rispetto ai tamponi, questo significa che una Regione può farne più o meno dell’altra. Naturalmente la paura dilaga a macchia di leopardo, perché sottoporre il personale al tampone potrebbe risultare controproducente: si correrebbe il rischio di non avere operatori sanitari che avrebbero potuto salvare un malato. Un boomerang dagli effetti disastrosi.

“La pena capitale sarebbe più efficace come misura preventiva, se fosse somministrata prima del crimine”, citando Woody Allen, non un politico, ma un provocatore di altri tempi, giusto per strappare un sorriso. Il crimine italiano è l’inadeguatezza gestionale ed organizzativa all’emergenza, le difficoltà nel reperire dispositivi di protezione personale, l’informazione tra i cittadini e la protezione del nostro personale medico in corsia e non, inoltre il “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale” è fermo al 2016. La pena capitale che incombe su ogni cittadino del mondo non accetta indulgenze, non ammette evasori, ricatti e nemmeno tangenti, è incorruttibile. Almeno in questo, siamo davvero tutti uguali davanti al Covid-19.

Tuttavia in corsia il danno è maggiore, tutti i giorni bisogna affrontare ritmi davvero frenetici e lo stress inizia ad essere pressante, oltre al terrore di risultare positivi ed essere costretti a posare il camice. Lo stesso personale medico che deve e vuole salvare vite deve fronteggiare la paura della morte, di persone che purtroppo non riusciranno a vincere la battaglia, destinati, loro stessi, a fare i conti con la malattia, da soli, senza alcun familiare. Sono forti i sensi di colpa che medici e infermieri in corsia vivono in questo periodo, l’impossibilità di avere forme di contatto con i loro pazienti, lo smarrimento che può essere lenito esclusivamente a distanza, con le parole.

Bisogna svegliarsi da questo torpore, dalla paura di non voler sapere o sapere male, talvolta nella piena incoscienza. È questa forse una ennesima possibilità che la natura ci offre di essere migliori.

Bruna Di Dio

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