“Amore e Griffonia”, il rito poetico di Federico Riccardo
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Giorni d’amore, sbalzi d’umore. Questi i due temi portanti in “Amore e Griffonia”, la raccolta di poesie di Federico Riccardo. Scritte tra il 2019 e il 2021, le poesie raccontano, con stile umoristico-evocativo, quelli che possono essere riconosciuti come i diversi aspetti della vita: la quotidianità, una convivenza appena cominciata, i progetti, i sogni e gli incubi… ma anche eventi fuori dal comune come il lockdown, la malinconia e il blocco dello scrittore.
In tutto questo marasma di emozioni, una speranza: l’assunzione della griffonia, prodotto fitoterapico volto a incrementare i livelli di serotonina nell’organismo. Un rito, una consuetudine mattutina che accompagna la relazione del protagonista con la propria compagna, e ovviamente con se stesso. E che lo aiuta a superare quei costrutti mentali entro cui l’essere umano tende molto spesso a rimanere ingabbiato. La postfazione è a cura di Simone Sciamé.

Incontriamo l’autore di “Amore e Griffonia”, Federico Riccardo.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

«Da bambino, quando gli altri uscivano durante l’intervallo, io rimanevo in classe a scrivere. Non ricordo nemmeno bene cosa, forse testi di canzoni, poesie, raccontini che non andavano da nessuna parte. Mi è sempre piaciuto scrivere e lo farei anche se non mi dovesse riuscire bene, mi riporta in qualche modo a quegli anni. Con il tempo ho in qualche modo abbandonato questa pratica e mi sono concentrato sulla lettura. Finché un giorno ho deciso di sedermi e raccontare proprio quegli anni scolastici. Così è nato un racconto breve, “Don Don Baby Don Don”, finito nel mio primo libro “Il tempo è il binario di un tram”, pubblicato con Bookabook.
Oggi un racconto tira l’altro, e a volte vorrei scrivere anche di cose apparentemente piccole e insignificanti. Come un tempo.»

Con quali libri sei cresciuto?

«Tantissimi. Da “Le avventure di Pinocchio” di Collodi a “Due di due” di Andrea de Carlo, passando per i racconti di Michele Mari, o “Siddharta” e “Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse. “La coscienza di Zeno” è ad oggi ancora il mio libro preferito: vi ho trovato tutto ciò che raccontare dell’uomo contemporaneo e ancora oggi non trovo nulla di più innovativo in letteratura. “Altri libertini di Tondelli” è invece un libro che mi ha sconvolto per via di quell’urgenza di dire che si percepisce nel corso di tutta la narrazione.

Ringrazio molto spesso anche i libri che non mi sono piaciuti: li leggo comunque fino alla fine e mi insegnano moltissime cose, pur non condividendone un’acca

Di quale scrittore vorresti comprendere la padronanza nella scrittura?

«Non credo di volerlo fare, non credo sia giusto cercare di carpire una cosa così intima e personale. Sicuramente mi piacerebbe osservare Michele Mari scrivere, oppure Mircea Cartarescu, autore di “Solenoide”, un vero e proprio creatore di universi completamente inaspettati. E mi sarebbe piaciuto vedere David Foster Wallace progettare un colosso della letteratura come “Infinite Jest”. Ma stiamo parlando di giganti.»

“Amore e Griffonia”, di Federico Riccardo

​Chi ha realizzato la cover di “Amore e Griffonia”?

«L’artista è Umberto Bonavires, in arte Dobber, il suo profilo Instagram è @dobsart: andate a cercarlo, perché realizza lavori intensi e molto particolari. Ci conosciamo dalla prima elementare e condividiamo da sempre una forte sensibilità verso i rapporti umani. Ha realizzato questo ritratto di me e la mia compagna un anno fa. Siamo io e lei, mentre intorno la città brucia. Un palazzo alle mie spalle reca una scritta “FTWR: Follow the white rabbit. Progetta! Credici!”.
Quando ho affrontato l’argomento “copertina” per “Amore e Griffonia”, non ho avuto dubbi che dovesse essere quest’opera di Umberto: è stata una grande libertà che mi sono concesso, dal momento che ho deciso di auto-pubblicare il mio libro.
È così naif, pop, colorato, barocco, poetico: è tutto allo stesso momento.»

Testo e intervista
a cura di Brassotti Agency

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