Calabria Occhiuto
Credit: profilo Facebook di Roberto Occhiuto

Il 3 e il 4 ottobre la Calabria ha votato per il presidente della giunta e il rinnovo del consiglio regionale. Una tornata elettorale silenziosa rispetto al clamore delle amministrative nelle grandi città. Il risultato è controcorrente. La sinistra infatti guadagna Milano, Bologna e Napoli, ed è in bilico a Torino e Roma, dove si andrà al ballottaggio, mentre in Calabria non c’è dubbio che ad avanzare sia stato il centrodestra. Roberto Occhiuto sarà il nuovo presidente della giunta, con il 54,46% dei consensi. Classe 1969, originario di Cosenza, è l’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera e deputato da tre legislature. La sua corsa è stata appoggiata anche da Fratelli d’Italia e Lega.

In favore della vittoria di Occhiuto ha giocato la divisione nell’area del centrosinistra, per la quale in Calabria si sono presentati tre candidati. La neurologa Amalia Cecilia Bruni, nome nuovo nella politica su cui c’è stata la convergenza di Pd e M5s, ha ottenuto il maggior numero di preferenze dopo Occhiuto, con il 27,7% dei voti. Secondo Bruni, a pesare sulla sconfitta è stata la bassa affluenza, quel «partito dell’astensionismo…che evidentemente non si è riuscito a convincere». In effetti alla chiusura delle urne, l’affluenza è stata del 43,7%: minore rispetto alle regionali del gennaio 2020, quando si era attestata al 44,3%. La stessa Bruni però promette che farà «opposizione seria».

Luigi De Magistris, ex magistrato ed ex sindaco di Napoli, ha raggiunto il 16,17% delle preferenze con una lista civica. Affida a un post su Facebook la soddisfazione per i 130 mila voti, ottenuti «senza alcun apparato, senza partiti, senza soldi, senza funzionari, praticamente da solo e poi da soli». Secondo l’outsider della politica calabrese, la sconfitta è dovuta alle migliaia di voti “di favore” basati su apparati di partito già collaudati e andati immancabilmente ai candidati avversari. Denuncia poi le 30 mila schede nulle e, in generale, l’opacità della campagna elettorale. Tra i candidati arriva ultimo Mario Oliverio, ex presidente della regione che, fuoriuscito dal PD, si è presentato con una propria lista raccogliendo solo l’1,7% dei voti.

Per quanto riguarda i partiti, in Calabria la vittoria di Occhiuto segna un revival di Forza Italia, che raccoglie il maggior numero di preferenze: il 17,3%, quando nelle elezioni del 2020 aveva raggiunto il 12,4%. Segue il PD, che ha ottenuto il 13,18% dei voti, in calo di due punti rispetto alla tornata precedente (15,19%). Il M5S ottiene il 6,48% delle preferenze, in leggero aumento rispetto alle elezioni del 2020 (6,27%), superato da FdI (8,7%) e Lega (8,3%). Per i due partiti di destra si registra un considerevole calo dei consensi: nella scorsa tornata avevano ottenuto rispettivamente il 10,25% e il 12,25%. In base a questi risultati, 20 dei 30 seggi del consiglio regionale sono riservati al centrodestra: fra questi spiccano i 7 di FI, i 4 di FdI e i 4 della Lega. Sette, invece, i seggi spettanti al centrosinistra: 5 al PD, 2 al M5S. Due, infine, vanno alla lista civica guidata da De Magistris.

Resta da capire come Roberto Occhiuto intenderà aprire la nuova parentesi politica in Calabria. A settembre aveva affidato ai social i punti del suo programma, promettendo maggiori investimenti sul turismo. Per far fronte all’inquinamento delle acque, aveva parlato di un miglior monitoraggio dei depuratori, proponendo l’acquisto di droni per scoprire gli scarichi abusivi.

Ma il nuovo presidente si troverà anche ad avere a che fare con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). I comuni sono i protagonisti della fase attuativa – in molti casi il PNRR prevede la presentazione di progetti con appositi bandi – e si teme che anche quelli della Calabria non abbiano le competenze necessarie per presentare buoni progetti e accaparrarsi le risorse. La regione, dunque, potrebbe giocare un ruolo-chiave di supporto e il monitoraggio dovrà essere attento, dando per scontati gli appetiti della ‘ndrangheta per i fondi europei. Altro fronte aperto rimane quello della sanità: Occhiuto chiede il rientro della materia nelle competenze della regione, dopo anni di commissariamento.

Il nuovo presidente si gioca tutto – come lui stesso ha dichiarato – promettendo una giunta fatta «da persone competenti». Per l’ennesima volta c’è solo da sperare che sulla Calabria non si giochi più.

Raffaella Tallarico

1 commento

  1. Il popolo calabrese, imperterrito, ha accordato la fiducia ancora una volta alla destra, che in Calabria, da trenta anni in alternanza con una certa pseudosinistra hanno distrutto la sanità e compromesso il futuro di intere generazioni. Vecchi arnesi del vecchio arsenale politico, di una politica malsana, disonesta e immorale che ha contribuito allo sfascio e al decadimento dell’intera regione. Perciò i calabresi, comunque la si pensi, anche se non tutti, non sono più vittime del sistema, ma complici. I dati degli osservatori, al netto del ‘capro espiatorio’ pandemia, dicono che la Calabria ha l’indice più alto d’Europa per quanto riguarda la disoccupazione e il più alto tasso di povertà del mezzogiorno, il lavoro è merce rara, la sanità arranca, nella Locride è stata praticamente quasi azzerata, i treni a lunga percorrenza nella jonica non esistono più, quelli a breve percorso viaggiano col freno a mano, ponti fatiscenti e strade impercorribili, e l’alleanza mafia-politica è sempre più compatta, aspettando i soldi del Next Generation EU alias Recovery Fund. La ndrangheta e la massoneria sono gli unici sponsor della politica calabrese fino a oggi. La loro forza è nelle relazioni con il potere pubblico. La loro storia è pertanto la storia sociale delle classi dirigenti, dei loro valori, delle loro abitudini e costumi, delle loro regole di gestione della cosa pubblica. E’ un connubio come un “pastrano” che copre tutto, consentendo ai suoi affiliati di introdursi in ogni settore sociale e finanche nei luoghi istituzionali dove insieme alle locali amministrazioni si decide la sorte di interi territori. Da parecchio tempo, da quando i partiti sono stati sostituiti dai ‘comitati d’affari’, la politica non rende conto del suo operato ai cittadini, ma a quei poteri che decidono tutto e governano l’esistenza. Poteri che si traducono in dominio soprattutto economico, che impongono regole e stabiliscono il destino di intere popolazioni. Una politica becera, arrogante e banditesca divenuta ormai un cancro, che ha fatto dello scambio di voti e dell’inquinamento sociale una dottrina. In Calabria, per citare il grande Lenin, le elezioni sono un gioco di marionette, il capitale è tutto.

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