CAMERA POP: la fotografia nella Pop Art in una mostra inedita a Torino

Se volete immergervi nella Pop Art e allo stesso tempo esplorare il difficile ma affascinante rapporto tra arte e fotografia, regalandovi una visione originale e creativa di un fenomeno artistico, c’è una mostra che fa per voi.

Fino al 13 gennaio 2019, a Camera – il Centro italiano per la fotografia di Torino – è possibile visitare “CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co“, una mostra che ripercorre le reciproche influenze tra arte e fotografia di un movimento che ha segnato artisticamente gli anni ’60, e non solo.

Camera è una “piattaforma” di incontro e formazione italiana e internazionale che «nasce dalla volontà di dotare l’Italia di un Centro dedicato alla fotografia come forma di linguaggio, di documentazione e di espressione artistica, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente e creativo con le esperienze internazionaliCamera Pop si inserisce magistralmente in questo programma, andando ad aggiungere un tassello importante alla programmazione espositiva, dopo “L’Italia di Magnum” (2017) e “Arrivano i paparazzi” (2017).

La mostra è stata voluta e curata dal Direttore di Camera, Walter Guadagnini, grande esperto di Pop Art e di fotografia: non poteva che nascere un percorso emozionante attraverso 150 opere tra foto, collage, quadri e grafiche, suddivise in aree tematiche. Un luogo che ha anche un significato: pochi sanno, infatti, che fu proprio Torino per prima a portare a conoscenza del pubblico italiano la Pop Art americana, tramite l’apertura della Galleria di Enzo Sperone. Oggi è possibile riscoprire fotografie che diventano opere che raccontano la società e la società che ritrova la sua essenza attraverso la fotografia. Un intreccio magico che la Pop Art sublima e sintetizza grazie alla natura intrinseca del Movimento, cartina tornasole del momento storico, e anche attraverso l’utilizzo dei modelli di comunicazione di massa. Le foto sono, quindi, in contemporanea, testimonianza e opera, ricerca e strumento di lavoro della Pop Art.

La Pop Art nasce ufficialmente nel 1956 con il collage fotografico di Richard Hamilton, “What is it that makes today’s homes so different, so appealing?” e la stessa opera dà il via alla mostra nella prima sala, per lasciare poi il posto a vere e proprie icone, come la collezione di 10 ritratti di Marilyn Monroe di Andy Wharol del 1967.

Pop Art Camera Pop fotografia

La particolarità di questa mostra è l’accento posto sulla Pop Art italiana e non solo su quella americana. Le foto di Mario Schifano o di Ugu Mulas, ad esempio, documentano la Biennale di Venezia del 1964, o i principali studi artistici Newyorkesi, tra cui Fabrica, regalano il privilegio di entrare nelle atmosfere e nella quotidianità di luoghi diventati veri e proprie cattedrali dell’arte. In primis, Andy Wharol che fa della sua Polaroid lo strumento per ritrarre il jet set, ma diventa esso stesso ritratto nei suoi soggiorni napoletani e negli scatti di Mimmo Jodice. Ancora Italia nella “Ragazza che cammina” di Michelangelo Pistoletto, che grazie ad uno specchio introduce in modo magistrale lo spettatore all’interno dell’opera.

La mostra è suddivisa in 5 aree tematiche sequenziali – glamorous, young, mass-produced, sexy, machine-like – che sono diverse espressioni della stessa anima. Interessante l’ultima sezione che indaga un altro rapporto, quello tra la fotografia e la riproduzione seriale, tema caro alla Pop Art e a Robert Rauschenberg, di cui è esposta una grande tela realizzata a quattro mani con il fotografo italiano Gianfranco Gorgoni. Nella sezione “sexy”, invece, si trova il Calendario Pirelli del 1973, forse il più famoso tra quelli realizzati, acquistato come opera dalla Tate Gallery, testimonianza di come è possibile unire arte, fotografia ed erotismo segnando un’epoca.

Con questa mostra torinese si è aperta in Italia una stagione dedicata alla Pop Art: il 3 ottobre è stata inaugurata a Roma, al Complesso del Vittoriano, una retrospettiva su Andy Wharol per i 90 anni dalla nascita dell’artista e, a Bologna, “Wharol&friends. New York negli anni 80” ospitata a Palazzo Albergati fino al 24 febbraio.

Serena Fasano

 

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Serena Fasano
Esperta di comunicazione, appassionata di politica (mannaggia!), mamma, moglie, account da tanti anni (non è una parolaccia), innamorata dell'Impressionismo e pazza per il Rinascimento. In ordine sparso. Forse sono stata Isabella d'Este in una vita precedente. Eh, magari.

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