Body Neutrality rivoluzione
Fonte immagine: WakingUpInBerlin

Body neutrality è rivoluzione perché, oltre a promuovere un concetto di bellezza lontano dai canoni e dagli stereotipi comuni imposti dalla società, diffonde una nuova concezione di relazione tra l’io individuo e l’io corpo. Il primo passo è semplice ed elementare: iniziare a ignorare tutto ciò che possa avere a che fare con il dare rilevanza all’aspetto fisico, ambendo al raggiungimento del successo e della felicità personale.

Perché il mio corpo deve passare sempre in primo piano

Che io sia magra, grassa, bionda, mora, rossa, tatuata, naturale o rifatta, il mio corpo, in qualsiasi modo, non passa mai in secondo piano rispetto al resto. Persino nella lotta femminista divulgata e promossa attraverso i social media, il cosiddetto Body positivity, il claim di base costante è: “All bodies are beautiful. Love your body“. In due periodi così brevi la parola “corpo” viene rimarcata ben due volte, proprio per sottolineare come tutti i corpi siano belli e tutti noi dovremmo amarli sempre e per sempre.  

In contrasto alla Body neutrality, alla base del movimento Body positivity vi è un’idea comune di accettazione e negazione: accettare di convivere al meglio con il proprio corpo e negare tutto ciò che induce ad adeguarsi a standard di bellezza e magrezza insostenibili. La positività del messaggio sta nel riuscire ad allontanarsi dagli stereotipi dannosi e dalle continue oggettivazioni a cui specialmente i corpi femminili sono sottoposti e, allo stesso tempo, sperare in un raggiungimento di benessere interiore. 

Ma adottare un approccio così categorico, nel quale “il corpo è bello ad ogni costo e va amato nonostante tutto”, risulta essere una rivoluzione non così necessaria e piuttosto effimera. Chi aderisce a un movimento come quello del Body positivity si trova da un momento all’altro a rivalutare il rapporto con il proprio corpo seguendo un principio positivo. Questo tipo di atteggiamento, apparentemente così rivoluzionario, richiede in realtà grandi sforzi e fatica. Il gap che sussiste tra il detestare parti del proprio corpo e arrivare ad amarlo incondizionatamente è profondo ed inevitabile, e non sempre così facile da colmare.

Il passaggio che risulta in contrasto con la Body neutrality potrebbe non essere affatto immediato. Lo slogan citato in precedenza, “il corpo è bello ad ogni costo e va amato nonostante tutto”, per quanto mosso da intenti positivi, non è di certo un atteggiamento umanamente e costantemente sostenibile. Considerare ciò che percepiamo come i nostri peggior difetti in qualcosa di necessariamente positivo è un atto per lo più fittizio. Cambiare il modo in cui percepiamo noi stessi, passando dal non considerare nemmeno lo specchio di camera a fissarlo per ore convincendoci di un’immagine, ancora una volta, voluta e creata da altri, può risultare alquanto deleterio, specialmente in alcuni momenti della vita. 

Body neutrality è rivoluzione

Ecco che quindi il ritorno in auge dell’espressione Body neutrality appare come una rivoluzione rivelatrice di una verità fondamentale: non bisogna amare ad ogni costo il proprio corpo (e nemmeno pensarlo). Rilanciato recentemente dall’attrice Jameela Jamil attraverso una campagna promozionale social, e successivamente supportato dalla cantante Taylor Swift, la Body neutrality torna alla ribalta per cercare di divulgare un’idea di relazione tra io individuo ed io corpo più libera.

Taylor Swift definisce “meravigliosa” la campagna di Jamil, “Una donna fantastica che diffonde un messaggio che può condurre la propria vita senza pensare a come appare il proprio corpo. Adoro come Jamil parla di questa tematica. Leggere le sue parole mi fa sentire come se stessi ascoltando la voce della ragione“.

Body neutrality si basa quindi su un’idea diversa: ama sì il tuo corpo, ma senza la pressione di doverlo fare ogni giorno e ad ogni costo. La Body neutrality insegna che non si può essere sempre positivi e amare qualsiasi tratto e che ciò non deve diventare un pensiero fisso quotidiano. Supportare la Body neutrality significa pensare né in modo positivo, né in modo negativo, né amorevole, né dispregiativo, ma sentirsi liberi di pensare a ciò che più sentiamo vicino.

Potremmo anche non essere quelle che avremmo voluto, magari non troppo basse o non troppo alte, un po’ più bionde o forse more, ma perché passare la vita a punirci invece di rispettarci? Dopotutto, quello che ci rende noi stesse è l’unicità con la quale agiamo: è il modo in cui facciamo sentire le persone intorno a noi, è la maniera di superare le giornate e i momenti più difficili ed è come decidiamo di dedicare il tempo a ciò che più amiamo.

Non tutti i corpi sono belli, ma tutti i corpi sono umani e per questo validi e degni di rispetto. Non tutti saranno in grado di amare il proprio corpo in tutti i singoli momenti della propria giornata, ma si può imparare ad ascoltarlo e rispettarlo ogni giorno. Ed è forse questa la rivoluzione da attuare, la positività più vera da ricercare.

“I’m happiest when i’m not thinking about my body at all”

Marta Barbera

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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