Crisi di Governo e Conte ter
Fonte immagine: L'Arena

Crisi di governo, rimpasto di governo, Conte ter o ipotesi Cartabia, ma piace anche Guerini. E poi c’è Draghi, non dimentichiamoci di Draghi che comunque è lì alla finestra da un anno. Forse per un governo di alleanza nazionale, chissà. E Matteo Renzi che fa? Renzi potrebbe ritirare le sue ministre, c’è il rischio elezioni. L’unica verità è che stiamo creando un clima infernale. Politica, informazione e opinione pubblica, che è vittima delle prime due; stiamo facendo veramente un gran chiasso, mentre invece avremmo bisogno di darci una bella calmata. Anche perché c’è veramente poco da dire e ancor meno da fare.

Conte ter? Una sommaria analisi

Guardiamoci intorno e iniziamo a dare un peso alle parole che utilizziamo per descrivere ciò che sta accadendo. Ci siamo abituati con “innaturale naturalezza” alla notizia di centinaia di morti al giorno e qualcuno si sta ancora chiedendo se il vaccino andrà a incidere sul DNA. Le terapie intensive non si sono mai svuotate e il personale sanitario sta ancora facendo i salti mortali. Secondo i dati ISTAT circa 17 mila imprese non riusciranno a riaprire – coinvolgendo lo 0,9% degli occupati – e il 32,4% teme rischi operativi e di sostenibilità per le proprie attività. Milioni di famiglie non sanno se, come e quando potranno portare a scuola i propri figli. Molte persone sono state licenziate e altre stanno facendo i conti con una situazione lavorativa precaria. Tanti ragazzi non frequentano l’ambiente universitario da circa un anno e altrettanti giovani non riescono a immaginare un futuro che non sia la giornata che li aspetta. Per di più fa freddo, piove e il cielo è grigio ormai da parecchi giorni.

Crisi di Governo e Conte ter
Fonte: ISTAT

Quindi, di quale crisi di governo stiamo parlando? Di quale fantomatico “governo Draghi”? Di quale remota possibilità di un governo di alleanza nazionale? Chi potrebbe essere il pazzo disposto a mettersi in gioco per arbitrare le diatribe degli attuali leader politici? La politica è un gioco di potere, anche se Matteo Renzi nega sia così. La politica è scontro, divergenza, dibattito e alla fine, si spera, compromesso. Sul tavolo della politica, attualmente, c’è la campagna vaccinale, ci sono i provvedimenti per tenere sotto controllo la curva dei contagi, c’è la riapertura delle scuole e soprattutto c’è la discussione in merito alla destinazione dei fondi del Next Generation EU. C’è da progettare una parte fondamentale del nostro futuro e ci sarebbe da preoccuparsi se non ci fosse un confronto.

L’irresponsabilità dell’informazione

L’informazione, in questo marasma, si è persa. È diventata schizofrenica e chi ne abusa rischia di cadere in una condizione di paranoia acuta e di perdere l’orientamento, di non saper più discernere, di non saper più capire. È da circa un anno che, con cadenza settimanale, siamo costretti a sentir parlare di crisi di governo, di Conte ter e di tutte le ipotesi, per la maggior parte campate per aria, appartenenti a un mondo distopico ma utili a fare notizia e a tenerci sulle spine. Come se le restrizioni, i morti e le altre devastanti conseguenze della pandemia non bastassero per mettere a dura prova il nostro sistema nervoso.

In un recente articolo di Alessandro Calvi per Internazionale viene messa in luce la complessa relazione di questi mesi tra comunicazione politica e informazione, supportata dalla testimonianza di altri giornalisti. Uno di questi, il corrispondente in Italia Tom Kington per la rivista inglese The Times, sostiene che la stampa del nostro Paese basi molto il racconto della politica su retroscena e previsioni. Il giornalista inglese ha fatto notare, infatti, come l’informazione italiana diffonda quotidianamente fughe di notizie sui provvedimenti legati alla covid-19 presentandoli come fatti, sebbene il governo non abbia ancora preso decisioni definitive. Con un tweet ha affermato “It’s driving me mad”, ed effettivamente questo sistema sta facendo impazzire anche noi.  

Nessuno vuole negare l’evidente clima di tensione interno al governo. Nessuno vuole negare che all’interno della maggioranza ci siano divergenze e che queste possano avere delle ripercussioni e condurre verso un Conte ter. Ma ci sono modi e modi per descrivere le vicissitudini politiche e utilizzare la locuzione “crisi di governo”, in un periodo in cui la parola “crisi” è già tra i trend del nostro cervello, non è quello giusto. Nella condizione in cui ci troviamo, la narrazione che è stata adottata da febbraio a questa parte, tesa a incentivare l’allarmismo e amplificare ogni piccolo screzio o battibecco tra le varie forze politiche, alla lunga non è più accettabile.

La vera crisi di governo di cui stiamo parlando

Con la speranza di non essere smentiti, partiamo da una certezza: il governo non cadrà, non adesso, non quest’anno. Il perché è molto semplice: abbiamo delle scadenze rispetto ai progetti di riforma da presentare all’Unione Europea per l’approvazione del Recovery Plan e quindi la possibilità di iniziare a spendere concretamente i 208 miliardi che ci spettano. Aprire una crisi di governo sarebbe da folli e una missione impossibile anche per i più temerari leader d’opposizione. Di conseguenza le elezioni, specie in questo periodo, non sono nemmeno ipotizzabili.

Anche l’ipotesi di un governo di alleanza nazionale è tra le più remote, e per chi ci spera consiglierei di lasciar perdere. In primis per l’incompatibilità assoluta degli eventuali interlocutori: a fatica riescono a mantenere un equilibrio le forze politiche di maggioranza, figuriamoci se il dibattito sui provvedimenti fosse esteso ai sedicenti salvatori della patria Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non scherziamo. E poi, c’è veramente qualcuno che crede che Mario Draghi o Marta Cartabia siano disponibili a ricoprire l’incarico di Presidente del Consiglio in questa situazione? Il primo è l’ex presidente della BCE, la seconda l’ex presidentessa della Corte costituzionale. Perché rovinare tutto?

In conclusione, la più ragionevole delle ipotesi è quella di un possibile rimpasto di governo (o “Conte ter”), dettato dalle reiterate divergenze con Matteo Renzi, di cui abbiamo già decantato le gesta. Il leader di Italia Viva pare non voler indietreggiare di un centimetro sulle sue proposte programmatiche da inserire nel Recovery Plan, presentate lo scorso 28 dicembre con il progetto CIAO (Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità). I temi di discussione sono validi, questo non si può mettere in discussione. Inoltre, la destinazione del Recovery fund è nevralgica per il nostro futuro ed è giusto un sano confronto parlamentare. Per il resto, Matteo Renzi farebbe bene ad abbandonare le sue manie di protagonismo e capire che se anche la politica è un gioco, questo non è il momento di giocare.

Insomma, il consiglio per il leader di Italia Viva, per i giornalisti e per qualsiasi altra persona è di discutere, per carità, ma di fare piano. Di non fare troppo chiasso. Qui si possono leggere i nomi delle persone impegnate nel settore sanitario che hanno dato la vita per lottare contro questa pandemia. Nelle menti di tutti noi, invece, dovremmo tenere le migliaia di persone che ci hanno lasciato a causa del virus maledetto. Adesso, per favore, un po’ di rispetto; e pensiamoci due volte prima di provocare, scrivere o parlare di una crisi di governo. Per di più, nel caso ve lo foste dimenticato o non ve ne foste accorti, fa freddo, piove e il cielo è grigio, da parecchi giorni ormai.  

Matteo Mercuri

Greenpeace

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