
Chi ha inventato il software? È il 1833, la Macchina Differenziale di Charles Babbage eleva vari numeri alla seconda e alla terza potenza ed estrae radici di equazioni di secondo grado. Alla presenza della macchina i più restavano ammirati e sbalorditi, Ada Lovelace, invece, «giovane com’era, comprese il suo funzionamento e vide la grande bellezza di quell’invenzione», disse sua madre. Porta il suo nome il linguaggio di programmazione utilizzato dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (Ada). Le dedichiamo le nostre #EvidenzeStrutturali.
Alla pubblicazione di Sketch of the Analytical Engine Invented by Charles Babbage dell’italiano Menabrea, Ada Lovelace fu esortata da Babbage alla traduzione del volume con le sue annotazioni personali. Il rapporto tra i due si invertirà a tal punto che sarà Lovelace a correggere Babbage, negli errori matematici che la irritavano molto, arrivando a porre numerose rigide condizioni al prosieguo della collaborazione.
Il lavoro fu attribuito a A.A.L. – le sue iniziali. Ada Lovelace in carne e ossa, piuttosto, si diceva spaventata all’idea di «esercitare i poteri che so di avere sugli altri […] di conseguenza mi astengo da qualsivoglia tentativo di esercitare intenzionalmente poteri inconsueti». Tuttavia, il suo lavoro, in origine sotto forma di commento, divenne più influente del testo principale. Ada Lovelace, con ampio anticipo, produsse il primo esempio di programmazione informatica. Quello che scrisse non era altro che un quasi ipertesto, con complicati e poliedrici intrecci di riflessioni, dettato dalla consapevolezza che “tutte le cose sono naturalmente collegate e interconnesse”.
Le considerazioni di Ada Lovelace verranno riprese da Alan Turing, per la sua macchina universale che vedrà la sua luce durante la Seconda Guerra Mondiale. La macchina analitica di Lovelace si rifaceva a sua volta alle schede perforate del telaio di Jacquard e ancor prima, in una visione un po’ cyberpunk un po’ poetica che ci viene da Sadie Plant, «nasceva dalle matasse di fili delle tessitrici, che a loro volta riprendevano i fili dei ragni e delle falene e le reti delle attività batteriche».
Il lavoro di Ada Lovelace si emancipa da quello di Babbage per la sostanziale differenza che vige tra Macchina Analitica e Macchina Differenziale: la prima ha in più della seconda quello che passa tra l’analisi matematica e la semplice aritmetica. Dirà Lovelace: «Una macchina dotata di capacità così grandi da poter essere ragionevolmente definita braccio esecutivo dell’algebra astratta». Babbage, dal canto suo, afferma che la Macchina Analitica sarebbe stata in grado di anticipare i risultati di calcoli che non aveva ancora eseguito; per questa affermazione verrà preso per matto. Ada si eleva ancor di più affermando: «Io sono una profeta nata nel mondo e questa convinzione mi riempie di umiltà, di paura e tremore».
Fu così in anticipo sui tempi che non ci è dato sapere quanto effettivamente il lavoro di Ada Lovelace abbia influito sui moderni software e su quelle prime macchine costruite almeno cento anni dopo le sue considerazioni. Tuttavia, la consequenzialità e la chiarezza non sono sempre indici dell’utilità effettiva di una scoperta, le cui trame sono intessute negli stessi telai e tele e fili e zero e uno, in cui siamo immersə tuttə.
Ivana Rizzo

















































