Gli Anhima tornano in scena con un nuovo album ed un nuovo singolo, “Tutto il mondo è paese”.
Una carriera rock coronata con la pubblicazione di “18 Anhima” per raccontare gli anni dalla fondazione del gruppo, i concerti in Canada, le collaborazioni con Piero Pelù, le jam session con i Doors. Gli Anhima sono parte della storia rock italiana fin dagli anni ’90. Il nuovo album, “La cruna dell’ago”, vanta tra i suoi produttori Fabrizio Simoncioni e Fabrizio Vanni, veterani della cultura rock italiana ed internazionale. Abbiamo intervistato Daniele Tarchiani, il cantante della band.
Qualche critico, nel tempo, vi ha definiti “commerciali”, aggettivo che non è stato di vostro gradimento. Il lessico che utilizzate nei vostri brani è ricercato e mai banale: esiste, ad esempio, un brano, nel vostro ultimo lavoro, dal titolo “Eutanasia di un amore”. Sottolineate spesso che la vostra lingua è, ogni volta, una scelta precisa, così come si riscontra con le sonorità che inserite nei vostri brani.
Tarchiani: «Hai scelto un brano molto particolare, “Eutanasia di un amore” è una citazione prima di tutto (un film di Ferreri del 1977). Io amo il cinema, è la mia seconda passione, per cui spesso uso citazioni. E’ il nostro lessico, il nostro modo di esprimerci, sempre indirizzato comunque a cercare di comunicare qualcosa di preciso. Non mi piace più quel rock contro qualcosa, mi piacerebbe fare un rock con qualcosa. Questo album in particolare è basato su un qualcosa che possa esprimere un messaggio d’amore e so che questo non è molto rock. Il rock di solito è contestazione, ribellione. Io ho iniziato negli anni ’80, facevo il batterista in una band postpunk e ho visto e ascoltato molte cose: suonavamo quando ancora tiravano le bottigliate, quando salivi sul palco e dovevi essere più cazzuto di quelli che erano al di sotto.»
In “Umanoide web” si ripete più volte la frase “solo un’immagine”, che fa venir in mente la massificazione dell’informazione, la spettacolarizzazione delle cose, degli eventi della vita privata. E ad un certo punto si nomina anche una “guerra mondiale”, che incuriosisce molto.
Tarchiani: «Grazie per questa domanda. E’ un brano molto polemico su questo periodo storico perché posso dichiarare, per quanto siamo tutti sulla rete e utilizziamo questo mezzo perché il progresso è inarrestabile (giustamente) e non lo è mai stato, che nel mondo parecchia gente, i grossi gruppi come i Placebo, Coldplay, sta sfruttando questa cosa. Io credo che abbia causato dei danni drammatici a quella che è la 
Il primo singolo estratto è “Tutto il mondo è paese”. Il brano si conclude con una dichiarazione: quel paese è l’Italia. Ad un certo punto, inoltre, nominate la “Fulgida Babele chiamata Firenze”. Gli Anhima sono molto interessati alla politica, fino a definirla “vita”, a differenza di tanti altri artisti che preferiscono restare neutrali.
Tarchiani: «”Tutto il mondo è paese” è un pezzo un po’ particolare, non va neanche troppo
La foto dell’album lascia intravedere una mano che spunta dalla cruna, un segnale maanche una richiesta. In che senso?
Tarchiani: «La mano che sbuca dal cerchio di luce. La cruna è la parte più piccola da cui si riesce a trasmettere qualcosa di preciso. Un modo per dire “stiamo uscendo” ma anche “tirateci fuori da questo buio”, in questo relativo anche alla musica italiano e al rock che sta scomparendo. In Italia ci tengono a farci credere che le cose stanno in questo modo, in realtà nel resto del mondo non è esattamente così. La situazione è disperata perché siamo costretti a rispettare delle regole: se non sei connotato in quella parte underground, come i Subsonica, gli Afterhours, oppure non sei rock. Sta diventando un fattore elitario riuscire a fare musica.»

Tarchiani: «Una domanda difficile. Ho visto poche cose, però ti posso dire che quest’estate ho assistito al concerto dei Verdena. Un gruppo visionario, folle, che mi ha emozionato molto (che è abbastanza difficile). In generale penso che ci sia poca roba in giro, questo è il buio da cui esce la mano.»
Come si svolgerà il prossimo tour?
Tarchiani: «Tra un mesetto partiremo. Firenze, Roma, Milano saranno le prime tappe e poi più in giro possibile».
Sara C. Santoriello


















































