Popper, Fonte immagine di copertina: https://www.mardeisargassi.it/il-paradosso-della-tolleranza-lattualita-della-teoria-di-popper/
Popper, Fonte immagine di copertina: https://www.mardeisargassi.it/il-paradosso-della-tolleranza-lattualita-della-teoria-di-popper/

Il filosofo liberale Karl Popper nasce e si evolve come perfetto figlio del suo tempo: da giovane marxista iscritto all’Associazione degli Studenti Socialisti, nel 1919 inizia a rivedere le sue ideologie: è giusto abbracciare acriticamente un credo potenzialmente pericoloso? Un vero atteggiamento scientifico non consta forse il rifiuto di un approccio dogmatico?
Nel 1945 sarà sicuro della sua scelta. Popper ha di fronte a sé una società smantellata e un mondo costruito su nuovi equilibri. I quesiti che si poneva trent’anni prima e che ricercavano la libertà di pensiero e di espressione si evolvono nel trattato di filosofia politica «La società aperta e i suoi nemici». Popper guarda l’occidente con preoccupazione, aggrappandosi con forza ai nuovi colori che la caduta del fascismo ha liberato. L’impoverimento economico e morale è il pesante fardello che ci hanno lasciato le guerre mondiali e ha contribuito all’imbarbarimento sociale, spinto e perpetuamente nutrito dalle masse degli intolleranti e dagli insoddisfatti.
La parola tolleranza è per il filosofo la chiave della salvezza, ma come può essere difesa da chi le rema contro?
È questo il quesito che ha generato il Paradosso Popper.

«La tolleranza illimitata porta necessariamente alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro». Popper si sente in obbligo di chiarire il concetto di tale paradosso, aggiungendo: «In questa formulazione, non intendo, per esempio, che dovremmo sempre sopprimere la diffusione di filosofie intolleranti; fintanto che possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e tenerle sotto controllo da parte dell’opinione pubblica, la soppressione non sarebbe certamente saggia. Ma dovremmo rivendicare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; poiché (…) potrebbero vietare ai loro seguaci di ascoltare argomenti razionali, perché ingannevoli, e insegnare loro a rispondere agli argomenti usando i pugni o le pistole».

Il filosofo quindi argomenta per bene le sue motivazioni e propone solidi strumenti per evitare che la libertà d’espressione e di pensiero vengano censurate, limitate o semplicemente sopravvalutate: la strada giusta è quella della comunicazione, del riportare le bellezze ma anche le oscurità del nostro mondo, i pensieri liberali e anche quelli oppressivi. La parola rappresenta una salvezza, la sua divulgazione permette l’informazione, l’insegnamento è una prolificazione della civiltà. Tutto deve quindi essere alla luce del sole, perché solo in questo modo, solo quindi tramite la conoscenza, è possibile capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, solo conoscendo la violenza, la manipolazione e l’oppressione è possibile riconoscerle ed evitarle. La censura in questo contesto può esistere solo per punire coloro che con violenza e prosopopea pretendono di divulgare filosofie intolleranti.

Partendo da queste considerazioni sul paradosso, Popper nota, come accade oggi, che a causa del dilagare incessante del politicamente corretto, non è raro trovare qualcuno che voglia manipolare tale teoria (pretendendo di censurare in toto la divulgazione di idee che contrasta la loro sensibilità) o qualcuno che semplicemente la ignora e pretende di appellarsi alla democrazia e alla libertà di espressione per ogni evenienza.

In seguito all’assalto dei sostenitori di Donald Trump a Capitol Hill, dove era prevista la riunione di Camera e Senato per la ratifica dell’elezione di Joe Biden alla Presidenza degli Stati Uniti, il presidente uscente è stato escluso da Facebook e da Twitter e, pochi giorni dopo, il social network Parler, piattaforma di cui usufruiva l’estrema destra populista, è andata offline dopo che era stata esclusa da Apple, Google e Amazon.
Sebbene l’appello alla censura da parte di fascisti abbia di per sé delle tinte tragicomiche, basta una rapida lettura dei fatti per comprendere quanto tali scelte possano risultare costruttive. Parler era ormai un covo di fake news in cui i fan di Trump avevano la possibilità di riorganizzarsi per ritornare a perpetuare atti di sabotaggio, di violenza e di vandalismo. E da qui, quanto sarebbe giusto tollerare degli intolleranti che divulgano falsità (privando quindi la loro platea della verità e della razionalità) e che, per sovrastare il prossimo, non temono di usufruire di «pugni o pistole»? Troppo spesso ci si dimentica del profondo impatto che ha il mondo dei social sulla vita reale: solo perché virtuale non è meno pericoloso ma anzi, è capace di raggiungere gli occhi e le orecchie di chiunque, anche dei più ingenui, e di instillare loro con macchinosità idee pericolose, frutto di premesse completamente inventate o nate da complotti di fanatici. Secondo il rappresentante UE Josep Borrell, ad esempio, «occorre poter regolamentare meglio i contenuti dei social network, rispettando scrupolosamente la libertà di espressione, ma non è possibile che questa regolamentazione sia attuata principalmente secondo regole e procedure stabilite da soggetti privati». In sintesi, servirebbe un maggior controllo e un regolamento molto più dettagliato rispetto quello vigente per controllare la pubblicazione di qualsiasi tipologia di contenuto.
Stesso discorso vale per gli account di Trump in quanto l’ex presidente avrebbe fomentato il suo seguito divulgando teorie cospirazioniste e quindi avrebbe (volontariamente o meno) messo in pericolo i cittadini americani con la sua propaganda politica.

Siamo quindi invischiati nel paradosso Popper, ma è comunque giusto notare che tali scelte dei principali app store non possono essere interpretate letteralmente come una violazione della libertà di espressione e quindi del primo emendamento, dal momento che la norma si applica al Governo e non alle società private.

Alessia Sicuro

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

2 Commenti

  1. credo che il paradosso di Popper sia tale solo perché ha un punto di vista limitato. La soluzione che mi viene spontanea è tollerare l’intolleranza all’intolleranza dell’intolleranza…

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