Tonino Carotone, il gioco disinteressato del pensiero
Fonte: Maninalto!

Eccentrico, vulcanico, anticonvenzionalista, al tempo stesso tradizionalista e ricercatamente démodé: Tonino Carotone non è, di certo, uno di qui personaggi da lasciare indifferenti. Il cantautore castigliano è un tipo che non conosce, né concede, vie di mezzo. Cuore d’oro e farabutto a metà fra il Bogart di “Casablanca” (Michael Curtiz, 1942) e il gitano Zare di “Gatto nero, gatto bianco” (Emir Kusturica, 1998) che fugge le proprie nozze alla ricerca del vero amore.

Attore di una vita bohémien che non lascia spazio alla teatralità dell’assurdo, bensì alla più viscerale libertà d’espressione dei sentimenti più intimi, Tonino Carotone, artista a metà tra l’essere cantante e interprete, ha fatto del proprio animo surrealista la cifra stilistica che lo contraddistingue fin dai suoi primi passi nel mondo delle sette note.

Stravolgendo in maniera del tutto personale gli stilemi della canzone popolare ispanica, la musica del cantautore spagnolo è una commistione di generi e linguaggi differenti e all’apparenza antitetici: sonorità latine, tradizioni mediterranee, swing e rock si mescolano ad un codice linguistico-comunicativo a passo coi tempi globali, un mestizaje di lingue, linguaggi ed espressioni che Tonino Carotone stesso ha definito “Itañol”.

Al microfono di Libero Pensiero, incontriamo Tonino Carotone. A voi il giudizio delle sue dichiarazioni.

Le tue canzoni, sotto una veste d’allegria, lasciano spesso trasparire uno spirito nostalgico. In te senti prevalere il versante dello spensierato gaudente o del riflessivo?

«Ad essere sincero, di base mi sento un pessimista con la tensione ad andare sempre avanti: è questo lo spirito che mi dona la forza necessaria per affrontare la vita nelle sue mille vicissitudini e peripezie. Conservo un morboso attaccamento ai ricordi di quando ero bambino; il che mi fa prediligere, anche musicalmente parlando, un gusto non indifferente per il retrò. Il guardare indietro per andare oltre è per me una condizione dalla quale non riesco a distogliermi.»

È un mondo difficile / E vita intensa / Felicità a momenti/ E futuro incerto”: la massima che ha spopolato nella seconda metà degli anni Novanta, contenuta in “Me cago en el amor”, canzone tra i tuoi più grandi successi, vale anche per voi artisti?

«Indubbiamente! L’artista proietta il suo pensiero, il suo bisogno di relazione in ciò che fa. In caso di mancata riuscita, la negatività lo assale. Quando ciò accade, quando non riesce ad esprimersi, è lì che attinge nuova linfa per comunicare, per comunicarsi. Il futuro si colloca nell’espressione del divenire, nella tensione del vivere quotidiano.»

Nei testi di Tonino Carotone, spesso e volentieri, è presente una feroce critica sociale, seppur in maniera ironica. In base alla tua esperienza personale, come giudici la società odierna? Quali sono le analogie e differenze tra Spagna (tuo paese di origine) e Italia (terra che ti ha adottato)?

«In passato la Spagna guardava all’Italia come ad una sorella maggiore più avanti, più libertaria; oggi mi pare avvenga il contrario. Penso che entrambi i paesi siano giunti ad un momento di estrema difficoltà: la penuria di illusioni e la scarsità di ribellioni ad un sistema che ci vuole tutti schiavi li porteranno al declino. Non bisogna arrendersi, agendo è possibile ribaltare la situazione!»

Il messaggio di Tonino Carotone per le giovani generazioni?

«Non voglio lanciare un messaggio politico – non mi pare il caso – ma il consiglio più grande che sento di darvi è di non guardare di buon occhio qualsivoglia convenzione prestabilita. Siate ribelli, sempre!»

Vincenzo Nicoletti

Vincenzo Nicoletti, classe '94. Cilentano d'origine, bresciano d'adozione. Oltre che per la scrittura, coltivo una smodata passione per i viaggi e per lo stare all'aria aperta. Divoratore onnivoro di libri e assiduo ascoltatore di musica sin dalla più tenera età.

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