Foscari: il primo album nato da

Marco Foscari, cantautore campano che ora vive a Roma, non ha sempre saputo che la musica sarebbe stata la sua strada. Eppure, tra qualche settimana uscirà il suo primo album “I giorni del rinoceronte“. Un’avventura scritta in giorni di solitudine, non per estraniarsi dal mondo, ma per ricongiungersi con esso.

Anche tu, come molti altri tuoi coetanei, hai lasciato la tua città natia per inseguire un sogno, per provare a raggiungere un obiettivo. Cosa ha significato quest’esperienza, questo cambiamento, per te? Anche per quanto riguarda la tua maturità musicale.

Foscari: «Mi sono trasferito per studiare le cose che mi piacevano, però non è che avessi un’idea molto precisa. Sicuramente, lasciare il nido in cui ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza, e quindi ritrovarmi da solo, a fare qualcosa che sapevo essere difficile in quanto inseguire le proprie passioni è sempre difficile, è stato difficile. Quello che mi porto maggiormente dentro di questo cambiamento che ho dovuto affrontare è il fatto di aver dovuto inventare gli strumenti della vita, proprio per cercare di raggiungere il mio sogno. Io non mi sono trasferito a Roma per fare il musicista: mi sono trasferito per studiare in un’università che prima non esisteva nell’università vicino casa mia, a Salerno, ovvero il DAMS. Il percorso musicale è arrivato un po’ dopo, non credevo fosse la mia strada. Mi interessava lo spettacolo, recitavo, suonavo, ma ancora non avevo chiaro il mio futuro. Sono partito per quelle possibilità che un paesino di provincia non può offrire. Il trasferimento a Roma ha comunque significato tanto per la mia carriera musicale: mi ha permesso di entrare a far parte dell’ambiente musicale romano, ho potuto sperimentare il fermento musicale della città. Infatti, l’esperienza principale che mi ha aiutato a diventare il musicista che sono è stata quella della strada: per un anno ho suonato in strada a Milano».

Cosa pretendi, un lavoro stabile  se stabile non è neanche la terra?”, dici nel tuo nuovo singolo “Stabile non è” che gira tutto intorno al concetto dell’instabilità, appunto. Questa tematica anticipa quanto troveremo nell’album?

Foscari: «Non in senso assoluto: l’album non parla di instabilità. In un certo senso, però, ci sono alcuni passaggi di alcune canzoni che tornano sul concetto dell’instabilità. Un’instabilità intesa non come precariato, quanto più un’instabilità interiore, emotiva: il nostro mondo interno è sempre in continuo cambiamento quindi è sempre molto difficile trovare degli appigli interiori nei quali potersi riconoscere, anno dopo anno. Il focus gira più intorno al mutamento: non essere mai ancorati e pigramente seduti sugli allori, ma è più un continuo muoversi alla ricerca di qualcosa di più».

Perché “I giorni del rinoceronte”?

Foscari: «Ho scelto il rinoceronte perché è uno degli animali più solitari: le canzoni dell’album sono state scritte in un momento in cui mi sono ritirato in una piccola casa in campagna da solo per poter scrivere. Metaforicamente, quindi, quei giorni sono stati “i giorni del rinoceronte”, i giorni dell’animale solitario. Questo è anche uno dei concetti dell’album: una solitudine, però, non intesa come un “chiamarsi fuori dal mondo”, quanto più un momento transitorio, di cui secondo me ognuno di noi hai bisogno, per potersi conoscere e per poi affrontare il mondo fuori, gli altri, la propria vita. Un momento di raccoglimento grazie al quale ci si può conoscere: quindi, non un rifiuto dell’altro, ma un momento preparatorio affinché ci si trovi bene in mezzo alle altre persone. La necessità di chiamarsi in raccolta per rimettere insieme i pezzi e ricostruire le proprie maschere, i propri meccanismi di difesa, per affrontare al meglio ogni giorno. Un’altra tematica, collegata a questa del “raccoglimento”, è quella della ricostruzione: intesa come creare davanti a sé un quadro con tutti i pezzi confusi provenienti dalla nostra interiorità, cercare di dargli un ordine e cercare, quindi, di ricostruire. Questo perché credo che ad un certo punto della vita, ognuno di noi non si ricorda più chi è. Davanti ad una determinata situazione, il proprio “io” di sette/otto anni prima avrebbe reagito in maniera diversa rispetto al nostro “io” attuale: questo perché cambiamo, mutiamo, interiormente e esteriormente. Quindi, credo sia normale che ad un certo punto bisogna mettere ordine, ricongiungersi col nostro passato: ricostruendo quanto fatto per fare meglio, abbandonare i pezzi inutili e tenere soltanto quelli che ci servono, nei quali ci riconosciamo.  Questa ricostruzione non è stata esclusivamente personale, ma sono stato influenzato soprattutto dai miei amici».

L’indie è il genere musica che in questo periodo va per la maggiore: nel tuo disco quanto ne troveremo? Sei stato costretto ad inserirlo per esigenze commerciali?

Foscari: «Tendo a non considerare l’indie come un genere musicale, anche se ora è considerato come tale. Secondo me, identifica più un determinato genere di produzione, nel senso che io artista indipendente creo la mia musica e faccio musica come piace solo a me, grazie anche a quelle  etichette discografiche che pubblicano gli album degli artisti così come loro li creano. Ciò negli anni si è trasformato in quanto gli artisti che hanno fatto questo, hanno poi creato il genere musicale costruendo allo stesso tempo dei riferimenti musicali. Il mio non è un disco indie, ma è più pop rock, se vogliamo parlare di genere musicali. Per quanto riguarda la seconda domanda, ho fatto un videoclip (della canzone “Giorno“, rilasciato il 6 aprile) in cui insieme all’etichetta e all’ufficio stampa, abbiamo deciso di seguire una strada un po’ più Lo-Fi (non per la produzione musicale, ma solo per il videoclip) per cercare di immetterci un po’ meglio sul mercato. Non è stata una scelta fatta solo per il “commercio”, abbiamo ricercato un modo un po’ diverso rispetto agli stili dei videoclip fatti attualmente. E questa ricerca si è realizzata nel racconto di una storia semplice con richiami a qualche anno fa.  In ogni caso, non mi sento di dire che ho inserito l’indie nel mio percorso musicale per un’esigenza di mercato: penso che siamo andati verso un’altra direzione, più pop rock appunto, come dicevo prima. Anche perché non credo di essere un cantante indie».

Prossimi appuntamenti

Foscari presenterà ufficialmente l’album il 21 aprile a Roma. Poi, partirà con un tour in giro per l’Italia: il 27 aprile Marco sarà a Cava de’ Tirreni (Dissonanze Records) e il 26 a Torre del Greco (Cafè Street 45), a maggio a Prato.

Per ulteriori aggiornamenti: https://www.facebook.com/foscaripaginamusicale/

Federica Ruggiero

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