Paolo Morese ha pubblicato il suo album “Anima”, intriso di un relativisimo di cui lo stesso autore non può fare a meno. Un concetto riconfermato anche dall’espressione “Non esiste solo un’anima, ma tante piccole anime”.

Il 16 aprile è stato pubblicato il disco d’esordio “Anime”. Come interpreti il minimalismo musicale? Quali anime hanno ispirato i tuoi racconti? 
Paolo: «Non parto da un’idea di base, quindi non si può parlare di ispirazioni. Inizio a comporre senza schemi precisi. Quello che sento, lo scrivo. Soltanto dopo, quello che partorisco prende forma e connotazione specifica. Il tutto non nasce da un preconcetto di base. Ci sono tanti modi di lavorare. Mi piace lavorare all’inverso e creare qualcosa. Dopo aver creato, queste emozioni particolari seguivano il mio stile. Da lì è nato il titolo.»

Quante esperienze jazz e folk hanno influenzato il nuovo album?
Paolo: «In senso stretto ha influito l’approccio e lo studio della musica classica, che porto avanti sin da quando ero ragazzino. Lo studio classico c’è e si avverte. Cerco di guardare al futuro, tuttavia non riesco a fare a meno di volgere uno sguardo anche al passato. E’ un qualcosa che ci condiziona e noi siamo stati così anche per il passato che abbiamo avuto. Saremo ciò che siamo. Il passato non si può totalmente scartare. Partendo dal passato non so dove arriverò.»

Qual è, secondo il tuo punto di vista, il futuro della musica classica?
Paolo: «Domanda difficile. Bisogna capire cosa si intende per musica classica. Diventerà qualcosa di lontano da noi, se consideriamo l’accezione comune. Molte cose verranno perdute come è giusto che sia. Non so come si evolverà. Tra qualche secolo potremmo intendere Baglioni come esempio di musica classica. Se consideriamo la musica strumentale, attualmente il minimalismo musicale è un’eredità della musica classica.»

Cosa caratterizza i tuoi live? Quali tecniche utilizzi per coinvolgere il pubblico?
Paolo: «Mi chiedono ispirazioni. Io sono lontano dal punto di vista commerciale però le spiegazioni le lascio direttamente a chi ascolta. Un musicista deve solo suonare. La grandezza di un artista è data dal farsi capire senza spiegarsi. Sarebbe troppo semplice, invece bisogna comunicare senza parole. Altrimenti banalizzerei il mio ruolo. Se volesse comunicare tristezza, dovrebbe saperla interpretare l’ascoltare. Si tratta di percepire l’arte e saperla comunicare all’ascoltatore. Comunicare attraverso i suoni»

Morese afferma poi:
«L’animo umano è un universo di emozioni e stati d’animo, con “anime” ho cercato di creare nuovi linguaggi sonori e nuove forme, di superare gli archetipi, di creare una una musica che sia più completa e totale, che abbracci tutte le diverse esperienze emozionali; fare in modo che ogni brano sia uno specchio della propria anima, della propria vita, delle proprie emozioni quotidiane».

Ieri si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione dell’album a Cava de’ Tirreni.

Sara C. Santoriello

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