Salvini e il neofascismo: una storia d'amore proibito
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Quella tra Matteo Salvini e la composita galassia del neofascismo italiano è una relazione tanto tormentata quanto profonda, fatta di linguaggi comuni, ideologia affine e programma politico quasi completamente convergenti e sovrapponibili. Eppure, “il Capitano” non può permettersi di abbandonarsi apertamente e totalmente alle pulsioni più profonde dei suoi sentimenti. Come novelli shakespeariani Montecchi e Capuleti, Lega e neofascismo vivono le asprezze e le gioie di un amore proibito, non tanto dall’insindacabile giudizio dei padres, quanto da un logico e misurato calcolo politico: le elezioni si vincono al centro, o quantomeno se si interpreta e conquista il “centro”. Per farlo, il vice-Premier vuole coniugare moderatismo e radicalismo di Destra.

Dunque clandestinamente, ma intensamente, si consuma la passione tra Salvini e i fascisti del nuovo millennio, ormai una vera e propria coppia di fatto. Alla fine, l’amore trionferà?

La fase del corteggiamento e l’ascesa della nuova Lega

La “nuova” Lega prende forma faticosamente e lentamente, a partire dal dicembre 2013, proprio quando Matteo Salvini viene eletto segretario federale a furor di popolo. Il nuovo leader cerca di costruire fin da subito una nuova identità politica per il Carroccio, indebolito dagli scandali dell’era Bossi, depotenziato nelle sue velleità secessioniste e isolato politicamente dalle Larghe Intese e dal Patto del Nazareno tra centro-destra e centro-sinistra, con i consensi ai minimi termini.

Per invertire la tendenza, Salvini opta per una strategia politico-elettorale che riesca a rafforzare e a tenere insieme il partito, ma anche a concedersi l’obiettivo di una prospettiva ben più ambiziosa: l’egemonia culturale della Destra italiana nella sua composita interezza, tenendo conto dell’immensa platea elettorale costituita da delusi della politica tradizionale e dalle masse del “fascismo silenzioso”.

Come? Sintetizzando la componente leghista moderata (quella “maroniana”) con una nuova identità politica, chiaramente e orgogliosamente identitaria, nazionalista e sovranista. Un’armonia apparentemente impossibile da sostenere, eppure indispensabile per unire quello schieramento politico.

Non una novità comunque: già Silvio Berlusconi, nel ’94, aveva tentato l’impresa prima del leader leghista, da una prospettiva liberal-conservatrice. Salvini cerca invece di assorbire i moderati all’interno di un progetto politico radicale, cercando di equilibrare le istanze di entrambi
e ambire a conquistare il centro del dibattito pubblico.

Sul piano elettorale, tutto questo si traduce privilegiando i rapporti ufficiali e su scala nazionale con il centro-destra tripartito, ma riservando grande attenzione e rapporti costanti, più o meno espliciti, con i movimenti, i partiti e i soggetti culturali del neofascismo. È la fase del “corteggiamento”, un processo silenzioso e largamente tenuto sotto traccia, innanzitutto ideologico-culturale, e che ha portato Salvini ad assimilare parole d’ordine e posizioni politiche dell’estremismo, dalla crociata contro l’UE e la globalizzazione economica alla lotta senza quartiere contro l’immigrazione.

Sentimenti già presenti nella vecchia Lega con forme, contenuti e finalità diverse, ma che vengono radicalizzati e messi al centro del programma politico, sostituendo la questione settentrionale. Le posizioni dei movimenti che si ispirano al neofascismo costituiscono evidentemente le fondamenta ideologiche della neo-Lega di Salvini.

È amore: Salvini di lotta e di governo, tra destra moderata e neofascismo

L’amore tra Salvini e il neofascismo si fa col tempo sempre più irresistibile, e dunque esplicito. Sono proprio i militanti di CasaPound a coniare per il segretario della Lega un nomignolo affettuoso, che diventerà presto comunissimo epiteto, durante un incontro organizzato al Teatro Brancaccio nel 2015: «Un capitano, c’è solo un capitano!».

Le bandiere della Lega si vedono sempre più spesso assieme a quelle di CasaPound e Forza Nuova nelle piazze e nelle manifestazioni, mentre alcune alleanze politiche locali e la sapiente opera di tessitura di alcune figure cerniera tra il mondo neofascista e quello leghista (da Fontana a Borghezio, fino a Sofo de Il Talebano) suggellano definitivamente l’intesa.

Salvini e il neofascismo

Un’intesa che non sarà mai pienamente sistematizzata, anche per l’indisponibilità dei vertici leghisti a trattare da pari con le piccole formazioni politiche neofasciste. E “il capitano” non cederà pubblicamente alle lusinghe: nonostante le assidue e appassionate frequentazioni, la sua astuzia sarà nel non dichiararsi mai neofascista in presenza di un elettorato comunque largamente post-ideologico, e nel limitarsi a costringere il fascismo nelle nebbie della storia, come residuo irrilevante del passato, rinnegandolo, ma sempre timidamente (del resto, “ha fatto anche cose buone!“).

Uscire allo scoperto, del resto, significherebbe contravvenire alla strategia elettorale sopra delineata, che si rivelerà molto fortunata. Alle elezioni politiche del 2018, gli ammiccamenti ai neofascisti, l’accoglienza di buona parte del programma della Destra più radicale e il clima politico favorevole regalano infatti grandi soddisfazioni: la Lega diventa primo partito nella coalizione di centro-destra, quadruplicando i consensi rispetto alla tornata elettorale precedente, e si avvia l’esperienza del “Governo del Cambiamento“: Salvini sarà vice-premier e ministro degli Interni.

Il Salvini di governo non ammorbidisce le sue posizioni, anzi, il consenso e il ruolo istituzionale gli consentono più spazi di manovra per mostrare al mondo i suoi veri sentimenti: i segnali di vicinanza ai fascisti del nuovo millennio si intensificano e si fanno più spregiudicati, diventano una sottile rete di allusioni e segnali più o meno diretti.

Se disertare il 25 aprile non è purtroppo una novità per alcuni vertici politico-istituzionali, lo è sicuramente citare disinvoltamente il Duce a più riprese e inseguirne la retorica e i simboli (non ultimo il comizio dal balcone del Municipio di Forlì).

Il vice-Premier non si ferma qui: da ormai famoso indossatore, veste in più occasioni abiti firmati CasaPound (ossia prodotti da aziende fondate da figure vicine al movimento), e da novello uomo di lettere fa pubblicare il suo ultimo libro-intervista, Io sono Matteo Salvini, da una casa editrice (Altaforte) sempre vicina ai neofascisti della tartaruga, con annessa polemica al Salone del Libro di Torino. Nel frattempo, la sintonia con la galassia neofascista si fa più evidente e sistematica (basti pensare ai recenti fatti di Torre Maura e del Congresso di Verona).

Il futuro: nozze o clandestinità?

Come andrà a finire? Saranno mai nozze aperte, con lo sdoganamento istituzionale e definitivo del fascismo, o si resterà amanti più o meno clandestini? La situazione attuale non lo lascerebbe presupporre.

Le formazioni di estrema destra, non tanto e non solo CasaPound, quanto le piccole realtà più estremiste, accomunate da tratti ideologici particolarmente marcati, sono caratterizzate da scarse ambizioni elettorali e/o poche concrete possibilità di vederle realizzate, e dunque si lasciano utilizzare e vengono utilizzate dalla Lega come retroterra culturale e politico per non “sporcarsi le mani” e preservare la sua immagine.


«Bacioni!» Foto: lapresse

Salvini, nascosto tra peluche, emoticons e food interpreta il ruolo del poliziotto buono, mentre la Destra radicale interpreta quello arcigno del poliziotto cattivo. La Lega incassa dividendo elettorali e conquista centralità nel dibattito pubblico, mentre il neofascismo è ricambiato con egemonia culturale, tutela e rappresentanza politica della propria visione. Dunque, più che amore, un (non) matrimonio di interesse.

Difficile che la situazione possa cambiare, data l’estrema convenienza per entrambe le parti. Vuol dire che siamo salvi, che l’onda nera non esiste e che Salvini e i suoi sono solo “moderati arrabbiati”? Nient’affatto. Il fascismo in Italia non è mai del tutto scomparso e, non potendosi apertamente mostrare, si è sempre palesato in forme striscianti, insidiose e subdole.

Salvini non sarà fascista, ma si circonda apertamente e costantemente di fascisti. Quel legame, per quanto ancora formalmente non finalizzato, è comunque una minaccia per la democrazia e la Costituzione.

Luigi Iannone