Contest Vinci chi vinci Salvini
Immagine tratta dal video che descrive il contest Vinci chi vinci Salvini

Matteo Salvini piace alla gente. A confermarlo non sono soltanto i risultati elettorali e i sondaggi. Il Ministro dell’Interno è riuscito nel giro di pochi anni a conquistarsi il benvolere degli italiani e a far crescere in maniera esponenziale le percentuali del partito che rappresenta. Ma come ci è riuscito?

Nelle ultime settimane abbiamo visto sui social network del Ministro dell’Interno lenticchie e fagioli, arancini, tortellini, bucatini al ragù, una vera e propria fotografia gastronomica dell’intera Italia.

Salvini

Chi un paio di anni fa sosteneva che di cultura non si mangia aveva ben detto, la passione per il cibo taglia le distanze ideologiche e accomuna bandiere diverse. Ma non di solo cibo vive l’uomo. Salvini va al mare e in montagna, prende il sole e guarda Sanremo. Di lui conosciamo gusti, orari, spostamenti, passioni, intrighi amorosi. Parla così il Ministro dell’Interno, alla pancia e al cuore degli elettori: ogni giorno, a qualsiasi ora, su Facebook, Instagram e Twitter.

In un mondo in cui si comunica con emoticon, likes, hashtag, in cui i 280 caratteri di Twitter diventano la misura oltre la quale si diventa prolissi, qual è il prezzo da pagare per comunicare in modo efficace?

Salvini e i social network

Le logiche dei social network sono scandite da un algoritmo che regola il posizionamento dei post, l’obiettivo è quindi decifrare le tendenze, scopo chiaro a Salvini. Atteggiamenti provocatori e irrisori servono a far piovere commenti, che siano di approvazione o di contestazione poco importa, il consenso si misura in like, la visibilità si pesa in interazioni.

Ciò che salta agli occhi è la quantità di post quotidiani pubblicati da Salvini. Il flusso continuo di informazioni private e pubbliche (il pane e nutella si alterna a dirette in versione comizio), trasmette la sensazione di conoscere la vita reale del nostro Ministro come accade con i personaggi delle serie TV o dei film.

«Perché volete ascoltare la mia storia, ci siamo già incontrati? Ci siamo simpatici?» chiede Boris Yelnikoff in Basta che funzioni a chi sta al di là della telecamera. È la rottura del contratto finzionale, un andare oltre la dissimulazione attraverso una narrazione studiata e pensata. Salvini conosce bene queste logiche e così racconta la sua di  storia, parla al cittadino, uno verso uno, ma lo fa rivolgendosi al popolo, uno verso molti.

I social sono usati da Salvini per aborrire gli avversari, per accrescere la paura dell’immigrato, per demitizzare la politica europea, in un atteggiamento di opposizione perenne. La rabbia è però smorzata da battute leggere e da sorrisi distesi, anche questa è retorica.

Non è più tempo per discorsoni e parole incomprensibili. Il linguaggio è semplice, colloquiale, diretto, a tratti becero. La politica deve essere capita e il complesso devo essere semplificato. Il semplice è sincero, l’articolato è bugiardo. I discorsi vengono spezzettati per dare informazioni che possano restare impressi nella mente, forniti a piccole dosi perché la politica deve convincere ancora prima di fare.

Vinci chi, vinci Salvini

Vinci chi vinci Salvini

Lo stratega del fenomeno Salvini, Luca Morisi, ha avuto modo di mostrare grandi abilità nella costruzione dell’immagine e nella definizione della linea comunicativa del ministro già in passato.

Era febbraio 2018, da lì a poco ci sarebbero state le elezioni del 4 marzo, Salvini cercava di conquistare il suo pubblico con un contest – «Gli altri hanno tv, radio, giornali, telegiornali, banche, quattrini, noi abbiamo voi, noi abbiamo la rete finché ce lo permettono» queste le parole pronunciate da Salvini nel video che poi sembra una televendita –, in palio condivisioni di post sulla pagina di quello che sarebbe diventato il futuro Ministro dell’Interno.

Come se la politica fosse un gioco d’azzardo e il politico un montepremi. Era tutto racchiuso qui, la politica dalle vesti nuove, spettacolarizzata come già accaduto in passato ma evoluta di fronte alla società dello show che è la società della televisione ma anche della Rete, di Facebook, di Instagram. Una società che esiste in quanto abita spazi virtuali.

Posto anch’io… No, tu no

L’obbligo della performance scardina le differenze ideologiche: nell’impossibilità di articolare una contro narrazione, molti volti noti scelgono di giocare ad armi pari. I risultati sono variabili. Lo ha fatto Calenda che ha postato su Twitter una sua foto in costume da bagno, alle sue spalle un lago, la neve e un cigno. Il radical chic non è più chic oggi che il gusto è popolare. La provocazione lanciata al sovranista Salvini è chiara. E allora scoppiano i commenti, qualcuno suggerisce che per avere più like il cigno deve mangiarlo, un altro scrive Ah Calè facce Tarzan.

Calenda vs Salvini

Chi pensava che la politica fosse cosa troppo seria oggi deve ricredersi, ma nonostante questo qualcosa si muove, qualcosa resta. La fiducia data ai politici – il voto – è la risultante di più fattori: una memoria scandita, speranze disattese, aspettative future. Allora il linguaggio politico può anche essere fatto di slogan o discorsi lunghi, di sollazzo o di noia, di immagini e selfie e like, ma ciò che conta sul lungo periodo sono le idee e i fatti.

Il senso critico, che ognuno ha, serve a questo, a sforzarsi di smontare l’artificio per capire la sostanza.

Alba Dalù

CONDIVIDI
Avatar
Credo nella cultura e in ogni sua declinazione. Mi interessa la politica e ogni forma di utopia e distopia. Adoro la musica, i libri, il cinema, soprattutto il cibo, in parte lo sport, a tratti le persone.

2 COMMENTI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here