Silvia Romano libera, annunciata la liberazione

L’annuncio della liberazione arriva alle 17.17 direttamente dal profilo Twitter del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia!”. Di nuovo libera, di nuovo Silvia.

Parole, anzi caratteri che mettono fine a un calvario durato 537 giorni, da quando quel 20 novembre 2018 della volontaria in missione in Kenya vennero perse le tracce. All’epoca appena ventitreenne, Silvia Romano si trovava a operare per conto della onlus Africa Milele quando un commando di uomini armati la sequestrò nei pressi della città kenyana di Malindi. Da allora solo voci e speculazioni, ma soprattutto silenzio. Fino al sospirato annuncio, subito rimbalzato a tamburo battente da quella stessa politica che per mesi ha preferito ignorarne le sorti.

Difficile ricostruire quanto accaduto in questi lunghissimi mesi di abbandono, solo la giovane milanese potrà fugare ogni dubbio. Potrà farlo perché libera, ed è questo che conta: libera di tornare in Italia e di ricongiungersi – mai termine fu più appropriato con una pandemia in atto – ai suoi affetti. Come Sergio Zanotti, imprenditore lombardo liberato in Siria nell’aprile 2019 dopo tre anni di agonia nelle mani di miliziani jihadisti, anche Silvia Romano potrà recuperare la traccia di un’esistenza interrotta nell’oblio del sequestro.

Ma per una liberazione annunciata, un’altra di là da venire: quella dagli odiatori seriali del web. Come un veleno rancoroso che piaga e infetta ogni cosa che tocca, il popolo degli haters non ha perso tempo per rivendicare la sua disgustosa prerogativa. Mentre una connazionale riacquistava la libertà e un’intera famiglia versava il pianto che si riserva alla fine di un immenso dolore, il viscidume morale di questa gentaglia senz’arte né anima insozzava i commenti.

Quanto ci è costato?”, “Quanto avete pagato?”, è il refrain più in voga. “Se sapesse le porcate che sta facendo il Governo in Italia potrebbe decidere di restarsene in Africa”, la seconda opzione preferita. Qualcuno particolarmente simpatico propone l’immagine di una medicina dal nome “Esti Cazzi”, mentre il luminare sociologo si spinge anche oltre: “Silvia Romano siamo felici per te, ma non ti conviene tornare in Italia in questo momento, non sai quello che ti aspetta. Un subdolo regime sta affamando l’Italia in nome della tecnoscienza, tutto ciò di bello che ricordavi della tua terra sta lentamente svanendo, portati il burqa!”. I più neutrali sentono il bisogno di esternare la propria indifferenza: “A me una notiza del genere non fa né caldo né freddo”. Grazie per la precisazione. Infine il genio con qualche piccolo problema di amnesia: “Se avessimo avuto un Governo di Destra sarebbe stata liberata MOLTO prima”. Applausi, inchini, tappeti rossi. Anzi, forse meglio neri.

Ecco il volto incattivito e rugoso degli italiani veri, dei patrioti col tricolore accanto al nome, dei sovranisti con la S maiuscola: però quella di Stronzi. Persino alla notizia di una connazionale (bianca, lombarda, dal nome italicissimo: cosa volere di più?) che torna alla frontiera natìa questa marmaglia tumultuosa non resiste al vomitare la propria frustrazione repressa. Gioire di qualcosa e poi, semmai, ascoltare e riflettere non è nella loro indole, non appartiene alla loro identità culturale – che non è quella di italiani, ma di esseri meschini. Sono gli stessi che su Facebook condividono eroici appelli a comprare italiano, a riscattare l’orgoglio nazionale e poi sputano sulla liberazione di Silvia Romano solo perché non avvenuta sotto l’egida di un fascio littorio. Una vergogna senza bandiera né confine.

A Silvia mi sento di dire: bentornata. Ti stavamo aspettando. La tua liberazione è la liberazione dell’ideale per il quale hai messo a rischio la vita, operare in solidarietà con ogni essere umano per la tutela degli ultimi. Ai tristi avvelenatori di pozzi gaudenti, ai guastatori di liete novelle invece dico: siete voi gli esuli, voi i senza patria, voi senza diritto di cittadinanza al mondo. Oggi Silvia Romano è libera, ad essere prigionieri del vostro odio e della vostra vergogna rimarrete solo e soltanto voi.

Emanuele Tanzilli

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