InfrantiMuri, conoscere sé stessi per riconoscersi
Fonte: Fondazione Sonora

Gli InfrantiMuri sono quattro ragazzi (Claudio, voce, synth e chitarra; Lee, basso e DnB prog; Giacomo, chitarra; Francesco, batteria e synth prog) dalle origini parecchio distanti che iniziano a fare musica insieme, mettendo in campo ognuno la propria sensibilità e competenza personale.

Il disorientamento che si avverte nei testi, al quale danno un peso specifico in fase di scrittura, si riflette sulla costruzione musicale, che segue, volutamente, una coerenza poco organica: un altalenare di rock, elettronica e liriche intelligenti, dove i temi dell’amore e del tempo si alternano, rivelando la loro coesistenza, a volte gioiosa, a volte forzata.

Il primo passo discografico degli InfrantiMuri, che porta il nome della band, è l’invito lungo un cammino tutto da immaginare, condotto grazie a un melting pot d’impatto, paesaggi in accelerazione e metriche inaspettate. Il concept dell’album è ben descritto dalla canzone apripista “Diamanti” e nella frase “fuori chi sei, tira fuori chi sei”: mai nascondersi dietro ai propri difetti, bisogna scovare dentro di noi l’autenticità del proprio divenire.

Ritrovarsi e cercare una tregua con la parte buia del proprio Io rimanda a quell’unitarietà, a quel tutto, a quel sé genuino che potrà librarsi liberamente in ogni verso, portandoci in un universo aperto a qualsiasi eventualità, dove scompartimenti occulti, angoli celati, porte chiuse a chiave non saranno freni che ci tengono ancorati, ma ausili per spiccare, una volta per tutte, il volo.

È Claudio che, qui sulle nostre pagine, ci parla del progetto che da anni, con i suoi compagni d’avventura, porta avanti, della loro musica, dei loro obiettivi e dei loro sogni.

A proposito della vostra musica, mi sono imbattuto più volte nella definizione di rock elettronico. La sposate?

«In linea di massima direi di sì. Le fondamenta sulle quali si poggiano gli InfrantiMuri sono di stampo post-grunge, fatte di tanta energia e chitarre distorte; l’inserimento dell’elettronica è iniziato sulla base della sperimentazione. Abbiamo cominciato quasi per gioco, aggiungendo ai nostri pezzi, decisamente rock, delle parti trance, techno e drum and bass. La cosa ci è piaciuta a tal punto che, poi, questo è diventato, per così dire, il nostro stile. Così, mano a mano, i pezzi sono sempre più stati pensati già nell’ottica dell’elettronica.»

Lo studio e la competenza musicale devono coesistere con l’apparenza e l’immagine?

«Lo studio, l’acquisizione di competenze tecniche, soprattutto quando si è giovani, è una componente molto importante. È come prepararsi una valigia contenga tutto quello che potrà servirti in un viaggio. Attraverso lo studio è possibile arrivare poi a delle competenze, a tal punto abituali e note, che si potranno utilizzare sempre agevolmente e senza sforzi; insomma, una base solida serve sempre! Per quanto riguarda l’immagine, invece, devo riconoscere che è anch’essa fondamentale, pur non essendo la sostanza di ciò che si fa. Spesso con la musica accade come in natura: prima arriva la luce, solo in seguito il suono, prima si osserva un videoclip e, solo dopo, si ascolta davvero il pezzo. Noi InfrantiMuri non abbiamo mai pensato di “costruire” la nostra immagine; è inevitabile che, talvolta, ci sia, però, capitato di darci delle direttive, come il tentare di essere coerenti gli uni con gli altri.»

In riferimento al brano di punta degli InfrantiMuri “Diamanti”, cosa vuol dire conoscere se stessi?

«Vuol dire sapersi fermare un attimo a prendere una boccata d’aria, nonostante i ritmi frenetici del quotidiano, ed imparare ad ascoltarsi, a leggere chi siamo nei meandri della nostra anima. Anima, psiche, cuore: non è importante quale nome si attribuisca al nucleo di fondo che ci caratterizza, purché si possa farne intima conoscenza. A volte riteniamo di conoscersi, quando, in verità, ciò che vediamo è solo il riflesso di quello che gli altri pensano di noi. Se questa è la prassi nell’età infantile, da adulti dovremmo fare i conti con con ciò che siamo realmente o rischieremo di agire per compiacere l’altro. Vale la pena donarsi a chi, giudicandoci, non ci merita?»

Quali sono, secondo il parere degli InfrantiMuri, i valori portanti della vita, quelli da difendere, da non scordare?

«Capire sé stessi, anche se spesso è un’impresa! Devo riconoscere che c’è davvero parecchia confusione, in noi come in tanti giovani. Crediamo anche molto nel valore dell’unità, dell’avere qualcuno con cui condividere le sfide della vita. Amiamo l’amore, che, spesso, è ridotto ad un’ideazione frivola, mentre, in realtà, è solamente un concetto talmente semplice che ormai in pochi riescono a coglierlo e viverlo.»

Vincenzo Nicoletti

5 x mille Survival
Vincenzo Nicoletti, classe '94. Cilentano d'origine, bresciano d'adozione. Oltre che per la scrittura, coltivo una smodata passione per i viaggi e per lo stare all'aria aperta. Divoratore onnivoro di libri e assiduo ascoltatore di musica sin dalla più tenera età.

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