Q di Qomplotto, operazione reincanto: non difendere il sistema
https://twitter.com/edizionialegre/status/1386232316255739904

Diffidare da QAnon ma anche dal pensiero dominante. “La rivoluzione non sarà condivisa su Facebook”

Il 25 marzo 2021 è uscito, pubblicato dalla casa editrice Alegre, La Q di Qomplotto, con il sottotitolo: QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema. Il lavoro di Wu Ming 1 è frutto di una meticolosa ricerca sulla genealogia del movimento QAnon, la quale fantasia di complotto, lo ricordiamo, vuole che un manipolo di membri o simpatizzanti del Partito Democratico faccia parte della cosiddetta “Cabal”, una setta, capeggiata fra gli altri da Hilary Clinton, dalle connotazioni sataniche nella quale si compiono atti di pedofilia.

Il libro si divide in due parti, la prima intitolata Romanzo di un’inchiesta e la seconda QAnon: filamenti di genoma transatlantico, collected from good authorities.

Wu Ming 1 si è sentito punto sul vivo in quanto molti hanno rintracciato delle analogie fra il celebre romanzo Q, firmato Luther Blissett, e il reazionario movimento QAnon.

La Q di Qomplotto sfata innanzitutto i facili stereotipi diffusi dai media mainstream su coloro che aderiscono alle fantasie di complotto. Tale «narrazione tossica» vorrebbe che i fan di QAnon siano tutti dei reazionari ignoranti, conservatori che votano a destra. Indubbiamente, una larga parte dei credenti corrisponde a tale categorizzazione, ma vi sono anche elettori di sinistra, colti, che sono rimasti attratti dalle “gocce” (drops) diffuse dal sito 8 Kun (sito che più di tutti ha dato voce a QAnon). Ergo, il cospirazionismo ha fatto proseliti anche negli ambienti di sinistra.

La dicotomia che vede contrapposti gli eruditi e razionali agli ignoranti e gli illogici serve solamente ad alimentare il mito della competenza e della neutralità dei tecnici, ma non aiuta affatto ad orientarsi quando si tratta di fantasie di complotto. Non è infatti questo il punto. I fattori determinanti che hanno portato alla proliferazione e sedimentazione delle teorie di QAnon sono essenzialmente due: il primo è sistemico, ossia è dovuto al fatto che siamo in un sistema capitalista, contrassegnato da instabilità e ansia sociale. La seconda causa, maggiormente visibile, o almeno così dovrebbe essere, è il social network Facebook. Esso, lungi dall’essere una piattaforma neutrale, è concepito per stimolare e amplificare i bias cognitivi. Sfrutta cioè delle caratteristiche antropologiche del nostro cervello. Come, ad esempio, il bias di conferma, il quale ci fa scegliere quegli argomenti che rafforzano le nostre opinioni. Al contrario, tendiamo a scartare le notizie che divergono dal nostro modo di vedere il mondo. Come detto, Facebook alimenta questi pregiudizi. Sulla piattaforma di Zuckerberg siamo esposti al cosiddetto “filter bubble” (bolla di filtraggio), per cui gli utenti vengono esposti maggiormente a contenuti che corrispondono al loro pensiero, che sia politico, religioso, sportivo, ecc. Si viene cioè a creare una bolla virtuale di informazioni che confermano le credenze dell’utente.

In quest’ottica, le responsabilità, invece che ricadere sui singoli individui, sarebbero invece sistemiche. A essere criticata cioè sarebbe la società, in cui Facebook svolge un ruolo non certo marginale. Questa visione tende ad allontanare le critiche online sull’ordine vigente tout court e, inoltre, vuole negare l’esistenza dei complotti. Essi invece, come ci tiene a sottolineare l’autore di La Q di Qomplotto, esistono e sono sempre esistiti. A tal proposito nel libro vengono indicate le principali caratteristiche dei complotti reali, contrapposti a quelli inventati.

Le fantasie di complotto poi cominciano col porsi domande giuste e legittime, partono cioè da «nuclei di verità», sono le risposte a essere infondate, a mancare il bersaglio. Per questa ragione, finiscono col fare il gioco del potere. Riguardo, ad esempio, alla pandemia da Sars-Cov-2, invece che accusare il sistema capitalista – reo di aver prodotto, per ragioni di mero profitto, gli allevamenti intensivi e i disastri ambientali – si additano come colpevoli un manipolo di cospiratori che hanno deliberatamente fabbricato il virus in laboratorio. Oppure viene addossata tutta la responsabilità a un singolo miliardario capitalista: come il solito Bill Gates o George Soros. Ma le teorie cospirazioniste intercettano un malessere sociale che va individuato e reindirizzato.

Le contromisure adottate finora, come le operazioni di debunking e di fact checking, tanto in voga negli ultimi anni, sono risultati inefficaci a limitare la diffusione di fake news. Smontare razionalmente, per di più con un atteggiamento tracotante, non aiuta a convincere quanti hanno sposato le fantasie di complotto. Non è necessario cioè emarginare l’elemento magico, irrazionale che dà fascino a molte teorie. L’autore propone perciò di introdurre storie di reincanto, che smontino le fantasie di complotto, immaginando alternative che sappiano andare oltre alla modernità razionale capitalista, la quale si è posta, magicamente, come fosse l’unica realtà.

QAnon all’italiana: nel libro vengono poi affrontate le varianti del cospirazionismo americano. Le teorie diQAnon non sono infatti rimaste confinate negli Stati Uniti ma si sono manifestate, in forme diverse a seconda dei paesi, anche altrove. In Italia il cospirazionismo di QAnon non poteva che assumere una connotazione sanfedista. Le fantasie di complotto sul satanismo sono penetrate come il coltello nel burro in un paese, il nostro, dal retaggio dell’inquisizione e della controriforma.

Anzi se proprio vogliamo dirla tutta, il genoma che caratterizza Q ha origini europee e si fonda sull’antisemitismo. Il complotto ha poi fatto il giro e si è formato negli Stati Uniti per poi tornare nuovamente in Europa. Perché le fantasie di complotto, questo uno dei maggior insegnamenti che sembra darci La Q di Qomplotto, non muoiono mai davvero. Per lungo tempo rimangono sotto la superficie per poi ripresentarsi in forme diverse.

Marco Marasà

Greenpeace

Laureato in giornalismo, vorrei fare della scrittura il mio mestiere. Sono interessato all’attualità e al mondo della cultura. Più in generale, guardo con favore a un giornalismo attento alle tematiche sociali e politiche. Ritengo che questo mestiere consista, dicendolo con Pasolini, nel “gettare il nostro corpo nella lotta”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui