QAnon, il complottismo di estrema destra arriva alle istituzioni americane
Fonte: reformaustin.org

Non guarderete più le lettere “Q” allo stesso modo: cucita sulle uniformi militari, esposta nella cartellonistica filo-trumpiana, diteggiata dagli agitatori e dai troll del web per irretire un’opinione pubblica sbaragliata. La Q contrassegna l’affiliazione a QAnon, psico-setta dell’estrema destra americana che sta conquistando spazio e rappresentanza nelle istituzioni del paese. Stando a delle teorie diffuse dal movimento, alcuni esponenti democratici sarebbero pedofili satanisti ed il deep state controlla le sorti del mondo, intralciato soltanto da un anonimo ed eroico funzionario. L’ennesima corbelleria complottista, se non fosse che stavolta si è davvero ecceduto con la più inverosimile delle bizzarrie, tale da non risultare minimamente credibile per chiunque.

Eppure i rischi di una propagazione delle teorie legate al complottismo irrazionale e integralista dell’estrema destra sono esponenzialmente aumentati per l’esplosione delle tensioni politiche che attraversano gli Stati Uniti, alla vigilia delle presidenziali 2020 e all’indomani delle proteste oceaniche del movimento Black Lives Matter. Ecco cos’è e cosa rappresenta davvero QAnon, e perché c’è poco da sorridere e molto da preoccuparsi per le sorti della democrazia americana.

Da dove viene QAnon, e dove si trova adesso

QAnon non nasce con un “fondatore”, da una riflessione socio-politica, oppure durante un frangente definito. È piuttosto una sommatoria di eventi che proliferano nell’humus culturale dell’estrema destra. Una teoria del complotto per mettere fine a tutte le teorie del complotto, per parafrasare Tolkien. Il complottismo si nutre di mistificazioni e semplificazioni della realtà, che aderiscono a visioni e idee preimpostate da chi vuole abbandonarvisi o carpire l’attenzione altrui, e questo è tanto più veritiero nel caso di QAnon. Ciononostante, le concause classiche che portano alla diffusione dei complottismi raccontano solo in parte l’essenza di questo fenomeno per certi versi inedito. Ricostruirne la fenomenologia è il primo passo.

La deflagrazione dello scandalo Wikileaks colpisce anche l’ex sottosegretario di stato Hillary Clinton, candidata per i democratici alle presidenziali americane del 2016. Proprio a partire da alcune delle centinaia di migliaia di mail trapelate dalla corrispondenza di Clinton, che nel frattempo viene indagata per violazione del segreto, e partendo da alcune ipotesi di troll russi, gli utenti dei forum 4chan e 8chan (brodi di coltura dell’alt-right), elaborano un’articolata teoria del complotto ipotizzando indagini federali segrete e linguaggi in codice nascosti, che viene rilanciata da vari personaggi e troll per trasformarsi in un’incontrollabile slavina.

È così che un invito a cena di Marina Abramovich e le trattative tra John Podesta, presidente della campagna elettorale della candidata democratica, e la pizzeria Comet Ping Pong di Washington DC per un evento di raccolta fondi vengono trasformati, rispettivamente, in riti satanici ed esoterici a base di latte umano, sperma e sangue, e in appuntamenti orgiastici con abusi sessuali su minorenni nello scantinato del sopracitato ristorante. Queste attività avrebbero visto la partecipazione di Hillary Clinton e di altri membri del Partito Democratico, in combutta con personaggi famosi e settori deviati dell’amministrazione. Seguendo il momentum della vittoria di Trump nel 2016, concretizzatasi anche a causa di una feroce e spregiudicata campagna mediatica contro Hillary, lo scandalo fasullo rinominato appunto “Pizzagate” ha modo di acquisire risonanza attraverso il portale di fake news InfoWars, gli account legati al neo-presidente e i mediattivisti dell’estrema destra. Viene descritta, attraverso il contributo di più utenti che ricostruiscono fantasiosamente fatti e antefatti, una vera e propria cospirazione planetaria, con tanto di tratta internazionale di bambini schiavi sessuali e piani di dominio mondiale.

QAnon
Fonte: Joe Raedle/Getty Images, time.com

Il salto di qualità da Pizzagate a QAnon, ovverosia il passaggio dal complottismo al movimentismo di estrema destra, avviene nell’ottobre 2017, quando fa irruzione sulla rete il primo messaggio firmato “Q” (QAnon il nome utente “ufficiale”). Si tratta di un astuto imprenditore politico, spregiudicato e ignoto, che veste i panni del funzionario di alto livello del governo federale millantando una “Q clearance”, un’autorizzazione all’accesso di documentazioni segretate e sensibili (in verità, con una rapida ricerca, si comprenderebbe che si tratta di un permesso speciale che riguarda solo le centrali nucleari). L’anonimo continua da allora a diffondere messaggi tramite i canali mediali della destra americana: criptici, sibillini, allusivi e apparentemente privi di nessi logici, ma anche rivelatori di indiscrezioni rivelatesi infondate, sono pensati per essere aperti a qualunque interpretazione, in modo tale da stimolare e mobilitare continuamente i seguaci.

L’obiettivo auto-dichiarato di QAnon non è tanto quello di veicolare un messaggio preciso, quanto piuttosto di coltivare un profondo senso di appartenenza. Negli ultimi tre anni la comunità della destra alternativa che fa riferimento agli account di QAnon si è mobilitata in modo sempre più consistente: sono i cosiddetti detectives o “fornai”, secondo il linguaggio di Q, che raccolgono le “briciole” e le “impastano”: partendo dai riferimenti sul web, associano ogni indizio e rilevazione in uno schema di realtà apparentemente coerente, spesso agendo in qualità di cellule attive nel mondo esterno. Non si tratta di una innocua caccia al tesoro oppure di un fenomeno di lobotomizzazione di massa: William Douglas, Matthew Wright e Edgar Welch, adepti della galassia Q, hanno compiuto tentate stragi armate, in nome del “Grande Risveglio”.

La mitologia di QAnon ha infatti assunto tratti di ascetismo messianico e politico: la candidatura di Trump alla Casa Bianca sarebbe stata voluta dai militari per avversare la Cabal, cricca di pedofili-satanisti che controllano il deep state, e il presidente incarnerebbe una sorta di salvatore e custode dei valori della nazione, vittima di ogni intralcio politico e giudiziario ordito per ostacolarlo. Lo scontro, “The Storm” sarebbe in corso tutt’ora, sottotraccia, e si concluderà appunto con l’imminente “Grande Risveglio”, il ritorno alla consapevolezza e alla libertà. La missione di Q sarebbe quella di preparare e mobilitare la parte più sensibile dell’opinione pubblica per coinvolgerla nella lotta.

Una straordinaria storia di ordinario complottismo

L’influenza di QAnon sulla destra americana è crescente, e per quanto “folkloristico” tutto questo possa apparire, va preso assolutamente sul serio. Può una congettura fondata sulla scarsità di fondamento concreto farsi largo in modo massivo all’interno di una matura e sviluppata società occidentale?

Gli appigli per la proliferazione culturale della diffusione del complottismo ha radici profonde nella cultura americana: fenomeni sociali come il “panico morale” definito da Stanley Cohen come sensazione collettiva di pericolo ingiustificato, hanno già trovato concretizzazione, ad esempio, nelle “accuse di sangue” antisemite e nel “panico satanista” dei casi giudiziari infondati negli anni ’70 e ’80. La combinazione esplosiva di questi elementi intrinseci con l’insicurezza socio-economica e la destrutturazione populistica e iper-individualistica della società, e il conseguente affievolimento della presa dei valori scientifico-razionali e l’insofferenza verso qualsivoglia autorità culturale e istituzionale, è assai pericolosa e non va sottovalutata, in quanto terreno fertile per la diffusione di fenomeni di complottismo estremi.

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Uno dei meme che i seguaci di QAnon utilizzano per riconoscersi sul web. L’acronimo indica il motto “Where We Go One, We Go All“. Fonte: conoscenzealconfine.it

In questo senso, la strategia di QAnon è raffinata da un punto di vista sia mediatico che ideologico che ne tradiscono una certa velleità egemonica. Q e i suoi seguaci frequentano e operano ora anche su Twitter, Youtube e Reddit, social media più visibili e “accettabili” rispetto ai forum dell’estrema destra, vendono merchandising online a tema per finanziarsi, e hanno brevettato un app smartphone, QDrops, che consente di ricevere le briciole di Q e restare in contatto con i fornai. In questo modo hanno così intessuto reti mediatiche e sociali ampie ed eterogenee, attraendo le altre teorie cospirative per riassorbirle in una sorta di inedito contenitore politico del complottismo. Qualora ve lo stesse chiedendo: si, anche Soros sarebbe coinvolto nella Cabal, e anche la pandemia da COVID-19 sarebbe una cospirazione del deep state.

Quello che sembra un gioco di ruolo interattivo è in realtà un’operazione di mobilitazione politica che tiene conto della fluidità mediale delle società partecipative contemporanee, senza rinunciare ai contatti dal vivo: le manifestazioni pubbliche dei membri di QAnon si susseguono senza soluzione di continuità, e seguono gli appuntamenti elettorali di Trump come groupies di una rockstar. Non solo QAnon mobilita politicamente, ma soddisfa anche i bisogni teleologici della cosiddetta low-middle class che pare avere smarrito la sua prospettiva e i suoi riferimenti, codificando nuovi e antichi parametri morali ed etici nella retorica del “risveglio”: più che ad una teoria del multi-complotto, potremmo stare assistendo addirittura alla nascita di una nuova religione.

La strategia politica di Trump e l’istituzionalizzazione

Le evoluzioni del fenomeno sono dunque imprevedibili. Bisogna aggiungere che la parabola di QAnon è inconsueta non solo per il modus operandi che soggiace alla sua diffusione, ma anche per la novità del suo contatto diretto con le alte sfere della politica americana, e alla sua strumentalizzazione in questo senso.

In vista di elezioni che vedono la sua riconferma alla Casa Bianca come improbabile, almeno secondo le previsioni demoscopiche, la strategia politica del presidente americano ha finito per corrispondere alla strategia della tensione. Con un’economia insolitamente poco prestante, il disastro sanitario da Covid-19 e un quadriennio segnato da scandali e inefficienze, il presidente non ha avuto scelta che mobilitare in ogni modo i suoi sostenitori più a destra: lo stile complottista ha fagocitato ogni proposta politica, già peraltro abbastanza labile, e Trump si è praticamente allineato alla narrazione di QAnon, auto-celebrandosi come eroico combattente contro il sistema corrotto, mendace e predatorio che stringe nella sua morsa gli Stati Uniti e che intralcia la sua rielezione, allo stesso modo e tramite gli attivisti ambientalisti, i democratici, il movimento BLM, e chiunque predichi prudenza rispetto alla pandemia.

Trump punta ad avvalersi della capacità di aggregazione di QAnon e di sostenere la diffusione delle sue teorie per incancrenire un dibattito politico già putrescente, la proverbiale scintilla per mettere benzina su clima sociale già infuocato da tensioni etniche e ideologiche di ogni tipo, che qualcuno identifica addirittura con gli accenni di una seconda guerra civile. Le dichiarazioni di “The Donald” e le sue scelte politiche del resto, vanno palesemente in questa direzione: basti citare le parole sconsiderate («stand back, and stand by») a proposito del gruppo suprematista bianco “Proud Boys” durante il dibattito televisivo con Biden e l’indicazione per il posto vacante alla Corte Suprema che fu della paladina dei diritti Ruth Bader Ginsburg del giudice cattolico, antiabortista e originalista Amy Coney Barrett.

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Un militare con la toppa dello stemma di Q in bella mostra accoglie il vice-presidente Pence. Fonte: wikipedia.org

Non sorprende dunque che, nella fase finale della campagna presidenziale, Trump faccia riferimenti espliciti alla galassia Q: dopo aver dichiarato che gli adepti di QAnon “amano il proprio paese” e aver ospitato i primi raduni fisici del gruppo nelle sedi dei propri appuntamenti elettorali, con tanto di gadget e cartellonistica, ha addirittura condiviso su Twitter un video con l’hashtag #PedoBiden, ammiccando definitivamente al super-complotto. Nel frattempo, una mozione anti-QAnon arrivata al Congresso americano è stata approvata con il voto contrario di ben 17 rappresentanti repubblicani: il movimento cospirazionista si sta infiltrando nelle maglie delle istituzioni.

Il contagio del presidente potrebbe ulteriormente esacerbare la natura della sua spregiudicata e aggressiva strategia elettorale. Trump è ormai passato dalla retorica di “Make America Great Again” a quella del “The Great Awakening”. Per usare le compiaciute parole di Q su 8chan, «benvenuti nel mainstream». La politica emotiva del marketing spettacolo è in verità mainstream da un po’, e si sente: solo il portato in metastasi di quest’ultima potrebbe tradursi nell’affermazione istituzionale di un movimento che mette da parte la coerenza, il dibattito e il raziocinio, per pretendere fede e abbandono. Nel momento in cui questo avviene o avverrà, non si potrà più parlare semplicemente di complottismo, e nemmeno di democrazia.

Luigi Iannone

Greenpeace

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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