L’Italia raggiunge un risultato storico: stop agli allevamenti di animali da pelliccia nel 2022.
Napoli Animal Save durante l’azione Make Fur Farms History, in collaborazione con la LAV.

Il nuovo anno inizia con una grande vittoria per le associazioni animaliste. A seguito dell’emergenza della pandemia da coronavirus, la LAV (Lega AntiVivisezione) ha chiesto al Ministero della Salute di adottare misure significative nei confronti degli allevamenti di animali da pelliccia presenti sul territorio italiano, diventati veri e propri focolai che hanno rischiato di mettere a repentaglio la salute pubblica del nostro Paese.

Nicola Decaro, professore ordinario di malattie infettive degli animali all’Università di Bari e componente dell’executive board del College europeo di microbiologia veterinaria, afferma: «I primi focolai negli allevamenti di visoni derivano proprio dalla trasmissione del virus da parte di persone addette agli stabilimenti. E il virus è capace di adattarsi al nuovo ospite, allora la preoccupazione della comunità scientifica è che nei visoni si possano generare delle varianti del virus capaci per questo di sfuggire ai vaccini in fase di sperimentazione in queste settimane».

È grazie all’instancabile lavoro della LAV e al lancio della campagna #EmergenzaVisoni, che nel novembre del 2020 si è provveduto a sospendere temporaneamente queste attività. Tale sospensione, prorogata fino al 31 dicembre 2021, ha evitato la nascita di altri 40mila visoni destinati a diventare pellicce, nonché la formazione di nuovi focolai.

Nello stesso anno, infatti, solo tra la Danimarca e l’Olanda, erano duecento i casi di persone malate di COVID-19 che avevano lo stesso virus SARS-CoV-2 isolato nei visoni. Altri contagi sono stati registrati anche in Spagna e negli Stati Uniti. Questo fenomeno ha comportato, oltre che la diffusione del virus, la morte di milioni di animali in apposite camere a gas.

I paesi Bassi hanno decretato la definitiva chiusura degli allevamenti da animali da pelliccia a partire dal 2021.
Immagine: pixabay.com

Gli allevamenti di animali da pelliccia avrebbero dovuto riaprire a gennaio, ma grazie all’approvazione dell’emendamento alla legge di Bilancio 2022 è stato previsto entro il 30 giugno di quest’anno lo smantellamento degli ultimi cinque allevamenti presenti fra Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo, responsabili dell’uccisione di circa 60mila visoni ogni anno. «Abbiamo messo la parola fine ad una industria crudele, anacronistica, ingiustificabile che non ha più motivo di esistere in una società dove il valore di rispetto per gli animali, in quanto esseri senzienti, è sempre più diffuso. Oggi inizia una nuova epoca di civiltà nella quale i nostri figli avranno difficoltà a credere che un tempo gli animali venivano allevati per poi strappare loro la pelliccia. Il Parlamento ed il Governo hanno finalmente posto il sigillo istituzionale ad un cambiamento sociale radicato tra i consumatori italiani ed europei, e le principali aziende globali della moda che hanno fatto proprio e concretizzato questo valore tramite politiche commerciali fur-free.» commenta Simone Pavesi, responsabile Area Moda Animal Free della LAV.

Dopo quattro mobilitazioni nazionali, la LAV ha finalmente ottenuto un risultato storico e l’Italia, seppur in ritardo, si accoda all’elenco dei Paesi Europei che hanno già preso la stessa decisione.

Melissa Sellitto

5 x mille Survival
Attivista per i diritti degli animali e sostenitrice dei diritti umani, sogno da sempre di diventare una reporter. L’amore per la scrittura mi ha spinto a pubblicare nel 2019 il mio primo libro, "Gli anni difficili". Nel tempo libero leggo e scrivo molto, dormo poco e faccio polemica.

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