A Casoria il writer Alessio Vallefuoco rende omaggio a Kobe Bryant

Il mondo continua a piangere la morte di Kobe Bryant, la leggenda del basket scomparsa lo scorso 26 gennaio insieme alla figlia tredicenne Gianna e ad altre sette persone. Il writer Alessio Vallefuoco ha reso omaggio alla stella del Nba a Casoria.

Tra gli sportivi più conosciuti al mondo, Kobe ha dedicato la sua vita al basket. Nel novembre del 2015 aveva annunciato il suo ritiro dal mondo dello sport, con una lettera in cui ribadiva il suo amore incondizionato e assoluto:

«…e sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…

Ti amerò per sempre, Kobe»

Negli ultimi giorni i giornali si sono riempiti non solo con il ricordo dell’atleta, ma anche con quello dell’uomo e soprattutto del padre. In tutto il mondo diverse sono state le iniziative e gli eventi organizzati per onorarlo.

A celebrare il campione ci ha pensato anche l’arte, o meglio la street art: da Los Angeles alle Filippine tanti sono i murales apparsi e dedicati allo sportivo. A Napoli il volto di Kobe Bryant è apparso su di un muro ad opera di Jorit.

Qualche giorno fa a Casoria è apparso il murale realizzato da Alessio Vallefuoco, in arte Shot106. Il writer è nato ad Acerra, ma vive ad Afragola in provincia di Napoli: dal 2000 Shot si dedica con passione all’arte dei graffiti, utilizzando e sperimentando tecniche nuove. Partecipa ai principali eventi jam che si tengono a Napoli: Above The Clouds, Back to the Style e Mad Art Jam tra gli altri. La passione per i graffiti si intreccia e unisce all’attività di tatuatore, a cui Alex si dedica da circa 7 anni.

«Il significato del graffito non è una dedica allo sport, ma all’uomo Kobe Bryant. Al padre e al messaggio che ha cercato di tramandare alla sua famiglia»

Come sottolineato, nel tragico incidente dello scorso 26 gennaio è scomparsa anche la figlia tredicenne di Kobe, Mambacita, come l’aveva ribattezzata il padre. Gianna era il suo orgoglio: la stessa passione e lo stesso amore per la pallacanestro, quello spirito e dedizione al sacrificio che spingono ad andare sempre avanti, quello sguardo determinato e quella voglia di affermazione. «È un privilegio guardarla mentre si muove durante le partite e notare alcune delle sue espressioni. È pazzesco vedere come funziona la genetica» aveva detto di lei il campione.

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©Foto di Mauro Bene 

Nel disegno di Alex c’è il volto dell’atleta in primo piano: eppure non si può non notare l’ombra di sottofondo. La sagoma di una ragazzina che sta per fare canestro, sostenuta dalla figura di un uomo che la aiuta e guida. Padre e figlia. Kobe, infatti, dopo l’addio al basket, aveva iniziato ad allenare la squadra della figlia, per trasmettere i suoi insegnamenti e i suoi consigli.

Parlando della sua opera, Shot solleva anche una questione spinosa per gli artisti di strada:

«Il disegno è composto da una doppia scritta laterale DIAS (crew di cui faccio parte). È stato realizzato in due giorni. È situato in via 4 Novembre a Casoria. È stato realizzato lì perché si tratta dell’unica zona legale dove poter fare una cosa del genere e lavorare. Ad Afragola, la mia città, non mi è stato legalizzato alcun muro né mi è stata data la possibilità di fare qualche progetto

Vita difficile quella dei writer: l’opinione pubblica è costantemente divisa tra chi considera i graffiti forme autentiche di arte e chi li considera inutili imbrattamento di mura. E così, a seconda dell’occhio che giudica, un writer può essere considerato o un artista geniale o un teppista irrispettoso.

Scevra da qualsiasi ingabbiamento, la street art nasce come espressione artistica libera e democratica. Rabbia e autonomia, desiderio di riscatto o di condivisione, voglia di abbellire l’ambiente circostante o desiderio di riappropriazione del territorio, sovversione e contestazione: diversi sono i motivi che spingono i writer a lasciare il segno della loro arte in giro per le città. Molto spesso, tuttavia, l’imbrattamento di monumenti o spazi urbani con bombolette spray dai teppisti portano ad una svalutazione dell’intera categoria. Al punto che in molte realtà è difficile poter pensare di affidare la riabilitazione del tessuto urbano ai writer.

Ma a Casoria questo passo è stato fatto. La città metropolitana di Napoli in passato è stato il centro più industrializzato del sud Italia. In seguito al loro disuso, le aree industriali hanno contribuito ad “avvelenare” l’aspetto della città con il loro grigiore. Qualche anno fa attraverso un lavoro di riqualificazione sociale a Casoria è sorto il “WonderWall”, come quello cantato dagli Oasis nell’omonimo brano.

Ai luoghi abbandonati è stata ridonata nuova vita: un processo di decoro e rieducazione nella condivisione degli spazi pubblici che ha implicato una vera e propria “chiamata alle arti”. E proprio qui, Shot106 ha avuto la possibilità di rendere il suo omaggio al campione della Nba:

«Arte e sport potrebbero andare molto d’accordo. Si potrebbe dar vita alla realizzazione di progetti su strutture sportive e quant’altro. Ma nella realtà dell’hinterland napoletano la vedo alquanto dura. Non c’è la sensibilizzazione che c’è nelle grandi città o all’estero, dove noi writer veniamo chiamati apposta per decorare strutture sportive o spazi aperti.»

A Napoli, tra le massime capitali europee della street art, la situazione è ben diversa. Domenica 2 febbraio è stato inaugurato un campo da basket riqualificato in onore di Kobe Bryant. Il campo è stato rimesso a nuovo grazie all’aiuto di tanti volontari: la partecipazione di tutti ha permesso di terminare il lavoro in due giorni. Un’area vandalizzata, degradata e chiusa ormai da ben due anni è diventato un “tempio” in cui onorare una vita dedicata al basket.

Così il ricordo di Kobe Bryant resta vivo, grazie a coloro che continuano a mantenere accesa la fiamma.  

«Heroes come and go but legends are forever»

Vanessa Vaia

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