Russia
Credit: Steffen Prößdorf 

Parlare di ciò che sta succedendo in Ucraina è difficile, perché è ancora complicato decifrare quale sarà il futuro di questo conflitto. Il mondo sta condannando le azioni della Russia, incluse le istituzioni sportive.

Contrariamente alla solita mancanza di iniziativa alla quale ci ha abituati, la UEFA ha immediatamente reagito alle azioni della Russia, tagliando i ponti con il paese sotto ogni punto di vista, sia economico che sportivo. La federazione ha immediatamente interrotto i rapporti con Gazprom (così come ha fatto anche lo Schalke 04), nonostante l’azienda energetica di San Pietroburgo sia stata per anni il maggiore sponsor della Champions League. E, a proposito di San Pietroburgo, la finale di Champions League che doveva giocarsi proprio alla Gazprom Arena, è stata spostata al Parco dei Principi di Parigi, generando così un ulteriore danno economico e di immagine alla compagnia petrolifera di stato russa, che non ha preso per nulla bene questa decisione della UEFA.

Le sanzioni non si sono limitate a questo, perché Ceferin ha deciso anche di escludere le squadre russe dalle competizioni europee con effetto immediato; ciò ha portato anche all’eliminazione dello Spartak Mosca dalla Europa League ben prima di potersi giocare le sue chance contro il Lipsia. Infine, l’eco delle azioni della Russia ha ovviamente colpito anche la sua nazione “vassallo”, ovvero la Bielorussia, le cui squadre dovranno obbligatoriamente giocare in campo neutro. Infine, Adidas ha deciso di interrompere la sponsorizzazione della nazionale Russa, che durava dal 2009.

Ancora più drastica è stata la misura adottata dalla FIFA. Similmente a quanto fatto dal CIO anni addietro per via delle sanzioni sul doping, la FIFA ha stabilito che la Russia non potrà partecipare con il suo nome ma solo tramite la denominazione Football Union of Russia, e non potranno esserci né bandiere né l’inno durante le partite. Ma il provvedimento più duro è stata l’esclusione della Nazionale dagli imminenti play-off per il mondiale in Qatar di quest’anno, arrivato anche in seguito alla pesante presa di posizione di Repubblica Ceca, Svezia e Polonia, avversarie dirette della Russia, che si sono rifiutate a priori di scendere in campo contro “gli orsi” in vista degli ultimi avvenimenti. Un danno enorme per la crescita del calcio russo, ad appena 4 anni di distanza dal successo (non solo economico) del mondiale casalingo.

Condanna unanime che non si è fermata solo alle istituzioni ma che è arrivata anche dai singoli calciatori. Personalità del calcio ucraino come Andriy Shevchenko, Oleksandr Zinchenko e Andriy Yarmolenko (che peraltro è nativo di San Pietroburgo) hanno condannato fortemente la barbarie che la Russia sta commettendo su suolo ucraino, e attaccato i colleghi russi che non hanno fatto altrettanto. Una scelta che però non è stata unanime: Fedor Smolov, attaccante della Dinamo Mosca e della nazionale Russa, ha immediatamente dato voce ai suoi pensieri tramite i social, chiedendo a chiare lettere di fermare la guerra in atto. Altri sportivi ucraini hanno invece scelto di scendere in campo in prima fila, vestendo i colori militari per aiutare il proprio paese. Alexander Kulyk, allenatore della nazionale ucraina di ciclismo, è morto mentre aiutava dei civili a mettersi in salvo. Yevhen Malyshev, biatleta, è un’altra delle vittime di questo conflitto. Jurij Vernydub, allenatore dello Sheriff dei miracoli, ha abbandonato la guida della squadra per combattere per il proprio paese. Dmytro Mazurtsjuk era impegnato nella combinata nordica alle olimpiadi invernali, e oggi imbraccia un fucile. Un impegno senza precedenti, al quale gli atleti sono stati costretti dall’invasione Russia.

Non è stato solo il mondo del calcio a schierarsi contro la guerra. Il CIO ha escluso sia la Russia che la Bielorussia da ogni competizione, per aver violato la tregua olimpica dopo l’Olimpiade invernale, e nelle Paralimpiadi invernali appena iniziate, non ci saranno né atleti russi né bielorussi. La FIBA – Federazione internazionale del basket – ha sospeso i club russi e starebbe valutando la cancellazione dei risultati pregressi. Per quanto riguarda il tennis, l’ITF ha sospeso Russia e Bielorussia da ogni competizione a squadre, lasciando però la possibilità ai tennisti dei due paesi di competere in singolo. La Formula 1 ha eliminato la tappa di Sochi per questa stagione e la Haas ha risolto il contratto con Nikita Mazepin e Uralkali, azienda chimica alla quale la scuderia era legata da un contratto di sponsorizzazione e che fa capo al padre del giovane pilota, Dmitry Mazepin, magnate (bielo)russo vicino a Putin. Nella pallavolo, la FIPAV ha estromesso Russia e Bielorussia dalle competizioni tra nazionali e quelle tra club e ha annunciato che i mondiali maschili non si terranno più nel territorio russo. Anche sport come il Rugby, la Boxe e il Badminton hanno cancellato tutti gli eventi che avrebbero dovuto tenersi in Russia. La bandiera e l’inno russo sono stati totalmente cancellati dalle competizioni sportive di tutto il mondo, e gli atleti stanno pagando in prima persona le conseguenze della mossa scellerata di Putin.

Non si tratta solo di perdite in ambito sportivo, ma di una vera e propria catastrofe d’immagine ed economica che andrà a colpire investimenti già fatti ed introiti che non entreranno più e che graveranno in prima persona sul governo di Mosca, oltre che sulle singole persone, club ed istituzioni, e la condanna interna è arrivata anche da personalità come il pallavolista Ivan Zaytsev, che ha voluto ribadire che questa guerra è stata decisa da un solo uomo e non è il desiderio del popolo russo, e Danil Medvedev che ha scritto un messaggio a favore della pace e dello stop alle armi. Posizione forte anche dell’ormai ex presidente del Chelsea, Roman Abramovich, “costretto” a mettere in vendita i Blues per non incorrere in fortissime sanzioni. Il magnate ha deciso che devolverà gli utili della vendita del club alle vittime di guerra in Ucraina. Per qualcuno mossa generosa, per altri solo un modo per risanare i debiti del club e salvare la propria immagine, ma rimane ugualmente un gesto forte e un aiuto importante per coloro che hanno perso tutto.

L’impatto dello sport in questa situazione non è quindi cosa da poco. Non è solo una misura simile ad una punizione, ma il modo per iniziare un movimento interno che spinga la Russia a ragionare e a ravvedersi sulla propria posizione, e magari a ritirarsi dal territorio ucraino. Le perdite economiche sono incalcolabili, l’immagine del paese non sarà più la stessa, così come le persone coinvolte. L’ex pallavolista Ekaterina Gamova ha pregato il suo governo di fermarsi, facendo eco alle parole che pensiamo tutti noi. L’augurio è che lo sport russo faccia fronte comune con il resto d’Europa e aiuti a far rinsavire Putin dal suo delirio, perché l’immagine che il mondo ha della Russia non può e non deve essere questa.

Andrea Esposito

Laureato all'Università di Napoli, L'Orientale. Attualmente studente all'Università Suor Orsola Benincasa. Nato il 30/08/1995 Aspirante giornalista.

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