Cosmo 5 di Elisabetta Pedata Grassia

Il ristorante “Magna Grecia” di Massimo Puerio, a Casoria, dona i suoi spazi per ospitare le opere dell’ecclettica artista di Casavatore nella mostra Cosmo 5. Per un viaggio fatto di forme e colori, di caos e armonia, corpo e anima.

Il Magna Grecia si presenta come esempio di buona imprenditoria e dimostrazione chiara che si possono fare ottime cose e di buon livello anche piantando un seme nell’arido terreno della periferia quando si hanno qualità e idee chiare.

La filosofia del Magna Grecia è incarnata a pieno titolo nel suo proprietario Massimo, che da anni, oltre a fare del ristorante un punto di ritrovo rinomato nella città di Casoria, cerca di coniugare al piacere del palato anche quello della mente.

Dopo la presentazione del 2 marzo dedicata alle opere della casa editrice napoletana Inknot, nella serata di venerdì 9 marzo il ristorante greco, sito in Via Santa Croce a Casoria in pieno centro storico, ha ospitato l’evento arte e poesia dedicato alla visione dell’ecclettica personalità di Elisabetta Pedata Grassia.

Artista cresciuta a Casavatore nella periferia a nord di Napoli dalle molteplici personalità: scrittrice, poetessa e pittrice, è autrice del libro “Fiori in Rapsodie” edito da Lettere Animate (oggi Youprint) nel 2013.

Durante questo evento i partecipanti sono stati chiamati a compiere un viaggio tra suoni, declamazione di versi e opere pittoriche.

Nel corso della serata, aperta dalla presentazione del Dottor De Luca, ci si è focalizzati sul tema del Caos in quanto ordine delle cose, e dell’universo come rappresentazione sia mistica, in quanto universo della mente, che materiale: universo fatto di forme, di corpi, di mondi.

Tematiche ricorrenti nel vissuto e nella produzione dell’artista: infatti una parte delle opere sono incentrate sull’universo mistico della natura, la vita che nasce dagli alberi e l’essenza rappresentata dalle foglie, le quali, anche se lontane dalla loro casa, ritrovano una nuova funzione, rivestite di un nuovo ruolo, portatrici di un messaggio donato all’eternità.

Nella sala campeggia un enorme quadro dedicato al Buddha, che accoglie chi entra con la sua figura maestosa in una esplosione di colori e la rappresentazione dei chakra e degli universi che compongono l’animo umano.

Procedendo, ritroviamo dipinti che si rifanno alla immensa tranquillità del silenzio del cosmo, ma anche alla sua maestosità e infinitezza. In una eterna notte, in cui però continua a risplendere la luce delle stelle.

Lungo la parete il viaggio termina con un dipinto dove è raffigurato uno splendente e coloratissimo mandala che esplode come centro di questo vivace cosmo fatto di caos calmo.

L’ultima sezione di opere è invece dedicata all’universo del corpo umano, in particolar modo al corpo femminile, rappresentato nel momento della creazione, con un quadro che richiama la natura e l’amore, feto di donna e fiore della vita.

In questa atmosfera, accompagnate da musiche suggestive, le voci di Michele Spaventa, Fausto Rullo, Ilaria D’Agostino, Luigi Simonetti e Salvatore Gennaro Boccarossa, hanno letto alcune poesie tratte dal libro dell’autrice.

Le opere resteranno esposte all’interno del ristorante per i prossimi 15 giorni.

https://www.aphorism.it/elisabetta_pedata_grassia/
https://www.facebook.com/FioriInRapsodie/
https://www.facebook.com/magnagreciacasoria/

“Piombo” di Elisabetta Pedata Grassia

Ho smesso di scrivere un mattino quando è
mancato il respiro
Non so come si smette all’improvviso
di fare di dire
Il dolore è l’uragano che porta tutto in una scatola chiusa
E si attendono sempre voci che non hanno più suono
Allora il vuoto solo il vuoto è presente
è acido
amaro
Ma autentico
Il cielo non è più il cielo di ieri
E’ cielo e basta
un’aria calma di piombo
La vita è autentica anche così
soprattutto così
Quando è crudele e violenta
Si prende il buono
te lo restituisce
sotto spoglie che non riconosci
Benedetto sia il vuoto
e la bellezza
che ritornerà
In tutti i paesi
scolpiti
dei viaggi
che faranno girare le spalle al mondo
nelle anime che m’accompagnano
In tutto quello che non è più
In tutte le cose che erano già mie
E in tutto quello che più non ho.

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