Credit: Vita.it

La crisi ambientale e umanitaria legata alla terribile invasione di locuste, che attanaglia il Corno d’Africa, secondo gli studiosi è dovuta agli sbalzi meteorologici connessi ai cambiamenti climatici. Alcuni Paesi, come la Somalia stremata da anni di conflitto, hanno dichiarato lo stato di emergenza per far fronte all’invasione che interessa tutto il Corno d’Africa. Kenya, Somalia ed Etiopia rischiano la peggior emergenza umanitaria e alimentare degli ultimi decenni: le locuste stanno distruggendo l’Africa.

È una devastazione dai connotati biblici: oltre un miliardo di locuste, sciami grandi come città, stanno divorando alberi e coltivazioni in Kenya, Somalia ed Etiopia. È l’invasione peggiore degli ultimi settanta anni in Kenya e degli ultimi venticinque negli altri due Paesi, già messi in ginocchio dalla fame. Come riporta Save the Children, sciami grandi 2.400 chilometri sono stati rilevati nel nord-est del Kenya e ora si stanno spostando verso il Sud Sudan meridionale e l’Uganda orientale. Frotte talmente grandi che possono contare fino a 192 milioni di insetti e che in un giorno possono mangiare la stessa quantità di cibo che consumerebbero novanta milioni di persone. Ognuna può mangiare quotidianamente una quantità di cibo equivalente al proprio peso, circa due grammi: uno sciame piccolo può mangiare in un giorno il cibo di 35 mila persone.

I tre Paesi colpiti stanno già fronteggiando la scarsità di cibo e almeno un milione di bambini stanno soffrendo gravi forme di malnutrizione e hanno urgente bisogno di cure. Per fronteggiare l’emergenza, la Fao ha istituito un Osservatorio Locuste: secondo un rapporto, si tratta di una minaccia senza precedenti alla sicurezza alimentare, e servirebbero almeno settanta milioni di dollari per nuovi aerei in grado di sorvolare la zona colpita spruzzando pesticidi, unico mezzo noto per combattere gli sciami. Le prospettive future sono estremamente allarmanti: quando la vegetazione si farà rigogliosa, gli sciami già fuori controllo potrebbero aumentare di cinquecento volte.

Il numero spropositato di insetti è direttamente legato alle temperature record di quest’anno e alle piogge, altrettanto eccezionali, della fine del 2019. L’anomalia climatica, strettamente connessa alla crisi ambientale in atto, è influenzata dai valori positivi dello IOD (Indian Ocean Dipole), correlato a temperature delle acque più alte della norma lungo le coste orientali dell’Africa e già alla base della siccità estrema e dell’emergenza incendi in Australia. Per questo la Somalia, il Paese più colpito, ha dichiarato l’emergenza nazionale, come ha annunciato il Ministro dell’Agricoltura.

Una crisi ambientale e umanitaria di cui nessuno parla: le locuste in Africa
Immagine: salernonotizie.it

La situazione è quindi chiaramente disastrosa, e mai come ora c’è bisogno di aiuti e soluzioni che i Paesi colpiti non riescono ad adottare da soli. L’organizzazione di aiuti umanitari Mercy Corps ha previsto un secondo arrivo in massa dei parassiti nelle prossime settimane. Un’invasione che quindi non accenna a risolversi.

Preoccupante è anche la situazione del Sud Sudan, dove la popolazione fa già ricorso agli aiuti umanitari a causa del conflitto e delle tensioni interne. In questo contesto, il fatto che le locuste stiano devastando colture e pascoli non fa che aggravare la situazione. E la situazione non accenna a migliorare: gli esperti affermano che il numero di parassiti potrebbe crescere enormemente prima di giugno, quando inizia il clima secco che aiuta a frenarne la diffusione.

Altra situazione critica è quella che riguarda l’Uganda. Gli abitanti del distretto settentrionale di Kitgum stanno mangiando le locuste del deserto che hanno divorato le loro coltivazioni, secondo quanto riportano i media locali. I miseri raccolti nell’area, dovuti proprio all’invasione, hanno costretto gli abitanti della zona a far diventare gli insetti delle fonti alternative di cibo.

La situazione non accenna minimamente a risolversi e, oltre a una seconda ondata di invasione prevista, gli insetti si stanno spostando a gran velocità verso l’Asia. Negli ultimissimi giorni questi temibili insetti hanno avvolto anche i campi della penisola arabica, soprattutto quelli di Yemen, Arabia Saudita, Bahrain fino a Pakistan, India e a ridosso della Cina. Le immagini che arrivano dall’Arabia e dal Barhain sono spaventose: nuvole di cavallette senza fine riescono quasi a oscurare i cieli e ad abbassare la visibilità. Gli sciami si muovono a gran velocità, tanto che riescono a percorrere fino a 150 km al giorno e nel frattempo riescono a mangiare tutti i raccolti e le piantagioni che trovano sulla loro strada.

La loro proliferazione esagerata potrebbe essere legata alla crisi ambientale e al cambiamento climatico: in particolare le inondazioni della scorsa estate potrebbero aver creato le condizioni ideali per la loro rapida diffusione. Ci prepariamo ad affrontare la più grande crisi umanitaria degli ultimi cento anni.

Il passaggio delle locuste, soprattutto in Africa, avrà infatti conseguenze drammatiche: le cavallette sono in grado di consumare il cibo che solitamente viene consumato da novanta milioni di persone in un solo giorno. Secondo gli esperti almeno altre dieci milioni di persone, oltre quelle già con problemi di approvvigionamento, rischiano di morire di fare.

Così l’Unione Europea ha stanziato dieci milioni di euro per la Somalia, Paese più fragile dell’area, con l’unico obiettivo di arrestare il prima possibile l’invasione ed arginare la devastante crisi ambientale e umanitaria.

Martina Guadalti



Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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