Antonella Frontani racconta L'equilibrio delle illusioni

L’equilibrio delle illusioni, un libro che racconta la gestione del potere nelle relazioni umane, è il secondo romanzo di Antonella Frontani, giornalista, conduttrice televisiva, e dal 2015, scrittrice con la pubblicazionedi Tutto l’amore smarrito.

L’intervista con Antonella diventa un confronto sulle mille profondità dell’animo umano: lei è così, vulcanica, energica, avvolgente, sorprendente nelle osservazioni, attenta alle sfumature.

L’equilibrio delle illusioni è intriso di sentimento: Agnese, rigida manager d’azienda, e Adriano, architetto un po’ farfallone, si ritrovano in Sicilia per seguire i lavori di ristrutturazione di un collegio femminile per conto della Fondazione dell’azienda per cui lavora Agnese. Qui incontreranno Suor Letizia e si scontreranno con alcuni nodi dolorosi delle loro vite.

Antonella, come ci si sente a scrivere il secondo libro?

«Io credo che il primo lo si scriva con una inconsapevolezza quasi totale: non sai che cosa capiterà, ma non devi misurarti con nulla. Al secondo hai più paura: sai che sarà pubblicato e ti spaventi, ma hai anche più dimestichezza. Per me la scrittura è sempre stato un elemento naturale, che ha fatto parte della mia vita costantemente: per questo posso dire di non essere arrivata a scrivere un libro per caso, però ci ho messo tanto prima di convincermi. Probabilmente il momento in cui mi sono decisa è stato concomitante con l’affiorare di qualche malessere, come succede ai miei personaggi, che aveva bisogno di trovare un’uscita. Non ci credevo, quando mi dicevano che la scrittura ha un potere terapeutico, ma è davvero così. Ti racconto come ho deciso: io sono una giornalista e anni fa, per il Giorno della Memoria, dovevo intervistare un anziano signore reduce di Mathausen. Mi ritrovo un uomo arrabbiato, che aveva fatto molte cose nella sua vita, oltre a scrivere libri, ma che veniva intervistato solo in queste occasioni. Diventiamo amici, e ad un certo punto lui mi propone di scrivere un libro a quattro mani: gli dico sì di getto, poi ci penso. Non so scrivere a quattro mani. Lui mi dice: capisco, però scrivi questo libro e smettila di fare la guardona. In effetti, chi legge tanto fa una cosa bellissima, ma non si misura mai.»

Direi che ti sei misurata alla grande. Quali sono i temi che affronti in Tutto l’amore smarrito e L’equilibrio delle illusioni?

«Il primo libro l’ho scritto sul senso di colpa: che riguarda tante persone, soprattutto le donne, che lo producono come gli uomini producono colesterolo. Non ho scritto di me, altrimenti avrei scritto un diario, non è stata una passeggiata e neppure un’improvvisazione. L’ho strutturato piano piano: senza l’ansia di pubblicazione. Ma ho immaginato un lettore ideale, che avesse voglia di fare un viaggio lunghissimo, la meta più lontana, che è se stessi. Il secondo libro, L’equilibrio delle illusioni, nasce attorno alla gestione del potere. Per raccontare il potere potevo parlare di un grande condottiero (Margherita Yourcenar per fare la stessa cosa ha raccontato la vita di Adriano, ad esempio), magari illuminato; invece ho voluto raccontare le diverse manifestazioni del potere nelle relazioni tra persone, per far capire che cos’è il vero potere per me. I miei personaggi, Agnese e Adriano, sono due personaggi che esercitano un potere: aggressivo la prima (una donna dura, non empatica,  sembra un maschio nella sua versione più caricaturale), seduttivo (e non seducente) il secondo. Però i due personaggi non sono risolti: è un potere fallace. Lei ha una corazza per proteggersi da un dolore, lui è solo, infelice, consuma rapporti. Al di sopra di loro si colloca Suor Letizia, un personaggio estremamente autorevole. Non a caso si dice che il vero potere è di chi sa che potrebbe distruggere una persona con una parola, ma non la pronuncia. Lei non urla, non si impone, è però manipolatrice. Pacata, com’è il vero potere che non ha bisogno di urlare. Forte, non deve dimostrare nulla, perché ha risolto la sua stessa contraddizione: è una donna che voleva il potere e l’ha raggiunto. Devo dire che nel libro, da atea, ho risolto le contraddizioni della sua vita tra religione e filosofia, ma Suor Letizia si è illuminata nel suo percorso ed illumina quello dei protagonisti. Una delle scene clou del libro è la partita a scacchi: Suor Letizia insegna ad Adriano l’arrocco, ovvero la messa all’angolo. Quello che è successo a lei. Una stratega vera.»

Antonella, colpisce molto come costruisci e come racconti i profili dei personaggi: come se fossero tuoi amici…

«Tu gli hai dato vita e loro girano per il mondo. Non ci credevo quando altri scrittori mi raccontavano questa sensazione, ma per me questi personaggi sono reali e mi sono rimasti addosso e c’è anche un modo per ritrovarli con i lettori. Quando ho scritto il primo libro, mi fermavano in ascensore per chiedermi di Pietro, il protagonista, come se fosse reale.»

Perché hai scelto la Sicilia?

«Il luogo della narrazione è molto importante. Ognuno di noi ha un diverso modo di rapportarsi ai luoghi: non ci sono luoghi belli o brutti, ma dipende da come li vogliamo vivere. La partenza del libro è Torino, la mia città, ma ho portato i protagonisti in un posto che per me ha un effetto rarefazione. La Sicilia è ricca di contraddizioni, ma è come se tutto rallentasse, non in senso negativo: è un luogo antico e colto, dove il tempo prende un altro corso, dove la mentalità è diversa, dove tutto è un elogio della diradazione. Io avevo bisogno di un posto scioccante per Agnese e delizioso per Adriano, capace di creare una bolla: e l’ho trovato in Sicilia. Il collegio di Maria esiste davvero, collocato in un territorio di grande seduzione, narrato già nei libri di Vitaliano Brancati, profondi e rarefatti. Anche la statua del satiro danzante esiste, in un museo a Mazara del Vallo: una sola stanza buia (con una temperatura altissima e una vista meravigliosa) una luce che illumina la statua mutilata, per descrivere i dettagli. Ipnotizzante. Qui ho voluto ambientare uno dei momenti più importanti di tutto il libro.»

Agnese è descritta come una donna manager che scimmiotta un pò gli uomini. La leadership femminile può essere diversa. Vedi un cambiamento in questo?

«Guarda, io assolvo le donne perché non è facile. Nell’occidente ci stiamo abituando ad avere più possibilità, ma c’è ancora molto da fare. Sicuramente una leadership femminile è possibile: noi siamo più strateghe mentre gli uomini sono più combattenti. Anche la nostra capacità di accoglienza è strategica. La capacità diplomatica e l’empatia ti danno la possibilità di vedere i problemi.»

Perché L’equilibrio delle illusioni?

«L’equilibrio è quello che i personaggi pensavano di aver raggiunto, ma in realtà non è così. Ecco da dove nasce l’illusione. Questa convinzione di raggiungere equilibri non veri la vedo spesso: il mio lavoro di giornalista mi aiuta a intuire molte cose delle persone che ho davanti, traspare molto dalla gestualità e dalla scelta delle parole. A volte parlo con le persone e capisco che c’è qualcosa di sedimentato. Per vivere il futuro devi rassodare il passato e perdonare te stesso, con indulgenza.»

Serena Fasano