La scorsa settimana, in occasione della Notte Bianca, il maestro Roberto Vecchioni ha fatto tappa a Cava de’ Tirreni, dove ha partecipato all’incontro “Vecchioni incontra i Giovani“, organizzato in collaborazione con il Forum dei Giovani.

Il maestro Vecchioni ha fatto il suo ingresso in sala tra gli applausi e la commozione di una sala scalpitante. Passando tra la gente, ha salutato e si è diretto al centro del palco, dove lo attendeva il giornalista e moderatore dell’evento Antonio Di Giovanni.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli, che lo ha definito “uno dei punti di riferimento per la sua generazione“, ma con la capacità di parlare anche a quelle successive, e del presidente del Forum dei Giovani Benito Ventre, Di Giovanni ha preso la parola: leggendo alcune quartine incrociate delle più celebri canzoni scritte da Vecchioni (tra le quali, ricordiamo, Sogna Ragazzo Sogna, Voglio una Donna, Chiamami Ancora Amore, Luci a San Siro e Samarcanda) è emersa la storia della sua carriera tra i banchi di scuola, poi dietro le cattedre dell’università, infine il sodalizio con le parole in musica ed in letteratura.
Vecchioni ha dimostrato di avere, fin dall’inizio, un animo scherzoso, unendo la forza dell’ironia alla formazione classica ed umanistica, che difende a spada tratta. Ha preso parola per rimarcare fieramente le sue origini partenopee, per poi raccontare alcuni episodi dell’infanzia.
«Sono qua non per cantare o dire sciocchezze. Sono qua per qualcosa di serio. Sono qua perché voi ragazzi e noi tutti meritiamo qualcosa di più: meritiamo di essere felici. […] La felicità è un fatto di volontà, di costanza, di forza, di testa dura, di voglia, di desiderio, di sentire se stessi profondamente, di conoscersi. C’è una meravigliosa frase di Platone che, tradotta in italiano, vuol dire “Nessuno è felice se non è padrone di se stesso“.
Se tu non sei padrone di te stesso non sarai né libero né felice. Come si fa a essere padroni di se stessi? Bisogna fare una cernita delle cose, non possiamo preoccuparci delle cose che vanno e vengono, che transitano nella nostra vita, nella nostra memoria, nel nostro pensiero; ci affaticano ma transitano, se ne vanno. Domani non ci saranno, dopodomani ancora non ci saranno, ieri sono sparite e non ci sono oggi. Quelle cose che sembrano importanti, grandiose, si distruggono poco alla volta… C’è chi le risolve facilmente, chi le risolve con una grande difficoltà; ma per tutte le cose, sia quelle facili che quelle difficili da risolvere, il tema fondamentale è un altro: è che noi siamo sopra queste cose e dobbiamo avere l’animosità, la capacità di concederci il diritto e anche l’orgoglio di essere uomini, creature umane che sono sopra ogni cosa, sopra la natura, sopra le costrizioni, gli artifici, sopra le convenzioni, sopra ogni cosa. E hanno come fulcro della loro felicità qualcosa che non può essere battuto da niente: la Cultura».
Ha concluso dicendo che il compito della scuola non è quello di trasmettere le “cose”, bensì lo spirito delle cose. Ha invogliato i giovani a discostarsi dalle parole di Trump, dalle apparenze, delle sciocchezze, a tifare per la squadra della cultura e a rispondere alle difficoltà del presente grazie ad essa. Un consiglio suggerito con il cuore da chi ha vissuto “varianti e variazioni” di tre quarti di secolo. Forse sarà per questo che la prof Emiliana Senatore, docente presso la scuola “Balzico” di Cava de’ Tirreni, ha voluto dar vita ad un laboratorio dal titolo “Sogna ragazzo sogna”.
Subito dopo la presentazione (video), i ragazzi si sono susseguiti con una serie di domande, che hanno abbracciato gli ambiti più disparati: dal punto di vista sui licei musicali allo scenario politico attuale, per poi passare all’importanza delle parole e della cultura umanistica e al rapporto con le nuove tecnologie.
Il lavoro è un tema ricorrente all’interno di tutte le sue canzoni, o quasi tutte. Cosa ha lei da dire ai giovani che trovano difficoltà a trovare un posto di lavoro dopo l’università?
Vecchioni: «Questa è una bellissima domanda e la fai ad uno che immagina, pensa, sogna, ma che ha pochissimi rapporti con la realtà. Io non so avvitare nemmeno una lampadina. Sono incapace di (fare) qualsiasi cosa razionale. Mi hanno chiesto mille volte di entrare in politica, ho detto sempre “no”, per tanti motivi. Sarà anche una cosa bella se la fai con grande passione, ma chi lo fa con grande passione si conta sulle dita di una mano. Come potrete trovare lavoro, come potrete vivere? Non lo so. So che potete rimediare al fatto di non trovarlo. Dipende sicuramente da uno stato, che sia uno stato un po’ più efficiente di come è oggi. 
Sara C. Santoriello
















































