Labradors, la nostalgia come sentimento di uno spazio vissuto
Fonte: 19MediaAgency Music

Motivi graffianti, considerevole potenza espressiva, autoironia e spensieratezza da vendere: sono questi gli ingredienti principali della musica dei Labradors, apprezzatissimo complesso musicale milanese che, a fronte della propria esperienza live, di un ampio repertorio dal quale attingere e di ben tre full lenght all’attivo, arriva alla pubblicazione del quarto album in studio “Retriever” (Without Any Records, You Can’t Records), disponibile a partire dal 12 gennaio nei formati digitale, streaming e vinile.

La copertina di “Retriever”, quarto lavoro in studio dei Labradors

La particolarità del sound del terzetto lombardo è da rintracciare in una ben riuscita commistione tra rock e pop: il marcato retrogusto eighties, con ampi richiami allo stile dei gruppi dell’epoca, è coadiuvato da un approccio ritmico decisamente più aggressivo dal substrato punk che non disdegna ampie concessioni alle melodia più ruffiana; il che rende la quarta fatica discografica dei Labradors, dall’inizio alla fine, catchy, ammiccante, fresca e piacevole all’ascolto.

Al di là delle sinuose e vigorose tinte sonore e del talento dimostrato nel saper fondere vari elementi se pur, in un certo senso, affini tra loro, vale, innegabilmente, la pena evidenziare le tematiche decisamente attuali contenute nella tracklist, affrontate, per giunta, con estrema disinvoltura: le dieci tracce di cui si compone l’ultimo disco firmato Labradors portano alla luce argomenti quali riflessioni sulla vita, con particolar riguardo al periodo adolescenziale, all’essere fedeli alla propria ideologia e, più in generale a sé stessi, in una società contemporanea in cui i modelli dominanti la fanno da padroni.

La band dei Labradors, composta da Pilli Colombo (voce e chitarra), Fabrizio Fusi (basso e voci) e Filippo Riccardi (batteria), si è raccontata ai microfoni di Libero Pensiero presentando il loro più recente album “Retriever” in un viaggio introspettivo.

Ciao ragazzi, è uscito, a distanza di all’incirca tre anni dal precedente, il vostro nuovo album. Il suo concepimento è avvenuto in maniera spontanea oppure si sono verificati degli intoppi?

«Ciao a tutti, vi ringraziamo, innanzitutto, per lo spazio concessoci! Sarebbe forse più corretto dire che questo nostro ultimo disco è stato un intoppo nelle nostre vite! A parte gli scherzi, “Retriever” è nato in un momento in cui non stavamo programmando nulla di nulla con la band: eravamo in un punto morto, contemplavamo la possibilità di mettere, una volta per tutte, la parola fine al progetto. È stato il nostro Fabrizio l’ancora di salvezza che ha spronato noi Labradors a continuare imperterriti lungo la nostra strada. “The carrozzone must go on”: fu così che, senza manco accorgercene, ci siamo ritrovati con un po’ di pezzi nuovi che hanno portato alla stesura di una bozza di quel che sarebbe stato l’album. Pochi minuti dopo eravamo già al telefono con Davide Lasala di EDAC STUDIO per metterlo nero su bianco.»

Il primo stuzzichino del vostro aperitivo sonoro “Retriever” è “Anger Management Plan n. 327”, brano in cui, con una vena ironica, evidenziate come una cattiva gestione delle proprie pulsioni possa portare ad una non auspicata deriva emotiva. Perché proprio questo brano come anticipazione? Ce ne raccontate la genesi?

«Essendo passati tre anni – non son tanti, ma nemmeno pochi – dall’ultimo lavoro che avevamo pubblicato, volevamo che il primo pezzo di questo nuovo corso a vedere la luce fosse bello esplosivo. Al di là del fatto che è la prima delle canzoni scritte di “Retriever”, ci sembrava il brano giusto da fare uscire nell’immediato, per ricreare un po’ di curiosità intorno ai Labradors, collocandoci in un filone di bei pezzi rock che stanno uscendo ultimamente in Italia.»

È solo attraverso l’agrodolce ricordo delle terre dell’adolescenza definitivamente abbandonate, delle promesse di piacere allora sperimentate, che è possibile alimentare le paure tramutandole in speranze. Nel secondo singolo estratto “The Adolescent”, il sentirsi emotivamente legati ad una delicata fase di passaggio da tempo uscita dalla nostra orbita vitale viene visto come un danno o come una risorsa?

«Assolutamente una risorsa! Calvin Johnson dei Beat Happening (gruppo musicale statunitense che noi Labradors stimiamo molto) ha affermato che tutto quello che fa in ambito musicale lo si fa per tener viva la fiammella del teen spirit, affinché non muoia mai. Il significato di “The “Adolescent” è proprio questo: il rifiuto di quel senso del ridicolo che ogni tanto, come un diavoletto dei cartoni animati, appare sulla spalla delle persone facendole sentire troppo vecchie. La nostra risposta a quella vocina immaginaria che sussura insistente all’orecchio è “fottiti”!»

In riferimento all’album nel suo complesso, quali storie avevate in mente di enunciare? Vi ritenete soddisfatti del prodotto finale?

«C’è da dire che, nonostante siamo legatissimi ad ogni nostro disco, siamo anche molto autocritici: raramente siamo soddisfatti al 100%. Con la pubblicazione di “Retriever” si è, però, fin da subito creata una simbiosi e un’unione di obiettivi pressoché totale con Davide e Andrea di EDAC STUDIO: è forse il lavoro di cui noi Labradors siamo maggiormente orgogliosi. Dentro ci sono alcune delle storie più emotional che abbiamo mai raccontato, ma anche momenti di ironia e quel briciolo di citazionismo che non guasta mai!»

Vincenzo Nicoletti

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