Lo Stato sionista riaccende l'Olocausto palestinese e il mondo tace
Paolo Pellegrin, Piombo Fuso (collettivoclan.it)

Gerusalemme torna a essere l’epicentro della questione israelo-palestinese, portandoci a osservare l’alba di un nuovo conflitto lungo la Striscia di Gaza. A riaccendere la questione, superiore in scala alle intifada del 2008 e nel 2014, i fatti avvenuti nel quartiere di Sheikh Jarrah legati al diritto di ritorno e le proteste alla Spianata delle Moschee, entrambi luoghi di Gerusalemme, città protagonista della contesa storica fra sionisti e palestinesi.

Sheikh Jarrah (che prende il nome da un curatore arabo qui sepolto nel 1200) è un quartiere con una storia intricata che riguarda sia ebrei che arabi. Per gli ebrei, questo è un luogo di culto per la presunta presenza della tomba di Simeone il Giusto. Per consolidare la presenza sionista in questa zona, a discapito della maggioranza araba, alcuni esponenti della comunità acquistarono questi terreni nel 1876, costruendo delle residenze per ospitare degli ebrei.

Alla fine dei conflitti del 1948 la Giordania, che si ritrovò a detenere il controllo di Gerusalemme Est, in accordo con l’ONU, decise di trasferire a Sheikh Jarrah 28 famiglie di palestinesi, sfollati a causa dei conflitti che avevano visto fuggire dall’area chiunque vi abitasse, sia ebrei che arabi. Il governo giordano garantì ai nuovi residenti gli atti fondiari dei terreni abitati dopo una decina di anni di permanenza, ma la riconquista di Gerusalemme Est da parte di Israele, vent’anni dopo, ha visto l’entrata in vigore di una legge che ha vanificato queste possibilità. Secondo Israele, gli ebrei profughi a seguito dei conflitti del ’48 avrebbero diritto di riappropriarsi dei propri terreni indipendentemente da dove essi si trovino e da chi siano occupati. 

Il popolo che più di tutti dovrebbe lanciare messaggi di uguaglianza e pace fra religioni e etnie, testimone di atroci violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo, da più di sessant’anni opera questa violenza disumana nei confronti di quasi 500 persone che, sfollate dalle proprie città e abitazioni, si sono trovate ricollocate lì dalla Giordania e dall’ONU che aveva il ruolo di mediatore d’eccezione. 

Sionista
Razzi su Tel Aviv (specialnews.co.uk)

Nel febbraio 2021 sono arrivati gli avvisi di sfratto a 13 famiglie palestinesi, riaccendendo così le proteste nell’area, invasa dai coloni sionisti e dalle forze di occupazione israeliane che controllano la zona e sorvegliano a vista la popolazione palestinese al suo interno. Le famiglie in questione hanno chiesto l’intervento della Corte Suprema israeliana, che avrebbe dovuto pronunciarsi lunedì 10 maggio, giorno del Jerusalem Day, fantomatica commemorazione della conquista della città da parte dell’entità sionista, rimandando poi la sentenza di un mese.

Confermando gli sfratti, la Corte confermerebbe lo stato in essere del diritto di ritorno e la sua univocità nei confronti degli ebrei, poiché lo stesso diritto non è mai stato garantito alle famiglie palestinesi che hanno dovuto abbandonare, con la forza, le loro abitazioni a Gerusalemme Ovest. Inoltre, il 7 maggio, durante le preghiere dell’ultimo Venerdì del Ramadan, i fedeli hanno deciso di riunirsi anche per manifestare contro gli sfratti di Sheikh Jarrah, presso la moschea di al-Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam. Le forze di oppressione sioniste hanno invaso la moschea durante la preghiera, lanciando granate stordenti e ferendo più di 50 palestinesi, impedendo de facto il diritto di culto.

Alla luce di questi avvenimenti, Hamas ha rilasciato un ultimatum a Israele, richiedendo l’abbandono dell’area da parte delle forze di oppressione e il rilascio dei palestinesi arrestati; richiesta del tutto ignorata da Netanyahu, che ha continuato ad avallare la repressione violenta delle proteste. Hamas ha dunque provveduto al lancio di centinaia di missili sui cieli dello stato illegittimo di Israele, protetto dal sistema antimissilistico più evoluto del mondo, in risposta al silenzio sionista, puntando su Tel Aviv e al Sud dell’area. Israele di conseguenza ha avviato l’operazione “Guardiano delle Mura”, bombardando massicciamente Gaza sia con missili partiti dalle loro basi, sia utilizzando gli F-35, in più di 500 incursioni aeree

A Gaza, a oggi, sono stati distrutti palazzi e uccise più di 30 persone, fra cui almeno una decina di bambini. Il Presidente di Israele si è espresso soltanto per vantare la vastità delle operazioni militari, i successi nell’aver ucciso degli alti rappresentanti di Hamas e per aver distrutto la sede delle principali redazioni palestinesi, innescando un’inevitabile censura dell’informazione dall’interno dello stato oppresso. Le dichiarazioni si sono concentrate anche sullo specificare che ogni mezzo militare è stato messo a disposizione, annunciando che il Gabinetto ha previsto un’operazione senza limiti di tempo e dispiegando già diversi battaglioni lungo la Striscia di Gaza, noncuranti della carneficina che porteranno a compimento se non verrà placata questa escalation assassina motivata da un’irrefrenabile pulizia etnica operata sia sul piano psicologico, sia sul piano fisico, nei confronti delle e dei palestinesi. Hamas, dopo il primo bombardamento, aveva prontamente proposto un cessate il fuoco, richiedendo nuovamente la ritirata delle forze sioniste da Sheikh Jarrah. 

Palestinese
WEST BANK. 2003. Aida Refugee camp. Looking towards Rachels Tomb. (Alessandra Sanguinetti)

L’apartheid palestinese va avanti da più di settant’anni e, giorno dopo giorno, si dimostra per ciò che realmente è: epurazione etnica compiuta da quella popolazione che, per prima, dovrebbe istruire il mondo sui danni e le ripercussioni a cui l’odio etnico e religioso può portare se esacerbato per fini di dominio. L’opinione mondiale tace o si esprime a favore dello stato sionista, fatta eccezione per Tunisia, Norvegia e Cina che hanno richiesto un Consiglio straordinario all’ONU, cercando di portare a un cessate il fuoco da entrambe le parti.

USA e Germania legittimano l’utilizzo della violenza da parte dei sionisti, non tenendo conto delle violazioni dei diritti umani subite nello Sheikh Jarrah e nella Spianata delle Moschee ai danni delle e dei palestinesi, vittimizzando Israele in quanto popolazione colpita da atti terroristici immotivati, nonostante abbia uno degli eserciti più evoluti e armati del mondo. Come in quasi tutti i casi di violenza, l’informazione italiana si concentra sul carnefice, in questo caso vittimizzandolo a causa degli attacchi ricevuti da Hamas, senza citare alcuna repressione sionista ai danni di una popolazione che da troppe decine di anni si vede privata dei diritti fondamentali; l’ultimo fra i tanti, il diritto di vaccinarsi contro Covid-19.

In tutto ciò, la popolazione palestinese si trova privata di una qualsiasi difesa politica e sociale, con Abu Mazen che resta inerme davanti alle attuali questioni, limitandosi a rimandare le elezioni politiche nel Paese a data da destinarsi. Di fatto, la popolazione si trova sotto l’attacco militare degli oppressori sionisti, priva di una leadership politica pronta a intervenire diplomaticamente e alla mercé di Hamas, unica voce che, con mezzi violenti e bellicosi, cerca di opporsi all’Olocausto del nuovo millennio.

Andrea Agrillo

Greenpeace

Traduttore, fotografo, musicista a tempo perso. Studio etno-antropologia per dare un senso ai voli pindarici che compio quando parlo e per tentare di capire come siamo arrivati a odiarci così tanto. Femminista wanna be - ma dicono sulla giusta strada - e fotografo della crisi climatica e delle dinamiche sociali, mi impegno a capire come possiamo cambiare due fra le maggiori piaghe di questa società. A volte cerco risposte nelle cose semplici, come le piante di basilico. Non sono sintetico, ma è sulla lista delle cose da fare.

1 commento

  1. Fanno davvero male le immagini che ci giungono da Gaza. Quello di Israele, è risaputo e innegabile, si configura come un regime autoritario e colonialista, ed è, per tanti aspetti foraggiato e sostenuto dal solito “gigante yankee”. Da molti decenni, infatti, Israele occupa i territori palestinesi e li usa in modo del tutto illecito per creare interi nuclei abitativi per i propri coloni, negando di conseguenza il diritto al proprio habitat a intere comunità arabe distruggendo le loro abitazioni e i mezzi di sostentamento con gravi limitazioni di libertà e di movimento e rendendo impraticabili, con politiche feroci di requisizione delle terre, i diritti più indispensabili.
    Tuttavia, non si coglie una decisa volontà da parte dei dirigenti e burocrati sfaticati e incapaci della comunità internazionale degli Stati, di mettere in campo mezzi e rimedi adeguati per contrastare l’illegale politica israeliana che prosegue inesorabilmente con gli insediamenti continui, conquistando terra su terra. Le tensioni si sono di nuovo acuite da qualche settimana e sono ricominciate a Sheikh Jarrah, un quartiere di Gerusalemme est, dove i coloni israeliani hanno provato a cacciare i palestinesi dalle proprie case, costruite, dettaglio da molti trascurato, dall’Unrwa, una agenzia ONU di soccorso ai profughi palestinesi, proprio per dare loro un tetto da quando nel 1948, anno della proclamazione dello stato d’Israele, sono stati cacciati a loro volta da Gerusalemme e dai villaggi limitrofi, innescando così una nuova intifada che sta sfociando nell’ennesima battaglia ad armi impari. In verità, è un copione che si ripete da parecchi anni, una sorta di lento e forzato esilio in diversi quartieri di Gerusalemme nei confronti della popolazione palestinese, sia mediante l’occupazione prepotente da parte di gruppi ebraici estremisti, sia con stratagemmi burocratici per non rinnovare alcuni documenti. La polizia, ovviamente agli ordini del regime, invece che ripristinare la calma sul territorio, si è sempre posta al fianco dei coloni. Israele persegue la sua condotta prevaricatrice e mostra tutta la prepotenza che ne caratterizza la politica estera, provocando, con la sua arroganza e una smisurata inclinazione al totalitarismo, instabilità in tutti i paesi del medio oriente. Chiunque cerchi di contrastare questa linea politica espansionistica e la conseguente sopraffazione nei confronti degli arabi, rischia di essere infamato di nazismo o peggio di antisemitismo, proprio da chi, il nazismo e l’antisemitismo lo ha subito sulla propria pelle. La decisione, poi, da parte degli USA, anzi di Trump, di dichiarare Gerusalemme capitale assoluta di Israele, ha contribuito a demolire, qualora ci fosse, qualche minima speranza per una via alla pace. Perfino Papa Francesco l’ha bocciata perché ritenuta pericolosa in quanto unilaterale. Dal loro canto, tra l’altro, le grandi testate borghesi fanno da amplificatori alla propaganda sionista, istruite bene dai maestri made in USA. E non è da meno anche il continente europeo, che produce una quantità industriale di saltimbanchi, giullari e giocolieri compresa la nostra Repubblica italiota delle banane che mercanteggia le armi anche con l’esercito di Israele. In Israele operano forze politiche di estrema destra legate a Netanyahu, inutile negarlo, decise a espellere i palestinesi da Gerusalemme, fiancheggiando e sostenendo l’ideologia sionista, nemica sicuramente dei cittadini arabi, ma anche deleteria per quegli ebrei che vogliono vivere in pace per cui sono loro i primi ostaggi di questa primordiale idea colonialista portata avanti con il sostegno dei governi e con metodi assolutistici e malavitosi. Israele si considera il “popolo eletto” e forte di questa investitura cerca una terra su cui vivere e riunire tutti i suoi seguaci. Ma sfugge un ‘piccolo particolare’, in nessun libro è stato mai scritto e nessuno lo ha mai detto che deve farlo cacciando e violando i diritti umani degli altri fratelli palestinesi, che quei territori li abitano da sempre. Ma, aldilà di tutta la “letteratura”, la retorica, le idee e gli schieramenti politici, la verità incontestabile rimane una. Il popolo palestinese, da decenni sopporta la barbarie e combatte per difendersi dalla violenza di uno degli eserciti più potenti, dotato di un robusto arsenale di armi e un solido corredo atomico. E’ una lunga lotta di resistenza ai soprusi, di ribellione al sionismo e all’imperialismo, per la Libertà e l’autodeterminazione. Tutto questo è legittimo e giusto, e nessuna dittatura o media di regime potrà mai scalfire o anche sminuire questa verità. Se in futuro, la “civiltà” yankee non avrà ucciso l’anima e il Sionismo non avrà soggiogato la ragione, un giorno bisognerà riconoscere che la lotta dei palestinesi è la lotta per i diritti di tutta l’umanità.
    Pasquale Aiello

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui